Adozioni in Italia: il lungo iter dei genitori adottivi

“Non ci sono bambini non voluti, ma solo famiglie non ancora trovate.”
The National Adoption Center

 Nonostante il tema non sia stato affrontato durante la recente Conferenza nazionale sulla famiglia, i dati più recenti sulle adozioni in Italia risultano poco incoraggianti.

I siti degli enti autorizzati mostrano infatti  un calo del 32% nel 2017 rispetto all’ultimo report ufficiale del 2015. Al termine dell’anno appena trascorso i siti registrano circa 857 adozioni internazionali, che, sommate alle nazionali, dovrebbero salire a 1200, anche se non è ancora  possibile redigere un bilancio ufficiale.

In forte calo inoltre le domande di disponibilità e di idoneità per entrambe le modalità di adozione: si registrano ogni anno la rinuncia in media di 500 coppie. In Italia, l’iter giuridico per accedere a questa forma di genitorialità è infatti estremamente complesso, lungo, costoso e restrittivo.

Il primo, importante passo di questo percorso che può durare anche diversi anni consiste nell’ottenimento dell’idoneità di adozione, che segue la stessa prassi per l’adozione internazionale e nazionale.

I requisiti vengono disciplinati dall’articolo 6 della legge 184/83, la quale stabilisce che “l’adozione è permessa ai coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni o che raggiungano tale periodo sommando alla durata del matrimonio il periodo di convivenza prematrimoniale e tra i quali non sussista separazione personale neppure di fatto e che siano idonei ad educare, istruire ed in grado di mantenere i minori che intendano adottare.”

A single, coppie di fatto e coppie dello stesso sesso é di norma preclusa la possibilità di adozione, ma possono verificarsi alcune importanti eccezioni in favore di persone non coniugate in casi di adozione internazionale.

Un altro importante sbarramento é rappresentato dall’età: secondo la legge infatti la differenza minima tra adottante e adottato deve essere di 18 anni, mentre la differenza massima deve essere di 45 anni per uno dei coniugi, di 55 per l’altro.
Questo limite é ritenuto derogabile se l’adozione riguarda due o più fratelli o se i coniugi hanno già un figlio minorenne naturale o adottivo.
Lo scopo dei limiti di età é quello di garantire al minore adottato due genitori che abbiano la possibilità di seguirlo nella crescita fino all’età adulta, in maniera analoga a due genitori naturali.
Mentre i requisiti relativi allo stato matrimoniale e all’età della coppia sono facilmente documentabili e verificabili, l’idoneità della coppia ad educare e mantenere un minore é soggetta ad una complessa valutazione da parte di autorità competenti.

La coppia deve in primo luogo presentare diversi documenti alla cancelleria del Tribunale dei minori della città nella quale è residente, tra cui dichiarazione dei redditi, certificato di nascita e di matrimonio, certificato del casellario giudiziale e certificato di salute del medico curante.

Il giudice minorile, se la coppia possiede i requisiti minimi per l’adozione, trasmette  la documentazione ai servizi sociali territoriali, che devono osservare il contesto familiare, economico e sociale dei coniugi e stilare una relazione per il Tribunale minorile sulle loro motivazioni e sulla loro potenziale capacità genitoriale.

Per legge l’indagine deve concludersi entro 120 giorni dall’invio della documentazione, durante i quali i servizi sociali sono anche incaricati di informare la coppia delle eventuali criticità dell’adozione.

Dopo aver ricevuto ed esaminato la relazione ed aver sottoposto la coppia ad uno o più colloqui, il Tribunale può confermarne l’idoneità oppure invitare i servizi sociali ad eseguire nuovi controlli.

Sarà poi il Tribunale a decidere quale tra le diverse famiglie ritenute idonee risulta la più indicata a favorire l’interesse del minore adottabile. La domanda di adozione nazionale ha una validità di tre anni e può essere rinnovata alla sua scadenza in caso di mancato riscontro da parte del giudice.

In caso di esito positivo e con il consenso del minore, attraverso un’ordinanza del tribunale, viene disposto l’affidamento preadottivo del bambino o adolescente alla coppia. Si tratta di un “periodo di prova” della durata di un anno, eventualmente prorogabile o revocabile, che viene monitorato dai Servizi sociali ed é preceduto da un periodo di conoscenza e incontro tra il minore ed i potenziali genitori.

Durante questo periodo può verificarsi la revoca dell’adottabilità del bambino, che può tornare alla famiglia d’origine.

Il decreto di adozione viene emesso al termine dell’affidamento, dopo un ulteriore colloquio con il giudice minorile e porta alla cessazione dei rapporti giuridici tra il bambino e la famiglia d’origine. Con il decreto, a cui segue la trascrizione nel registro dell’ufficiale dello stato civile del Comune di residenza, il minore diventa a tutti gli effetti figlio legittimo della coppia, acquisendone anche il cognome.

I coniugi che si candidano ad un’adozione internazionale, una volta ottenuta l’idoneità,  devono invece rivolgersi entro un anno a uno degli enti autorizzati dalla Commissione per le adozioni internazionali.

L’ente inizia così le procedure per l’adozione nel Paese del bambino, mediando con l’autorità straniera per gli incontri tra la coppia ed il minore e assistendo la famiglia nelle pratiche necessarie. Se gli incontri si concludono con un parere positivo anche da parte dell’autorità straniera, l’ente trasmette tutta la documentazione necessaria alla Commissione per le adozioni internazionali in Italia, attestando che sussistono i requisiti previsti dalla Convenzione dell’Aja.

Con l’autorizzazione della Commissione, il minore ottiene un permesso di soggiorno per entrare in Italia e con il decreto d’adozione del Tribunale minorile acquisisce la cittadinanza italiana.

 

Credits immagini:          Fonti:

Copertina                        Adottabilità minore

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Immagine 3                    Procedure adozione

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