Le polemiche sulla proposta di assistenza sessuale ai disabili in Italia

“Ogni atto sessuale ha bisogno della presenza dell’altro che sappia accompagnarci nella perdita di noi e nella risalita dalle profondità di noi stessi”, 

Umberto Galimberti.

 

L’assistenza sessuale ai disabili è stata una delle numerose tematiche portate sotto i riflettori dalla passata campagna elettorale, anche se per un breve lasso di tempo.Inclusa nei programmi di politici anche di diversi schieramenti, la proposta in realtà torna ciclicamente ad essere argomento di dibattito da quattro anni, trascinando con sé una scia di domande senza risposta, controversie e poche azioni concrete.

Nel 2014 infatti é stato depositato in Parlamento il disegno di legge 1442, che mira a introdurre anche in Italia la figura dell’assistente sessuale. Pur non definendo nel dettaglio i contenuti dell’assistenza, che verrebbero invece stabiliti dal Ministero della Sanità e dalle Regioni, si tratterebbe della prima, importante forma di riconoscimento della natura terapeutica del servizio. Attualmente infatti per la legge italiana questa figura professionale é inesistente e si sovrappone a quella dell’escort, alimentando un equivoco diffuso tra la popolazione. Ciò non comporta soltanto una mancanza di tutele nei confronti del disabile e del professionista, ma anche rischi per le altre figure coinvolte. I docenti e gli psicoterapeuti di un corso per assistenti sessuali possono ad esempio essere arrestati per favoreggiamento della prostituzione, perché soggetti alle stesse leggi che regolamentano il sex work in Italia. Il ddl tuttavia, nel corso degli ultimi quattro anni, non é mai stato discusso, lasciando la questione in sospeso.

Il regista Francesco Cannavà, che ha dedicato al tema il documentario “Because of my body” spiega cosa c’é dietro questa richiesta solo apparentemente poco significativa: quando una persona disabile raggiunge la maturità sessuale e sentimentale si scontra spesso con l’impossibilità di esprimerla a pieno
Risulta infatti molto difficile, racconta il regista al Post, che una persona diversamente abile riesca a stabilire una relazione e spesso non solo per motivi logistici, come il protagonista paralizzato di “The sessions”: “La disabilità, specie quando è fisica e motoria, è considerata in Italia ancora come una deformità o una mostruosità” sostiene.
Un dramma, prosegue il regista, che coinvolge famiglie di tutta la penisola, il più delle volte costrette a ricorrere alla prostituzione illegale per aiutare il parente disabile, che nonostante tutto viene spesso rifiutato. 

Maximiliano Ulivieri, presidente di LoveGiver, il Comitato per l’Assistenza Sessuale in Italia, nell’estate del 2017 ha deciso di reagire al silenzio del Parlamento con un atto di disobbedienza civile: nonostante i rischi ha organizzato a Bologna un corso di formazione per assistenti sessuali e dato vita alla campagna social #IoStoConMax. Il profilo stesso dei professionisti selezionati evidenzia le differenze tra l’attività dell’escort e dell’assistente sessuale: i partecipanti erano per lo più educatori e operatori socio-sanitari, tra i 25 e i 45 anni, con esperienza nel campo dell’assistenza ai disabili.

Il servizio fornito rimane comunque difficile da delineare nettamente: secondo gli operatori si tratta infatti di un percorso che accompagna il diversamente abile nella scoperta e nell’accettazione della propria sessualità come strumento per imparare a conoscere meglio il proprio corpo e la propria affettività. Le sessioni di assistenza sessuale non comprendono dunque solo piacere fisico, ma anche un percorso di auto-consapevolezza.

In un’intervista del 2013, anche un’operatrice sessuale, che svolge la sua attività in Svizzera, dove la professione è legale e riconosciuta, ha sottolineato l’inconsistenza della sovrapposizione: a differenza della prostituzione, l’assistenza sessuale non cerca la “fidelizzazione del cliente” ma vuole educarlo all’indipendenza e alla costruzione di rapporti esterni.
Un altro aspetto molto interessante tra quelli evidenziati dall’operatrice riguarda il pagamento della prestazione: secondo la donna questo dovrebbe essere a carico degli utenti e non dello Stato per non incentivarne un uso continuo e incoraggiare il disabile a creare relazioni affettive spontanee.
Nonostante l’assistenza sessuale sia infatti ampiamente diffusa e legalizzata in Europa, non sempre il servizio viene erogato gratuitamente dallo Stato, come propone il ddl italiano.
È inoltre legittimo chiedersi se sia corretto far coincidere anche parzialmente il diritto alla sessualità, che per la Costituzione italiana é parte fondamentale dell’espressione dell’individuo, con tale pratica.
Secondo alcuni si tratta infatti di una forzatura, dato che i disabili possono già godere di tale diritto in quanto individui.
Molto interessante notare come questa obiezione  provenga anche da diverse persone disabili, che vedono nella pratica una forma di ulteriore “ghettizzazione”.
Indirizzare il servizio esclusivamente alle persone con handicap, a loro parere, potrebbe rendere ancora più insormontabili le barriere tra persone abili e disabili. La diversità di queste ultime, sostengono, sarebbe infatti già percepita in ogni ambito solo ed esclusivamente come una fragilità o un ostacolo che impedisce irrimediabilmente di avere una vita “normale”
Fonti:                                        Credits immagini:
 Assistenza,
Corso assistenti                                                
 M.R. Malapena                       Copertina
Proposta di legge                   Immagine 1
Progetto Lovegiver,                Immagine 2
prostituzione
Disabili contrari,
#IoStoConMax
Sex work
Francesco Cannavà
The sessions

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