Rose Parks: quando basta un “no” a cambiare la storia

” Non devi aver paura di ciò che fai, se sai che è la cosa giusta”

Rose Parks

Accanto a Martin Luther King, Rose Parks è considerata uno dei simboli della lotta per l’uguaglianza degli afro-americani statunitensi. Con il reverendo condivise la strada dell’opposizione non violenta alle discriminazioni razziali. Era un freddo pomeriggio di un 1 dicembre 1955 a Montgomery, Alabama, quando alla richiesta del conducente di alzarsi dalla zona di posti misti, replicò con un “Perché dovrei alzarmi?”. Il suo rifiuto fece scoccare la scintilla del famoso boicottaggio dei mezzi pubblici che costrinse la città di Montgomery ad eliminare le discriminazioni razziali in vigore sui mezzi pubblici. Dopo più di sessant’anni, l’esempio di Rose Parks può ancora essere attuale? Se sì, perché?

All’epoca Rose Parks era una sarta di 42 anni originaria di Tuskgee, Alabama. Allevata dalla madre, insegnante, in seguito al divorzio dal padre ancora in tenera età, seguì scuole destinate unicamente ad alunni di colore, dove mancava di tutto, persino i banchi. La piccola Rose crebbe in un ambiente dove le restrizioni dei luoghi accessibili alle persone di colore avevano creato paradossalmente i centri di aggregazione dove i neri poterono cominciare ad organizzarsi per combattere le discriminazioni.

 

Parks lasciò la scuola a sedici anni per prendersi cura della nonna malata e successivamente trovò lavoro come sarta. Si sposò poi con Raymond Parks, avvocato e attivista del NAACP (National Association for the Advancement of Coloured People) e continuò il suo lavoro in una fabbrica tessile. Di ritorno da una giornata di lavoro nel freddo invernale di dicembre, si sedette nel settore misto riservato a persone sia bianche che di colore. Il bus – sotto nella foto – era sovraffollato e molte persone bianche si trovavano in piedi nel corridoio.

Il conducente decise – come gli era garantito dalla legge – di restringere la zona di posti misti riservati a persone bianche e nere a scapito di quattro persone nere sedute nella fila immediatamente successiva ai posti riservati ai bianchi. Tre su quattro si alzarono, Rose rispose seccamente  “Why should I stand up?” (Perché dovrei alzarmi?). L’autista, che aveva anche poteri legali, chiamò la polizia e fece arrestare la sarta, rilasciata su cauzione il giorno stesso. Ma il dado era ormai stato gettato.

Dal giorno del processo, il 5 dicembre, cominciò un lungo boicottaggio da parte della comunità afro-americana, circa 40.000 persone in un città poco più di 100 000 abitanti. ll movimento di ribellione pacifica fu capeggiato dal responsabile della sezione locale AACP, E.D. Nixon cui si aggiunse in seguito anche l’apporto del reverendo Martin Luther King che si era unito alla protesta. Gli afro-americani si organizzarono in maniera alternativa per raggiungere i luoghi di lavoro o studio, mediante convenzioni stipulate con le associazioni di tassiste gestite da persone di colore, condivisioni di auto e ogni mezzo possibile.

Per un anno i mezzi pubblici di Montgomery andarono in crisi per il crollo di incassi, nonostante i reiterati tentativi delle autorità di bloccare la protesta, dalla riesumazione di un’antica legge “contro il boicottaggio” a multe alle associazioni di taxi che aderivano alla protesta. Ma la protesta, oltre a durare con successo, permise a Fred Gray, avvocato di Rose Parks, di fare causa contro la discriminazione razziale in atto sui mezzi pubblici.

 

Basandosi sulla sentenza “Brown vs Board of Education” che aveva stabilito l’inammissibilità della segregazione razziale dei bambini di colore nelle scuole, il legale di Rose Parks fece causa al distretto di Montgomery, vincendo. A nulla servì il ricorso alla Corte Suprema, respinto il 13 novembre 1956. Dissanguata nelle casse e colpita dal provvedimento legislativo, l’amministrazione non ebbe altra scelta che abrogare le norme vigenti.

I ricordi della vita e delle azioni di Rose Parks si trovano troppo spesso limitati a questi episodi, cristallizzati in un solo fotogramma; per quanto fondamentale per la storia americana, ciò che spesso manca è un’attenzione al seguito della sua vicenda umana. Rose fu infatti licenziata pochi mesi dopo e costretta a trasferirsi a Detroit dopo il licenziamento di suo marito, cui era stato proibito di parlare in pubblico delle azioni di sua moglie. Riprese l’attività come segretaria e successivamente lavorò per l’agenzia governativa Planned Parenthood.

Riflettere sul costo umano di un’azione ribelle, di rifiuto della discriminazione, non può né deve essere motivo di scoraggiamento. Deve anzi mettere in luce a quanto chi ha creduto fino in fondo nella non-violenza e nell’uguaglianza abbia dovuto rinunciare: al lavoro, alla casa, alla vita di sempre. Oggi chi sarebbe in grado di fare un sacrificio simile?

 

Fonti:

 

Rai News

La Stampa

Biography.com

 

 

Photo credits:

 

Foto 1: Wikipedia

Foto 2: Wikipedia

Foto 3: Wikipedia

 

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