Una generazione abbandonata: la vita dei trentenni in Italia

Credo in me stesso anche se a trenta anni non si è avverato neanche uno dei miei sogni” 

Fabrizio Moro

Affrontare il problema crescente dei NEET é sicuramente una priorità per l’Italia, ma quali sono le sorti dei trentenni e quarantenni nel Paese?

Mentre le difficoltà dei giovani inattivi tra i 15 e i 29 anni sono state a lungo oggetto di studio e dibattito, sembra che i trentenni e i quarantenni italiani non compaiano spesso nei radar di sociologi, politici e ricercatori. Le poche, non molto efficaci soluzioni al problema della disoccupazione giovanile sembrano infatti escludere totalmente questa fascia della popolazione. Garanzia Giovani e gli incentivi che defiscalizzano l’assunzione di giovani nelle imprese ad esempio non solo hanno effetti a brevissimo termine, perché vincolati a un periodo di pochi mesi, ma limitano la propria azione esclusivamente agli under 30.

Inoltre, se da un lato si può ipotizzare una riqualificazione e una formazione dei giovani adulti non ancora trentenni, si può realizzare una riconversione di decine di migliaia di professionisti spesso già abilitati e con un’esperienza consolidata? Avvocati, supplenti, educatori, insegnanti, ingegneri, ricercatori, medici specializzati e borsisti: in Italia si aggira un esercito di giovani professionisti precari che spesso faticano a realizzarsi e sopravvivere all’interno e all’esterno del proprio settore.

La crisi economica del 2008 non ha investito nessun’altra generazione con tale violenza. Il sociologo Marco Morcellini lo conferma in un’intervista ad Alley Oop- Il Sole 24 ore “La generazione piu compromessa non è l’ultima generazione di laureati, per la quale un po’ di speranza comparativa con le generazione precedenti c’è. La generazione sotto scacco è quella dei 30-40enniSu questi ci vogliono cure specifiche da parte della politica”.

I dati Istat del 2017 mostrano un quadro desolante: nell’arco di un solo anno si é assistito alla perdita di circa 234.000 occupati tra i 25 e i 49 anni, di cui 204.000 over 35. Su base percentuale, il dato più preoccupante riguardo al calo di occupati tra dicembre 2016 e dicembre 2017 é stato registrato proprio nella fascia di età tra i 35 e i 49 anni, in cui raggiungeva il 2,1%.

La mancanza di stabilità lavorativa si riflette inevitabilmente anche sul potere economico e sulla libertà di scelta dei trentenni italiani, che secondo i dati Eurostat del 2017 stanno progressivamente abbattendo la divisione concettuale tra tempo libero e lavorativo. Non solo flessibilità negli orari, ma anche nei giorni: il 40,5% dei giovani occupati tra i 15 e i 34 anni lavora regolarmente nei weekend, una percentuale seconda in Europa solo al 47,5% della Grecia.

La situazione economica traballante ha portato ad un prolungamento anormale dell’adolescenza: i dati Eurostat di dicembre 2017 riportano che l’età media in cui i giovani italiani riescono a rendersi indipendenti dalla famiglia di origine é di 29,9 anni. Un dato più alto é stato registrato solo tra i giovani di Malta, Slovacchia e Croazia, che vanno a vivere da soli in media a 31,9 anni.

“Quando ero ragazzino i trentenni li vedevo adulti: avevano un loro preciso posto nel mondo” racconta il fumettista romano Zerocalcare in un’intervista a La Stampa “Rispetto a loro, per me e tanti miei coetanei la vita non è molto cambiata dalla fine della scuola. Siamo ancora in bilico fra un lavoretto e l’altro. Alcuni costretti a vivere con i genitori, altri a reinventarsi continuamente.”

Vignetta di Zerocalcare

Nato nel 1983, Michele Rech, in arte Zerocalcare, é il perfetto narratore di questa generazione, di cui ha vissuto per anni, prima del successo internazionale, i drammi, l’amarezza, lo smarrimento e la disillusione. In particolare in uno dei suoi libri più recenti, “Macerie prime”, l’artista romano dipinge tutto il malessere, la frustrazione e la rabbia di una generazione che si sente tradita e abbandonata.

Una generazione che ha ormai imparato a convivere con le aspettative disattese e che si sente condannata a non crescere mai: tra lavori precari, maternità continuamente rimandate e una mancanza costante di stabilità, i personaggi di Zerocalcare, liberamente ispirati agli amici coetanei, si aggirano in un mondo fatto di macerie e sogni infranti.

Ma come é stato possibile arrivare a questo punto? Per Marco Morcellini la responsabilità é delle scelte politiche poco lungimiranti delle generazioni precedenti. Autorizzare la progressiva rimozione delle tutele dei lavoratori e incentivarne la flessibilizzazione non solo non ha portato al risanamento economico previsto, ma ha anche generalizzato il precariato in questa fascia della popolazione, risparmiandone comparativamente le altre.

Ma forse l’errore più grave, spiega nell’intervista a Alley Oop- Il Sole 24 ore, é stato quello di credere che “ritoccare il tempo di ingresso nella vita adulta attraverso la precarietà fosse ininfluente sulla qualità della vita e delle relazioni sociali dei giovani.” 

Una scelta di cui si iniziano a intravedere le conseguenze nel profondo disagio sociale  e psicologico dei trentenni italiani in piena crisi di identità e che avrà effetti altrettanto devastanti in termini di costi economici sui sistemi sanitario e pensionistico nazionali.

 

Credits immagini: .        Fonti:

Copertina .                      Stato 30enni italiani

Immagine 1 .                   Vivere da soli

Immagine 2 .                   Zerocalcare, Macerie prime e Garanzia Giovani

Immagine 3.                   NEET e lavoro nei weekend

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