Gli studenti americani si ribellano al machismo delle armi

“Non lamentiamoci della mancanza di giustizia
finchè abbiamo armi e finchè siamo liberi di usarle”
Frank Herbert

Sono sempre di più i millenials che compiono stragi nelle scuole statunitensi. Ma sono sempre di più anche i millenials che si schierano contro le armi e il machismo da cui sono convinti che tragga origine il fenomeno.

È del 19 maggio la notizia di una sparatoria a Santa Fe, in Texas, in cui uno studente di diciassette anni ha ucciso dieci persone durante una cerimonia di diploma. Del 17 invece la notizia di un episodio analogo a Seattle, che ha visto otto morti. Sono, rispettivamente, la ventiduesima e la ventunesima sparatoria in una scuola dall’inizio dell’anno negli USA. Nel Paese dove Trump si presenta alle convention dell’associazione dei produttori di armi (RNA) proponendo di armare gli insegnanti, le sparatorie che hanno per carnefici e vittime dei millenials, nelle scuole o nei campus, sono ormai un numero enorme. E quai una triste consuetudine, a dar credito al numero speciale del New York Times, che citando uno scambio – lucido – tra due ragazzi riferisce, che della loro città, pensano “sia molto fica, peccato che tutti si ammazzano”. E l’amico risponde: “Odio questo fatto, quest’idea della mascolinità. In parte è il modo di essere dell’America. Il nazionalismo dello Zio Sam. Devi semplicemente sparare, fare sesso e…” “..bere birra”.

Queste parole, chiosa, riportando il dialogo, Internazionale, a segnalano il riconoscimento da parte dei giovani di un machismo contro cui però, sono sempre i millenials a star dando inizio a un movimento di protesta e rifiuto, di cui è capofila il Movimento contro le armi, nato dopo che a febbraio, a Parkland in Florida vennero uccisi 17 ragazzi. Millenials come Emma Gonzalez, Cameron Kasky Jaclyn Colin, hanno affrontato personalmente la NRA, organizzato scioperi tra gli studenti con migliaia di adesioni, spinto aziende a non rapportasi coi produttori, facendo inoltre approvare in Florida una legge che alza a 21 anni, da 18, l’età in cui si può possedere un’arma. E infine contribuito a organizzare una manifestazioni, come la March of our lives, che in molte città ha portato in piazza contro le armi centinaia di migliaia di persone lo scorso marzo.

Sono loro i protagonisti di un nuovo attivismo che sempre più contesta alcuni dei valori che i loro genitori consideravano fondamentali, come la virilità e il potere egemonico e le armi che ne sono espressione, ma non solo. L’elezione di Donald Trump, che per molti di loro è emanazione diretta di valori di questo tipo, anziché deprimerli sta alimentando la loro lotta, moltiplicando le manifestazioni di dissenso quanto più le politiche trumpiane si esprimono a favore di questo tipo di machismo.

La bellicosità incarnata da giovani che si presentano a scuola con un fucile, simboli nazisti e la scritta “nato per uccidere”, sulla maglietta, come a Santa Fe, trova terreno fertile anche in un sistema scolastico come quello americano in costante crisi di fondi, ulteriormente tagliati dalla segretaria all’istruzione federale, Betsy DeVos, che in diverse occasioni si è dichiarata a favore della scuola religiosa e di scuole viste come industrie in concorrenza. Idee apertamente contestate dagli studenti che stanno dando vita a una ribellione di massa.
La situazione economica sta, scavando un solco tra la generazione dei millenials e dei post millenials che non si riconoscono più nella violenza che riengono essere alla fonte dell’agire di coetanei che si credono dentro a un videogioco sparatutto. E sempre di più, questi nuovi millenials, tornano a sentire l’importanza di mobilitarsi pubblicamente per dire no. E creare un cambiamento.

Fonti:                 Immagini:
Santa Fe            Copertina
Seattle               Foto 1
Internazionale   Foto 2

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