Il primo lavoro dei figli è l’orgoglio dei genitori italiani

Ci sono due cose durature che possiamo lasciare in eredità ai nostri figli: le radici e le ali.

William Hodding Carter

Il primo lavoro dei figli è la prima fonte di orgoglio per i padri e le madri italiani che sembrano essere, rispetto al resto del mondo, molto più presenti nella vita lavorativa della propria prole.

In quale occasione i genitori italiani si rivelano più fieri per i risultati ottenuti dai propri figli? Secondo un’inchiesta di LinkedIn, condotta in diversi Paesi su un campione di più di sedicimila famiglie (con padri e madri over 55), l’orgoglio genitoriale italiano emerge dopo la firma del primo contratto di lavoro. Come spiega Marcello Albergoni, capo di LinkedIn Italia: ”È la soddisfazione per aver fatto un buon lavoro con i figli. È la conferma al loro ‘sono sicuro che sei bravo’ e la possibilità di mandar via le preoccupazioni”.

Un dato, quello italiano, diverso dai risultati che emergono da altri stati: il 44% degli intervistati globali ha infatti dichiarato che è la laurea il primo motivo d’orgoglio per il proprio pargolo, seguita dal primo lavoro (42%) e dai primi passi (37%). Nel panorama dei paesi intervistati, l’Inghilterra rappresenta una strana eccezione, con la patente di guida e la nascita del primo nipote occupano i primi due posti.

Questi sono i risultati emersi da una ricerca condotta in occasione della quarta edizione della giornata ”Bring In Your Parents Day” (letteralmente: “Includete i vostri genitori”), un’iniziativa creata dal famoso network lavorativo in collaborazione con Cesuswide per mettere in contatto gli adulti con il mondo lavorativo della generazione successiva, così diverso dal loro, in continuo cambiamento ed espansione.

Il dato positivo che emerge da queste interviste è che genitori italiani risultino essere quelli che più di tutti partecipano alla vita lavorativa dei propri figli: il 56% ha infatti dichiarato di sapere con discreta precisione le mansioni svolte dai propri pargoli al lavoro, ne potrebbe raccontare la routine quotidiana e, inoltre, più della maggioranza dei genitori si dichiara a conoscenza delle dinamiche interne e dei rapporti che intercorrono tra i colleghi d’ufficio (contro il 38% di Singapore, il 40% di Hong Kong e il 46% dell’India).

Se, inoltre, i genitori del mondo ricordano ai propri figli di essere fieri di loro circa una volta ogni tre mesi (15%), quelli italiani si classificano al primo posto senza rivali: il 15% dei padri e madri del bel paese ricorda ogni giorno ai propri figli quanto siano orgogliosi di loro. E, giusto per dare una panoramica generale facendo un confronto con altri paesi, il 19% dei genitori inglesi lo fa meno di una volta all’anno.

”C’è più confidenza da parte dei genitori italiani – spiega Albergoni – che quindi conoscono meglio la vita dei propri figli in generale. Ma, quando si scende nel dettaglio, vengono fuori dei ‘buchi’,  probabilmente dovuti al fatto che si tratta di nuove professioni e ambiti particolari, propri di questi tempi”. Questa sicurezza dunque potrebbe essere più percepita che reale, ipotesi confermata dal fatto che, sebbene il 38% sia convinto di conoscere così bene il lavoro dei figli da poterli sostituire anche per un giorno o due, il 40% si è trovato in difficoltà nell’elencare le competenze specifiche e tecniche necessarie per lo svolgimento della professione, non sapendo rispondere con precisione.

La speranza è che, con il passare del tempo grazie anche ad iniziative come questa, il gap generazionale si riduca sempre meno, permettendo alle famiglie di valorizzare il rapporto genitori-figli anche a livello professionale.

FONTI:

repubblica.it

lavoro.org

economia.rai.it

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