Perchè internet è un teatro e noi siamo attori

“Tutto il mondo è una scena, e gli uomini e le donne sono soltanto attori”

William Shakespeare, Come vi piace

L’avvento di internet rappresenta un interessante caso in cui il soggetto ha completo potere su chi o che cosa essere per gli altri: una sorta di palcoscenico in cui si è tutti attori.

Sembra di sentir parlare Pirandello se si sta ad ascoltare ciò che i sociologi dicono sull’espressione dell’identità online; internet infatti rappresenta, secondo molti studiosi, un enorme palcoscenico in cui ogni utente può interpretare ogni maschera che desideri.
L’idea, che deriva appunto dall’ambiente drammaturgico, ha origine dalle teorie di E. Goffman, che con il suo saggio La vita quotidiana come rappresentazione elabora una concezione totalmente “attoriale” dell’identità personale.

In un contesto non virtuale, la teoria di Goffman prende come esempi paradigmatici un’insieme di esperienze comuni di immediata comprensione: nel libro, il cameriere di un ristorante è considerato interprete di un’idea condivisa di “buon cameriere”. Ogni inserviente crea con i colleghi una vera e propria equipe di figuranti la cui performance è al servizio delle aspettative e del comfort dei commensali. Questa messinscena, che avviene alla ribalta della sala da pranzo, è persino aiutata da costumi (la divisa da cameriere), scenografia (molte delle aspettative dei commensali sono modulate dall’arredamento del locale) e oggetti di scena; tutti elementi votati a far pervenire al pubblico le informazioni necessarie affinché sia chiaro chi sono gli inservienti, il manager, il cuoco e soprattutto qual è l’ambiente che il locale cerca di creare per i clienti. Si sta cercando un’atmosfera d’alta classe, pomposa e raffinata oppure un’atmosfera casalinga, informale e senza fronzoli? Tutto questo deve essere, da un buon direttore di sala, messo in conto e appropriatamente comunicato agli avventori, in modo che essi si possano fare un’idea corretta del tipo di servizio offerto dal locale.

Una tavola calda dall’ambiente rustico e familiare

 

Questo ristorante ha un design decisamente classico

È proprio questo flusso di informazioni che deve essere ben controllato per ottenere una buona performance; purtroppo nella vita reale non sempre si riesce a mantenere una messinscena perfetta. Può capitare di rovesciare i piatti, può sfuggire una parolaccia, si può sporcare il pavimento o può accadere un blackout…insomma, nella vita reale questo flusso informativo è sempre in pericolo e quasi mai l’equipe riesce a nascondere le informazioni non desiderate e mostrare solo quelle consone alla performance.

L’ambiente, però, in cui tutto ciò riesce stupendamente è il mondo virtuale. All’interno della rete ognuno è definito da ciò che intende mostrare di sé stesso; l’identità è completamente malleabile, performata indipendentemente da cosa c’è al di là dello schermo. In un certo senso, mentre il corpo fisico rivela un innegabile bagaglio informativo (età, genere, colore della pelle, abbigliamento…), il corpo discorsivo che il sé virtuale costruisce è completamente sotto il suo controllo. Si tratta di una nuova frontiera della drammaturgia in cui l’attore non ha più bisogno di una maschera o di un costume che nasconda le proprie caratteristiche, perché egli stesso diviene la maschera.

 

 

Immagini                                Fonti
Copertina                                S. Turkle, La vita sullo schermo
Ristorante rustico
Ristorante di classe

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