Imparare a vedere: un gesuita alla corte cinese

“Ogni qual volta smettiamo di parlarci

 di noi e del nostro mondo, il mondo

 rimane sempre come dovrebbe essere”

Carlos Castañeda

 

Il prolifico contatto fra la corte cinese e i missionari europei permise un incontro diretto fra culture e tradizioni estremamente diverse. Il monaco gesuita Giuseppe Castiglione, chiamato in Cina per le sue doti pittoriche, fece della sua arte un ponte culturale e linguistico.

Giuseppe Castiglione

Nato in provincia di Milano, Giuseppe Castiglione comincia il noviziato a Genova nel 1707 e da lì si trasferisce prima in Portogallo e poi in Cina, quando si diffonde la notizia che l’imperatore Kangxi non ha bisogno solo di un missionario ma anche di un pittore di corte. La richiesta comporta una difficoltà di base: non solo la dottrina cristiana, ma tutta quanta la cultura occidentale penetra a fatica in un mondo costruito su parametri differenti.

Castiglione vive in Cina più di cinquant’anni, conosciuto e stimato come Láng Shìníng (pace nel mondo) e in mezzo secolo è capace di riscrivere il linguaggio pittorico che si era portato dall’Europa creando una forma ibrida e, proprio per questo, universalmente comprensibile.

 

 

Ibridazione

Castiglione era partito dall’Italia con la formazione di qualsiasi pittore del Settecento: le costruzioni rigorose del Rinascimento, lo sconvolgimento sensazionale del Barocco e del Rococò, il lento ma progressivo ritorno all’ordine. A questa architettura la pittura orientale è prevalentemente estranea, composta per cristallizzazione di un movimento o di un momento, difficilmente riducibile anche alle regole della bidimensionalità. Ma nelle mani di Castiglione la pagina dipinta diventa un espediente per aprire crepe, per creare connessioni. E lo fa con un’operazione definitivamente atea, nonostante il suo ruolo di missionario. Non rinuncia alla prospettiva né all’attenzione al realismo dei dettagli ma li pratica escludendo sistematicamente il chiaroscuro, che era considerato in Cina non solo estraneo, ma anche di cattivo auspicio. Il risultato: dipinti difficilmente collocabili nel tempo e nello spazio, inequivocabili fin dal primo sguardo, ibridi per eccellenza.

 

 

Imparare a vedere, insegnare a guardare

Un contatto così prolifico fra arte occidentale e orientale avverrà forse nuovamente solo all’inizio del Novecento, con il penetrare delle stampe giapponesi nell’Europa dell’Art Nouveau, e comunque mai in un terreno di così prolifico contatto culturale diretto.

L’opera di Castiglione si distacca dai fini estetici e in parte anche da quelli propagandistici. Diventa un mezzo di comunicazione, un’operazione linguistica: rappresentare il mondo significa prima averlo pensato, rappresentarlo come fa il monaco gesuita nato in provincia di Milano a fine Seicento significa non imporre nessun punto di vista e provare a pensarlo in due lingue contemporaneamente.

 

 

Fonti                                                                                                              Photo Credits

M. Musillo, Reconciling two Careers                                                             www.christies.com     

www.artspecialday.com                                                                                www.cultureconcept.com

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