È possibile trapiantare i ricordi da un essere all’altro?

“Importante è ricordare, ma più importante è dimenticare”

Rainer Maria Rilke

La risposta certa non la conosciamo ancora, ma alcuni scienziati sostengono di averlo fatto. Con le lumache. 

Permettere ad un essere di avere memoria di un evento mai vissuto o un’informazione mai appresa: questo significa “trapiantare i ricordi”. Questa descrizione suona così terribilmente inquietante e distopica da sembrare, in realtà, la descrizione della trama di un episodio di Black Mirror, ma, se si considerano attendibili le affermazioni e validi gli esperimenti di un gruppo di scienziati ricercatori presso Università della California-Los Angeles (UCLA), il trapianto di ricordi potrebbe già essere una realtà.

Non sugli umani, fortunatamente. Il team di studiosi, coordinato da David Glanzman, celebre neurobiologo americano con una pluridecennale esperienza nello studio delle lumache di mare, ha condotto i propri esperimenti su delle lumache, le Aplysia californica, dei molluschi che possiedono un sistema nervoso elementare, di facile studio ed infinitamente più semplice di quello umano. Lo studio è stato per la prima volta riportato sul ENeuro, testata online di carattere scientifico.

Le basi da cui Glazman è partito erano rappresentate da conoscenze ormai ben consolidate: le lumache di mare, se stimolate con una lieve scossa elettrica, hanno reazioni diverse: se è la prima volta ritraggono i sifoni (strutture anatomiche tipiche dei molluschi utilizzate per espellere le scorie e per il movimento) solo per qualche secondo, mentre durante le scosse successive alla prima li mantengono contratti più a lungo, memori dell’esperienza e del fastidio provato in passato.

Gli scienziati hanno individuato nell’RNA delle lumache un possibile elemento che potrebbe contribuire a mantenere dei ricordi: pur eliminando dai molluschi i centri nervosi deputati alla gestione della memoria, qualche ricordo delle esperienze passate rimaneva comunque nelle lumache, e si è ipotizzato che l’Acido Ribonucleico (l’RNA, appunto), un messaggero per il trasferimento di materiale genetico tra le cellule, presente nel citoplasma e nel nucleo, potesse avere una qualche funzione complementare in questo senso.

L’esperimento si è svolto nella maniera seguente: Glazman e i suoi hanno rimosso l’RNA dal cervello di alcune lumache che avevano già ricevuto uno shock elettrico e lo hanno impiantato nelle cellule di altri molluschi “vergini”, che non erano mai stati stimolati. Osservando le reazioni di queste lumache, si è notato come esse reagissero ritraendo spontaneamente i propri sifoni a lungo, per un periodo prolungato, esattamente come se fossero sottoposti ad una seconda stimolazione, come se avessero ricordi di una simile scarica elettrica passata. Analogamente a quanto ci si aspettava, invece, le lumache in cui era stato impiantato RNA “neutro” (proveniente da animali cui non era stata erogata nessuna carica) hanno reagito ritraendo immediatamente i sifoni, senza mostrare alcuna reazione inusuale o inaspettata.

Questo esperimento mostra una conferma delle teorie di Glanzman e aggiunge un tassello utile alla comprensione del ruolo dell’RNA nei processi di formazione e mantenimento dei ricordi. Nonostante questo le teorie sono state accolte dal mondo scientifico con grande scetticismo. Gli elementi, infatti, che vengono ritenuti più importanti e determinanti per la conservazione della memoria negli esseri viventi sono le sinapsi, (i punti di contatto e comunicazione tra i neuroni), che, costruiti e rinforzati, aiutano l’individuo nella conservazione dei ricordi e il dubbio che l’RNA possa svolgere un ruolo di così primaria importanza sotto questo punto di vista lascia molti studiosi un po’ scettici.

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