L’accelerazionsimo: una possibile soluzione alla crisi della sinistra?

“Mai mandare un essere umano a fare il lavoro di una macchina”

Matrix

Lo scorso cinque maggio è stato il bicentenario della nascita di Karl Marx. L’occasione quindi è buona per chiedersi quale sia lo stato attuale della sinistra socialista in Europa. Stando agli “accelerazionisti”, la diagnosi, per non dire forse l’autopsia, appare a dir poco macabra.

Per cominciare dall’Italia, è acclarato che le ultime elezioni amministrative del quattro marzo siano state per l’ala di sinistra una grande sconfitta, e non solo per i partiti numericamente minori (quali PCI o Potere al popolo), ma anche per il PD, che si professa voce di una nuova socialdemocrazia più moderata e moderna. Quest’ultimo è infatti crollato dal 40% di Renzi, alle elezioni europee del 2014, a meno del 20%.
In Germania, l’anno scorso, alle elezioni federali, l’SPD ha avuto il peggior risultato dalla fine della seconda guerra mondiale (20%), seppur all’inizio degli anni Duemila fosse anch’esso intorno al 40%.
Specularmente, il PS francese, dopo essere stato il primo partito nel 2012, ha affrontato una storica discesa rapida verso l’oblio, con il fallimento di Hollande e il misero 7% del 2017.

Karl Marx

La situazione è analoga in tutta l’UE. A questa crisi della sinistra si contrappone invece un significativo risveglio della destra nella sua accezione nazionalista e protezionista.
L’archetipo di questo spirito anti-europeo è sicuramente incarnato dal recente episodio della Brexit, che ha sconvolto la Gran Bretagna in seguito alla campagna di Nigel Farage.
In Italia la Lega di Salvini ha avuto una rimonta assai notevole, in Francia si fa sentire il Front national di Marine le Pen, in Austria il FPO di Heinz-Christian Strache ha ottenuto il clamoroso 26% nel 2016.

Vi è una causa comune che orchestra questo requiem del socialismo europeo?
Si potrebbe notare come quel che è sempre stato il suo tradizionale elettorato, cioè il proletariato operaio, stia subendo una progressiva dissoluzione della sua identità di classe; ciò che di esso rimane, inoltre, pare ormai aver perso ogni fiducia nella politica (la stessa affluenza ai seggi, in realtà, cala ovunque drasticamente).
Il lavoro manuale nell’industria diviene sempre più superfluo, con l’introduzione di tecnologie avanzate e lo spostamento delle fabbriche in paesi dove gli stipendi sono più bassi.

Questa almeno è la tesi di Alex Williams e Nicke Srnicek, autori del libro “Manifesto accelerazionista”, in cui essi accusano la sinistra di non aver saputo rimanere al passo coi tempi e di aver ceduto al capitalismo le redini del progresso tecnico, lasciando che divenisse mezzo di oppressione e sfruttamento.
Mezzo di liberazione potrebbe invece per loro essere lo stesso progresso tecnico, se la sinistra imparasse a cavalcarlo.
La prospettiva dell’accelerazionsimo, che essi propongono come soluzione dell’attuale impasse, è quella di una società totalmente automatizzata, emancipata da quel mondo del lavoro ormai sempre più precarizzato. È la prospettiva, quindi, di una società in cui la produzione dei beni – si potrebbe dire il “negotium” – è affidata alle macchine, mentre all’uomo è lasciato l’ “otium”, cioè l’uso libero dei suddetti beni, redistribuiti equamente e usufruibili da tutti in forza di un reddito base universale.
Secondo Williams e Srnicek, se il socialismo sapesse rinascere dalle sue ceneri e darsi queste nuove direttive ideali, potrebbe uscire dalla crisi e riproporsi come alternativa alla distopia di un capitalismo ormai schizofrenico.

 

Fonti:                                                   Immagini:

Voxeurop                                             Copertina

Il fatto quotidiano                                     Sopra

Esquire

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *