I millennials non approvano l’emancipazione delle donne?

“L’emancipazione delle donne non porta ancora all’equilibrio sperato”
Michela Marzano

Si pensa che i millennials siano per natura dalla parte dei diritti, eppure, secondo uno studio, non sarebbe così per quello delle donne di emanciparsi. Per quale motivo?

La maggior parte dei recenti studi, tratteggiano un ritratto dei millennials come una generazione di mente aperta, che fa dell’egualitarismo un valore, del villaggio globale un’abitudine, dell’incontro con l’alterità un’occasione. Insomma, quella tra millennials e diritti civili, nel loro senso più ampio, si è sovente creduto fosse una equazione scontata, anche secondo il New York Times. Eppure, gli studi possono portare anche suggestioni diverse.

Ad esempio, è il caso della parità di genere. I sociologi Johanna Pepin e David Cotter tratteggiano un’immagine dei millennials la cui evoluzione desta non poco stupore. Il loro studio, infatti, si articola nel corso di quattro decenni, durante i quali hanno vagliato le opinioni di migliaia di studenti statunitensi dei licei. Si scopre così che, tra la fine degli anni Settanta e oggi, l’attenzione per le relazioni di genere ha subito una frenata a meta dell’ultimo decennio del Novecento. Se infatti nel 1994 erano il 42%, oggi (nel 2014) sono il 58% i liceali che tornano a essere convinti della validità dell’immagine familiare in cui è l’uomo a provvedere al sostentamento del nucleo, mentre la donna si occupa delle esigenze domestiche. Simile la percentuale, passata nello stesso torno d’anni da meno di un terzo a quasi la metà degli intervistati, dei ragazzi che pensano che spetti all’uomo la maggioranza delle decisioni importanti.

Non si tratta, però, di una frenata che riguarda tutti gli aspetti della parità: i sociologi, nello stesso studio, annotano infatti che questi dati evidenziano una presa di posizione di genere, non genericamente di diffidenza delle minoranze. Significativi, in questo senso, i dati politici. I millennials, o le millennials, hanno votato in netta maggioranza Barack Obama, il primo presidente nero, rispetto a quanti – e soprattutto quante – abbiano votato la bianca Hilary Rodham Clinton, che sarebbe stata la prima donna, e che secondo i sondaggi ha invece ricevuto in maniera molto più netta l’appoggio delle donne adulte.

Sebbene i motivi di questa specifica scelta possano essere di varia natura, la sfiducia dei millennials nei confronti delle donne potrebbero essere legate ad altre loro specificità, in particolare l’incertezza che ne connota la generazione, che può spingere a rifugiarsi in forme di pensiero tradizionali la cui più lunga storia può farli ritenere più rassicurante. Lo Spiega il politologo Dan Cassino, come riporta il blog La27esmiaOra del Corriere della Sera «l’aumento del sostegno per la leadership maschile nella vita domestica tra i 18 ei 25 anni di età può riflettere un tentativo di compensare la perdita degli uomini di dominanza nel mondo del lavoro, da parte di giovani cresciuti all’ombra della crisi finanziaria, che ha accelerato l’erosione di lunga data della capacità di guadagno degli uomini».

Bisognerebbe quindi concludere che il pensiero dei millennials abbia fatto un passo nella direzione di una concezione più negativa e antiquata delle donne, e quindi un passo indietro rispetto alla parità dei sessi? No, secondo il New York Times. L’attenzione alla parità, infatti, si è mantenuta molto altra nei Paesi nei quali il welfare ha garantito a uomini e donne la possibilità di decidere – a parità di possibilità economiche, permessi, disponibilità di asili, come gestire la propria quotidianità. Le incertezze si sono così azzerate, e la parità fra uomini e donne ha potuto tornare al centro delle elaborazioni del pensiero.

Fonti:                                      Immagini:
New York Times                     Copertina
27esimaOra                            Foto 1
Foto 2

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