C’è un limite a tutto. Storie di uomini e no

Bisogna ricominciare a tracciare

Il confine tra uomini e no, perché

È lì che si smette di decidere cosa

Vogliamo fare e si torna a scegliere

Chi vogliamo essere.”

Michela Murgia

Porre un confine significa spesso proteggersi dalla paura del diverso, rinchiudersi dentro un paradigma binario di noi-loro in cui le risposte sono più facili da processare. Ma esistono momenti storici in cui tracciare un confine fra sé e quello che non si vuole essere diventa un atto rivoluzionario.

In un recente articolo su L’Espresso, Michela Murgia argomenta perché “schierarsi è tornato a essere un atto politico”. Esistono condizioni in cui, afferma la scrittrice, “restare umani potrebbe non essere più possibile”. Per questo è urgente tracciare il proprio confine, per questo è necessario capire dove si situa quella linea sottile fra umanità e disumanità. Perché se la linea fra uomini e no cede ai compromessi, se non diventa un limite invalicabile ma una distinzione “buonista” e di comodo, allora il rischio è quello di trovarsi, a un certo punto, dall’altra parte.

Nella storia dell’ultimo secolo, non sono mancati esempi di uomini e donne che hanno messo in discussione la propria condizione, il proprio percorso e la propria vita per affermare che no, oltre quel limite non sarebbero andati. Alcuni esempi:

Smith, Carlos e quello bianco

Messico, 1968.  Il sangue di Martin Luther King è ancora caldo. Viene fondato l’Olympic Project for Human Rights (dal manifesto:“perché dovremmo correre in Messico e strisciare a casa?”). Moltissimi atleti decidono di boicottare le Olimpiadi ritirando la propria partecipazione, Tommie Smith e John Carlos decidono di correre. Smith è primo, stabilendo anche il nuovo record mondiale, Carlos è terzo. Fra di loro Peter Norman, australiano. Salgono sul podio e al momento della celebrazione abbassano la testa, alzano il pugno guantato di nero (simbolo del black power), hanno i piedi scalzi (simbolo di povertà) e portano una collana in cui ogni pietra è dedicata a un nero linciato. Norman – bianco, giovane, promettente, cresciuto in una famiglia estremamente credente – li vede preparare in spogliatoio, sa che ci saranno delle conseguenze. Chiede di poter avere anche lui una coccarda dell’Olympic Project: “siamo nati tutti con gli stessi diritti. Il mondo li ricorda così, in una delle foto più famose del ‘900 che è la vittoria del loro no e insieme la fine della loro carriera sportiva.

Fritz Lang: decidiamo noi chi è ebreo

Germania, 1933. Joseph Goebbles, ministro della propaganda tedesca, convoca il giovane regista Fritz Lang nel suo studio. Un invito a cui non è esattamente possibile dire di no, anche se si hanno notoriamente origini ebree, anche se si è intellettuali dissidenti, anche se si hanno le spalle momentaneamente coperte dal valore immenso dei propri film.

La proposta di Goebbles è chiara: diventare il dirigente del cinema di regime. Non doversi preoccupare più di niente.

“Signor Goebbles, forse lei non ne è a conoscenza, ma debbo confessarle che sono di origini ebraiche” “Non faccia l’ingenuo signor Lang, siamo noi a decidere chi è ebreo e chi no”.

Lang scappa da Berlino quella notte, non tornerà in Germania prima degli anni ’50.

 

Tank man: il rivoltoso sconosciuto

Pechino, 1989. Il governo cinese decide di reprimere brutalmente la protesta di piazza Tienanmen. I carrarmati tipo 59 avanzano verso i protestanti. Passa alla storia uno studente che utilizza il proprio corpo, solo, come sbarramento. I carrarmati provano a minacciarlo, provano ad aggirarlo. Lo studente, sconosciuto, si muove con loro. Il gesto, nella sua straordinaria valenza iconica, è di per sé quasi secondario, non paragonabile alla quantità di vittime che la Primavera cinese si è portata dietro. Ma in una lotta disperata per i diritti umani la libertà di espressione, quell’uomo contro la stazza spropositata del carrarmato, consapevole che un morto in più non avrebbe fatto gran differenza, è un manifesto. E in un contesto di quasi totale mancanza di diritti umani, quell’uomo dentro il carrarmato che disobbedisce agli ordini consapevole che un morto in più non avrebbe fatto una gran differenza, anche.

Fonti                                                                                            Photo Credits                       

www.wikipedia.it                                                                             South China Morning Post

www.ilpost.it                                                                                 bt.com

www.lespresso.it                                                                           panorama.it

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