Quando sono gli Italiani ad essere esclusi: la Brexit e la chiusura dei confini

Tanto più un paese costruisce muri e barriere
per difendere i propri valori
tanto meno avrà valori da difendere.

Hans Enzenberger

La Brexit, e la conseguente possibile chiusura dei confini britannici, costituiscono un serio problema per i cittadini italiani che lavorano nel Regno Unito.

Ma la Brexit? Dopo tutto lo scalpore ed il panico suscitati dal referendum del 23 giugno 2016, quando la maggioranza degli inglesi si dichiarò favorevole all’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea, l’opinione pubblica è andata progressivamente disinteressandosi dell’argomento, fino a quasi dimenticarsene. E, se non si sono notati grossi cambiamenti a livello internazionale, se gli italiani hanno tranquillamente potuto prenotare le loro vacanze a Londra per quest’estate, è semplicemente perché di fatto la Brexit non è ancora avvenuta.

Sono in corso proprio in queste settimane le ultime trattative tra la premier inglese Theresa May e i leader dell’Unione, alla ricerca di un compromesso incredibilmente difficile da raggiungere, e che, una volta trovato, dovrebbe condurre al distacco definitivo entro marzo 2019. 

La May si trova in una situazione delicatissima, in bilico tra il dover accontentare il suo popolo ed il tentativo di non danneggiare eccessivamente l’Inghilterra dal punto di vista economico e politico. È infatti stata criticata a più riprese – dai ministri inglesi Davis e Johnson, dimessisi per protesta, e dal Presidente USA Donald Trump – di condurre una politica troppo poco aggressiva, che porti quindi ad una soft Brexit, un’uscita dall’Unione non così radicale e definitiva come invece alcuni desiderano. 

Nonostante la May stia ancora lottando per mantenere un forte legame economico con l’UE, anche dopo la rottura definitiva, su una cosa sembra invece avere le idee chiare: è necessario limitare la libertà di movimento e chiudere i confini agli europei in cerca di lavoro. Sì alla libera circolazione delle merci, no a quella degli individui. 

Non sarà più permesso alle persone di arrivare dall’Europa nella remota possibilità che possano trovare un lavoro. Accoglieremo sempre – scrive su Facebook la premier – i professionisti qualificati che aiutano la nostra economia a prosperare, dai dottori alle infermiere, agli ingegneri e agli imprenditori ma, per la prima volta da decenni, avremo il pieno controllo dei nostri confini.” Conclude dicendo che “sarà il Regno Unito e non Bruxelles a decidere chi può lavorare e vivere qui”.

Leggendo queste dichiarazioni il pensiero corre immediatamente a tutti i connazionali che nel corso degli ultimi decenni si sono trasferiti nel Regno Unito alla ricerca di lavoro. Il consolato italiano a Londra stima che i cittadini del bel paese attualmente residenti in Inghilterra e Galles sarebbero circa 700mila, di cui solo la metà però regolarmente iscritta all’anagrafe degli italiani residenti all’estero (tecnicamente obbligatoria per chiunque intenda passare più di 12 mesi all’estero, ma spesso ignorata dai più). È comunque indubbio che la notizia della Brexit abbia scatenato panico tra le fila degli italiani residenti negli UK: se prima del fatidico referendum si contavano 1800 iscrizioni al mese, dopo la notizia sono aumentate fino a raggiungere addirittura le 3200.

Il futuro di queste 700mila persone rimane ad oggi ancora incerto e sarà deciso solo dalle trattative che si svolgeranno nei prossimi mesi. È comunque un fatto che le notizie non sembrino particolarmente incoraggianti per i connazionali e che la chiusura dei confini abbia un aspetto molto più terribile quando ad essere esclusi e perdere il lavoro sono familiari, amici, conoscenti. Non resta che aspettare le prossime novità, sperando, nel frattempo, che la May non mantenga fede a tutte le dichiarazioni rilasciate tramite Facebook:

“Significa la fine della libertà di movimento? Potremo siglare i nostri propri accordi commerciali? E il Regno unito sarà al di fuori della giurisdizione della Corte europea? Sono lieta di dire che le risposte sono molto semplici: sì, sì e sì“. 

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