E se una donna non volesse essere madre? Breve storia dell’aborto

“Non c’è al mondo diritto più certo del diritto di una madre sul proprio figlio”

Marchese de Sade

È passata da poco tempo la seconda domenica di maggio, in cui si celebra la festa della mamma. Si tratta indubbiamente di una ricorrenza significativa, volta a sensibilizzare la società affinché si riconoscano sempre più, tanto a livello giuridico quanto culturale, gli sforzi che una donna compie per accudire e gestire una famiglia.
Tuttavia è sempre giusto che una donna divenga madre? È suo diritto o invece suo dovere concepire un figlio? E, in particolare, può una donna incinta rifiutarsi di dare alla luce il feto che ha in grembo?

La questione etica dell’aborto è oggi motivo di ampi dibattiti, soprattutto in Italia, dove è forte l’influenza della Chiesa cattolica. Ma non si tratta certo di un tema nuovo nella storia; né la visione a riguardo è stata sempre univoca e costante.

L’aborto era una pratica largamente accettata sia nell’antica Grecia che nella Roma precristiana. Il destino di un figlio era considerato giurisdizione del padre (a Roma il “pater familias” deteneva un potere assoluto sulla prole, vista come sua proprietà) o dello stato (a Sparta, secondo la leggenda, i neonati deformi erano abbandonati sul monte Taigeto); in sé e per sé, invece, la vita di un bambino non aveva particolare valore. Non suscitava quindi scandalo l’induzione della morte del feto, compiuta infatti per vari motivi, come, ad esempio, per evitare nascite illegittime o problemi di successione, perché la madre era prostituta o per eventuali difficoltà economiche. L’obiettivo poteva essere raggiunto attraverso un violento impatto fisico, con strumenti appuntiti e soprattutto con misteriose “pozioni”.
Di questi metodi trattano alcuni rudimentali compendi di medicina, scritti da Ippocrate e Galeno, ma non solo. Di “pharmakon”, ad esempio, cioè di veleno/antidoto, parla anche Socrate nel “Teeteto” di Platone: così viene chiamata l’arte della maieutica, quando il filosofo si paragona ad una “levatrice di idee” e si arroga il dovere di sopprimere dalle anime le cattive opinioni, come facevano, appunto, le ostetriche con i figli giudicati deboli o malformati.

Socrate, levatrice di anime

Anche nell’Europa cristiana, medievale e moderna, contrariamente a quanto si possa pensare, la condanna dell’aborto non era totale e assoluta. È da precisare, prima di tutto, che nel Nuovo Testamento non vi è alcun riferimento alla pratica in questione, mentre nel Vecchio essa è trattata – di nuovo – in termini di perdita di proprietà, non di santità della vita.
La posizione “ufficiale”, condivisa da teologi e filosofi morali, era che uccidere un feto fosse peccato, tanto quanto uccidere un essere umano formato. Ciò seguiva da argomentazioni di tipo aristotelico: il nascituro infatti era considerato un uomo in potenza, anche se non ancora in atto.
Tuttavia, non si parlava in realtà di “feto” prima che comparissero movimenti percepibili dalla madre, cioè prima delle venti settimane circa. Fino ad allora, il corpo del bambino era considerato parte della madre stessa e, quindi, la sua rimozione era poco diversa da qualsiasi altra operazione chirurgica.

Miniatura medievale raffigurante la pratica dell’aborto

Le autorità e le leggi erano perciò molto più inclini a perseguire l’infanticidio che l’aborto, anche perché il primo era assai più facilmente individuabile del secondo. Un esempio è dato da un editto del 1556, promulgato da Enrico II re di Francia. In esso si condanna esplicitamente l’occultamento di gravidanza, in quanto fonte di sospetto di un futuro infanticidio, ma non si menziona in alcun modo l’aborto.

Con l’arrivo dei libertini e degli illuministi, poi, nel Settecento, la legittimità di questa dibattuta misura fu sempre più difesa.  Addirittura in “La Philosophie dans le boudoir”, pubblicato dal Marchese de Sade nel 1795, si parla di essa come di un mezzo eugenetico utile, volto al controllo sociale delle nascite.

 

Fonti:                                                 Immagini:

Jstor                                                    Copertina

BBC                                                      Sopra (1)

                                                               Sopra(2)

 

 

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