Il Pavia Pride racconta le storie e gli amori dei Millenials

 “Così oggi marcerò per quella parte di me che aveva troppa paura per marciare
e per quelli che non possono farlo, per le persone che vivono come ho vissuto io.
Oggi marcerò per ricordare che non sono un io e basta, ma che sono anche un “noi”.
E noi marciamo con orgoglio!”
Sense8

Giugno è ormai anche in Italia il “mese del Pride”, in cui sempre più persone scelgono di scendere in piazza per i diritti e contro le discriminazioni della comunità LGBT+. Una mobilitazione che avviene sempre più spesso anche fuori dalle metropoli. Come a Pavia, dove quest’anno il Pride ha scelto uno slogan che parla di, per e da parte dei Millennials.

 

Sono ormai diversi decenni che, anche in Italia, si tengono – ogni anno sempre più numerosi – i Pride, momenti di festa e di rivendicazione nel corso dei quali la comunità LGBT, in tutte le sue molteplici declinazioni, scende in piazza, accanto a tutti coloro che avvertono come importante l’acquisizione di diritti e la fine delle discriminazioni in base a orientamento sessuale e identità di genere. Un evento che si ripete dal 1969, quando la rivolta allo Stonewall Inn di New York, contro una retata della polizia, segnò la nascita di quello che oggi si chiama movimento LGBT. La protesta ebbe luogo a partire dal 28 giugno, e per questo motivo, gli eventi per ricordarla si verificano in questo mese. Negli anni però, anche in Italia questi eventi si sono moltiplicati, andando a costituire quella che è stata denominata Onda Pride, una rete di marce che oggi si sviluppa tra maggio ed agosto, e tocca oltre due decine di città italiane, sempre più spesso piccoli centri, senza che chi vuole vivere liberamente la propria identità e le proprie relazioni sia costretto necessariamente a spostarsi nelle metropoli.

Così accade, ad esempio, a Pavia, dove lo scorso 9 giugno si è svolto il Pavia Pride, che ha scelto uno slogan significativo: Millenials, generazioni d’amore.
Elzevirus ha incontrato Niccolò Angelini, ex  presidente di Arcigay Pavia, per indagare il rapporto tra questa storica – benchè da qualcuno contestata – manifestazione, e la generazione dei Millennials, in una città che conta poco più di settantamila abitanti e una sede universitaria

Quest’anno il Pavia Pride si chiama “Millennials, generazioni d’amore” Cosa significa e come mai scegliere di fare un pride di e sui millenials?
Il Pride è dedicato non solo ai giovani e giovanissimi – i Millennials infatti sono la generazione dei nati tra il 1980 ed il 2000 – ma a tutte le persone LGBTI che sono o sono state giovani, ai loro sogni, alle loro vittorie e alle battaglie che sono ancora da combattere. Sempre più giovani e giovanissimi frequentano la nostra associazione e fanno coming out molto prima di tanti “non più giovani”. Da questa constatazione è nata l’idea di un pride dedicato ai giovani che appartengono alla comunità LGBTI, con l’intento di metterli a confronto con tutte le altre precedenti “generazioni d’amore” (espressione mutuata dal libro “Generations of love” dell’autore di origine pavese Matteo B. Bianchi, già ospite della pride week pavese del 2017).
Cosa portano di caratteristico a un pride costruito intorno alle storie individuali, quelle dei millenials?
Portano tutto l’entusiasmo di chi vive gli anni del coming out in un clima culturale e di lotta di movimento diverso da quello vissuto dai più “vecchi” che hanno combattuto altre battaglie. Oggi i Millennials hanno accesso ad una serie di diritti e di istituti giuridici, come la legge 164 del 1982 per le persone trans o la legge sulle unioni civili o il doppio libretto universitario, che fanno parte del loro “patrimonio arcobaleno” di partenza, cose per cui hanno lottato le generazioni prima di loro. Un/una giovane di oggi può sognare un futuro più sicuro rispetto ai giovani pre anni 80. Questo fa sì che i Millennials possano sentirsi più forti delle conquiste ottenute e si concentrino sulle tutele che mancano ancora alla comunità LGBTI per la vera eguaglianza. I Millennials possono raccontarci le nuove battaglie che fino a ieri non riuscivamo forse nemmeno a pensare: ottenere piena tutela e riconoscimento per le persone trans che non hanno ancora i documenti rettificati all’interno delle scuole e delle università, possono parlare di PREP (profilassi pre esposizione dal virus dell’HIV) e vivere con la consapevolezza che essere sieropositivi non è uguale a morte come accadeva negli anni 80, possono battersi per l’adozione per tutte e tutti, per una legge contro l’omo-transfobia etc etc.
Cosa invece possono prendere, i millennials, dalla storia dei Pride?
 Possono pretendere che non si arretri di un millimetro rispetto ai diritti acquisiti. Chiedono che il movimento non si fermi dopo l’entrata in vigore della legge sulle unioni civili e pretendono attenzione per le nuove istanze di visibilità delle “nuove identità” all’interno della comunità LGBTI.
Qual è il rapporto dei millennials con il pride di una città come Pavia, che è città universitaria ma non è una grande metropoli?
Quest’anno abbiamo riscontrato una maggiore partecipazione di giovani e giovanissimi, così come in altre città che hanno ospitato il pride. Proprio perché tanti giovani vengono a studiare a Pavia, magari lontani da casa, hanno più facilità ad essere visibili e vivere con serenità essere persone LGBTI. Il nostro “pride di provincia” coinvolge non solo i giovani ma tutta la città che risponde con un enorme abbraccio d’amore da ormai quattro anni.
Come e in che misura ti sembra che i millennials partecipino alla militanza, sulle tematiche LGBT+, in funzione del pride ma anche durante l’anno?
I giovanissimi partecipano principalmente ai gruppi tra pari a loro dedicati (gruppo giovani e trans) perché è forte l’esigenza di trovare un luogo sicuro in cui potersi confrontare tra pari e poter parlare di sé. Con l’avvicinarsi del pride si entusiasmano all’idea di poter contribuire a scrivere la storia del movimento, vogliono esserci, vogliono poter parlare di loro anche dal palco di un pride.
Come pensi che la generazione dei millenials si ponga rispetto al tema dell’inclusività, delle persone LGBT e non solo?
I Millennials spesso sono portatori di istanze di visibilità delle “nuove identità” e pare abbiano compreso l’importanza del non essere escludenti

Fonti:                                                   Immagini

Storia di Stonewall                              Foto di Giacomo Broglio

Pavia Pride                                           da Arcigay Pavia “Coming Out”

 

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