Intervista ad una ragazza pansessuale

“Ciascuno, a modo suo, trova ciò che deve amare, e lo ama, la finestra diventa uno specchio; qualunque sia la cosa che amiamo, è quello che noi siamo.” David Leavitt

 

Cosa vuol dire essere pansessuale? Si sente sempre più spesso parlare di questo orientamento sessuale, ma sempre con grande confusione e fraintendimenti. 

Sabrina é una ragazza pansessuale di 28 anni che vive a Milano, dove é attivista in associazioni e collettivi LGBT e femministi intersezionali. In questa intervista cercherà di fare chiarezza sul tema della pansessualità parlando della propria esperienza.

-Cosa si intende per pansessualità e in che modo é differente dalla bisessualità?

-La pansessualità è l’orientamento sessuale di chi prova attrazione per tutti i generi. Il termine è stato coniato quando gli studi di genere hanno iniziato a parlare di non binarismo, ovvero di identità di genere che non sono esclusivamente maschili o femminili. Il termine bisessualità risale a tempi precedenti e indicava inizialmente l’attrazione sia per uomini che per donne. Ora invece, il termine si sta evolvendo: molti definiscono l’orientamento bisessuale come l’attrazione verso il proprio genere e verso uno diverso da questo, cercando quindi di includere più di due generi. Per quanto riguarda me stessa, però, io preferisco usare un termine nato appositamente per ovviare a questa mancanza. Nella definizione di pansessualità è inoltre inclusa la gender blindness: i pansessuali sono attratti da una persona a prescindere dal genere.

La cantante Miley Cyrus, apertamente pansessuale 

-Puoi spiegarci in breve cosa sono non binarismo e genere non binario?

-Ognuno di noi, tra le componenti della propria persona, ha una sua identità di genere, ovvero si riconosce in uno o più generi. Siamo abituati a pensare che si tratti di un’identità esclusivamente femminile o maschile: “mi sento e quindi sono un uomo/una donna”. Esistono persone che però non si riconoscono in questo aut-aut: sono le persone con identità di genere non binaria. Queste  sfuggono ad un’ottica strettamente binaria, che prevede due sole opzioni di genere che si escludono tra loro. In realtà, infatti, sociologi, antropologi, biologi e neuroscienziati documentano l’esistenza di una molteplicità di generi. Le esperienze delle persone non binarie o genderqueer sono molto varie e numerose: alcune di loro considerano la propria identità di genere come una sorta di “terzo genere”, a parte, altre si identificano in una combinazione di maschile e femminile, altre con nessuno dei due. Esistono moltissime sfumature di questa identità.

-Quando e come hai scoperto di essere pansessuale?

-Ho capito di esserlo quando ne ho letto la definizione. Quando da adolescente mi sono resa conto di provare attrazione per uomini e donne, ho iniziato a definirmi bisessuale, ma é un termine che ho sempre sentito stretto e limitante per me. Nella mia testa facevo ragionamenti non binari senza nemmeno saperlo! Mi chiedevo come mi sarei definita se ad esempio fossi stata con una persona non cisgender (con sesso di nascita e identità di genere corrispondenti) o con un’identità non esclusivamente maschile o femminile. Sarei stata trisessuale? Tetrasessuale? Non aveva senso! Avevo 15 anni, d’altronde. Letta la definizione di pansessuale, ho sentito finalmente di aver trovato il mio.

Che tipo di pregiudizi esistono nei confronti delle persone pansessuali?

Deadpool, supereroe pansessuale

-Come per le persone bisessuali, sono molto radicati i pregiudizi sulla promiscuità e sull’indecisione delle persone pansessuali, dato che sono attratte da più generi. Sono inoltre numerose le critiche riguardanti quello che sembra un eccesso di etichette e sfumature: molti, anche all’interno della comunità LGBT, non credono serva definirsi pansessuali, quando già esiste il termine “bisessuale”. Questo tipo di commenti non prende in considerazione il fatto che esistono persone che hanno bisogno di trovare una definizione che possa racchiudere più sfumature e descrivere al meglio chi sono. Le definizioni, quando scelte, non servono tanto a discriminare in questi casi, ma a trovare una forma di riconoscimento della propria identità. Inoltre, dichiararsi pansessuali dà la possibilità di spiegare cosa si intenda per non binarismo di genere a chi non ne é a conoscenza. Quanto alle altre forme di discriminazione, c’è poi la sempreverde invisibilizzazione: se stai con una persona del tuo genere vieni considerata omosessuale, se stai con una del genere opposto eterosessuale. Il mio orientamento viene come cancellato. Tendenzialmente, in sintesi, le persone pansessuali non vengono viste e quando lo sono hanno molti pregiudizi da sfatare e concetti da introdurre

– I luoghi comuni più fastidiosi sulle persone pansessuali?

-Più o meno ci vengono ripetute le stesse frasi che vengono rivolte ai bisessuali: “Sei indecis*”, “É solo una fase”, “Sei più propenso a tradire”, “Se stai con qualcuno, ti manca sempre l’altro sesso”, “Porti malattie veneree perché sei promiscuo”, “Scegli la via facile: lascerai il tuo partner omosessuale per una relazione eterosessuale”

-Cosa chiede una persona pansessuale allo Stato?

-Chiediamo, come le altre realtà LGBT, parità: le nostre relazioni e i nostri sentimenti valgono quanto quelli delle persone eterosessuali, quindi vogliamo diritti per tutte le persone e per tutti i tipi di famiglie. Chiediamo anche educazione e formazione sulle tematiche della sessualità e dell’affettività per combattere bullismo, rifiuto e omo-bi-transfobia.

 

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