Ermafrodito: l’olimpo che non ti aspetti.

“O Musa, dimmi le opere di Afrodite d’oro” Omero, Inno ad Afrodite

La modernità parla più propriamente di persone intersessuali quando intende riferirsi a individui nati con un sesso anatomico intermedio o ambivalente. Gli antichi greci, però, avevano un modo molto particolare di intendere questo fenomeno.

Quando, ai tempi omerici, nasceva un bambino dal sesso indeterminato, la cultura greca interpretava il fenomeno come un segno estremamente nefasto. Il neonato era letto nella categoria dell’orribile e dell’abominevole e spesso veniva addirittura ucciso. In questo senso la società greca era molto legata alla binarietà di genere, e considerava ogni sregolatezza che la natura presentava alle loro strutture sociali come una grave catastrofe.
Allo stesso tempo, però, si deve considerare che la binarietà di genere, così legata alla carnalità, alla riproduzione e al sesso, era in qualche modo simbolo e ancora dell'”ordinario” che avvolge la dimensione dell’umanità terrena. Pertanto non ci si deve sorprendere del fatto che esistano moltissime testimonianze del tempo che, invece, interpretano la capacità di trascendere il genere come qualcosa di extra-umano e quindi di soprannaturale e persino divino.

Nota è la storia di Tiresia, la cui capacità divinatoria e preveggente è associata (anche se non necessariamente causata), dal suo duplice cambio di sesso. Tiresia era appunto un giovane cacciatore quando, incontrata una coppia di serpenti che copulavano, li separò ferendoli; da quel giorno Tiresia si trasformerà in una donna e tornerà ad essere un uomo solo 7 anni dopo quando l’evento si ripeterà.
Nel caso di Tiresia, il giudizio moraleggiante contro l’ambivalenza sessuale è totalmente rimpiazzato dal collegamento tra essa e la capacità sovrannaturale dell’indovino.

Tiresia

A questo riguardo sono interessanti anche molti famosi riti in cui l’ambiguità di genere diventa un dispositivo necessario per il contatto con il divino. Si tratta di feste come i baccanali, nei quali gli uomini si vestono da donne, o particolari ricorrenze legate a miti in cui l’eroe o il dio avevano tratti femminili (tra questi sono rilevanti Eracle e Zeus).

Ancora più significativa, tuttavia, è la presenza, nell’antico pantheon olimpico, della figura di Ermafrodito, che secondo molti studiosi era a tutti gli effetti un dio intersessuale (forse figlio di Afrodite e Ermes) che veniva venerato secondo attributi variabili in tempi antichi. La tradizione di Ermafrodito diverrà purtroppo sempre meno visibile (spesso a causa dell’attecchimento del culto di Priapo, che rappresenta valori sovrapponibili).

Meno volatile è il culto di Afrodite, una dea che spesso presenta istanze di ambiguità di genere. Già il mito più popolare della sua nascita, che la vede sorgere dal mare fecondato dai genitali di Urano, denota una mancanza di femminilità (Afrodite non ha madre) nella sua genesi; se si pensa, poi che in molte zone dell’antica grecia (Cipro è un esempio lampante) esistono tradizioni religiose che la raffigurano come forte, mascolina e addirittura barbuta, la questione diventa veramente notevole. Da considerare è anche il fatto che Afrodite, nelle sue vicissitudini amorose, assume quasi sempre un ruolo attivo: i suoi amati e protetti sono sempre uomini “femminei”, danzatori piuttosto che guerrieri (in Paride di Troia ciò è manifesto) che assumono una posizione subalterna nei confronti del potere di questa dea così forte da poter trascendere le strutture di genere.

 

 

Fonti                                                 Immagini
L’ermafrodito, Delcourt.                   Ermafrodito Dormiente (copertina)

Tiresia

 

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