Poveri e Medioevo: a cosa serve la Carità.

“Il bisogno è una componente necessaria della struttura dell’universo” Dialogo dei Ricchi e dei Poveri, A. Macrembolite.

Nel periodo medievale gran parte della popolazione sarebbe stata considerata, se giudicata secondo i canoni odierni, sotto la soglia della povertà. La povertà stessa era al centro di una delle principali categorie morali del tempo, la Carità.

Roma classica aveva sempre considerato la povertà come qualcosa da lenire, possibilmente da evitare e proprio per questo esistevano vari sistemi con il quale l’erario statale veniva utilizzato per il benessere dei meno abbienti. In epoca cristiana, con l’eclissarsi dell’impero e delle sue risorse pecuniarie, vennero ad indebolirsi anche questi sistemi di welfare, mentre, tuttavia, iniziarono ad aumentare quelle che erano le donazioni private di soldi in beneficenza.

La concezione medievale della povertà, infatti, considera che i poveri esisteranno sempre, e che in qualche modo l’obiettivo della società non è la ricchezza di tutti, ma il bene comune. Si sta parlando di un sistema sociale che aveva sì una ristretta possibilità di movimento verticale, ma che soprattutto considerava lo status quo come in una certa misura corrispondente al disegno divino per l’umanità. Un buon governo non aveva il compito di sovvertire l’ordine, ma di operare per il bene comune di ogni ceto sociale; i cittadini più poveri non dovevano essere resi ricchi, ma dovevano semplicemente essere aiutati a vivere la propria condizione con dignità.

Allegoria degli effetti del Buon Governo; da notare che permane la presenza dei ceti inferiori.

Per comprendere al meglio la povertà nell’ideologia medievale e cristiana, infatti, è necessario fare riferimento alla prospettiva fortemente escatologica della tradizione cattolica: a donare veramente la felicità sarà soltanto la redenzione del giorno del giudizio, non la ricchezza terrena. Obiettivo della vita non è quindi eliminare le sofferenze, né garantire una vita di agiatezza a sè o ad altri; l’obiettivo è morire “in grazia di dio”. Dettaglio non trascurabile è che la redenzione deve essere meritata in base alle proprie azioni virtuose in vita, ed è in questa prospettiva che acquisisce senso l’aumento della beneficenza privata. Donare ai poveri era una dimostrazione della virtù della Carità, e come tale era uno strumento per “guadagnarsi il paradiso”, manifestando contemporaneamente un distacco dai beni terreni e un interesse verso i precetti ecclesiastici in fatto di moralità. In qualche modo la povertà non era più, se gestita entro certi limiti, un problema sociale, ma una condizione permanente che poteva dare senso alle azioni virtuose fatte in vista del giudizio divino.

 

Fonti:                                                          Immagini
Poveri e Povertà nel Medioevo, G.Albini     Copertina
kuknb                                                         Affresco del Buon Governo

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