Homo homini lupus. Ci sono ancora lupi in Italia?

L’uomo è un lupo nei confronti dell’altro uomo”

Plauto

Per colpa dell’uomo, i lupi sono oggi una specie sempre più minacciata. Quanti ne sono rimasti in Italia?

Nel secondo dopoguerra sembrava possibile che i lupi italiani si estinguessero definitivamente: ne rimanevano appena 100 esemplari, concentrati in alcune località appenniniche isolate. Vittima del bracconaggio e delle aggressioni dell’uomo, il lupo é stato inserito dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura e delle Risorse Naturali nella Red List of Threatened Species come specie “vulnerabile”.

Grazie a una maggiore attenzione verso la fauna autoctona e alle campagne delle organizzazioni ambientaliste, negli ultimi 40 anni il numero di lupi in Italia é enormemente cresciuto, permettendo alla specie di ricolonizzare habitat storici come i versanti degli Appennini e ripristinare in parte gli equilibri degli ecosistemi originari.

Secondo un censimento non molto recente, nella penisola sarebbero presenti 321 branchi di lupi, per un totale di esemplari compreso tra i 1269 e i 1800. Sembra però che la popolazione sia cresciuta ulteriormente rispetto alle ultime misurazioni, che coprono un periodo che va dal 2006 al 2011: in particolare nelle aree degli Appennini il numero di lupi sarebbe quasi raddoppiato.

La popolazione più vasta si concentra nel centro Italia, dove sono stati avvistati 121 branchi. Tra le regioni più popolate spiccano l’Emilia Romagna (42 branchi), l’Abruzzo (38 branchi), dove gli animali si concentrano nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e Umbria e Marche, che insieme ospitano circa 63 branchi.

La regione in cui vivono in assoluto più esemplari é però la Toscana, dove si contano 64 branchi, mentre nel sud sono Basilicata e Calabria ad ospitarne il maggior numero. Cattive notizie invece dall’Italia del nord: le cifre più basse in assoluto provengono infatti da Lombardia, Veneto e Valle d’Aosta. La presenza di lupi non é registrata in Sicilia e Sardegna.

In Italia, nonostante il lento recupero, la vita di questi animali é ancora fortemente minacciata: secondo le stime di ItalianWildWolf, che ha cercato di censire i lupi morti tra novembre 2016 e maggio 2017, soltanto il 6% degli animali é deceduto per cause naturali. Tra le cause principali di mortalità della specie figura infatti l’uomo: il 53% dei lupi risulta investito da un auto, mentre il 32% vittima di avvelenamento o bracconaggio.

I dati tuttavia potrebbero risultare imprecisi o incompleti: chi ha raccolto le informazioni ammette che monitorare i lupi in aree poco antropizzate si é rivelato spesso molto difficile. Il WWF inoltre sostiene che spesso le cause di morte si sovrappongono: dietro un lupo investito si potrebbe nascondere un animale stordito da un avvelenamento.

É particolarmente scoraggiante notare un tale accanimento nei confronti dell’animale, dal momento che esistono numerose leggi che ne vietano l’uccisione e la cattura. Dal 1976 infatti sono divenute definitivamente illegali la caccia al lupo e l’uso di esche avvelenate e il canide é stato inserito tra le specie protette nazionali. Una direttiva dell’Unione Europea del 1997 ne ha inoltre dichiarato l’importanza a livello comunitario, vietandone anche la cattura, l’uccisione, lo scambio e la commercializzazione in tutta Europa.

Eppure i numeri delle uccisioni parlano chiaro: perché tanta ostilità nei confronti dei lupi? Secondo l’istituto di ricerca altoatesino Eurac la responsabilità è soprattutto dei media, che continuano a dipingere l’animale come nocivo e pericoloso, in base a suggestioni e pregiudizi legati al passato.

“Negli ultimi anni – riporta il dossier pubblicato dall’istituto- la stampa ha spesso cavalcato con sensazionalismo queste paure. Molti quotidiani locali e nazionali utilizzano frequentemente la parola “minaccia” o “attacco” riferendosi al lupo: ‘Quando il lupo diventa una minaccia‘ (Le Iene, trasmissione TV) ‘Al lupo! Al lupo!‘ (Striscia la Notizia, trasmissione TV) ‘Provincia: se il lupo è pericoloso’ (L’Adige) ‘Lupi all’attacco‘ (L’Arena) ‘Lupi: cacciatori pronti a sparare‘ (Alto Adige) “.

Eurac riporta invece che in 150 anni in Italia non é mai stata osservata l’aggressione spontanea di un uomo da parte di un lupo. Il dossier mostra inoltre come in Germania, quando gli allevatori hanno reagito all’attacco dei lupi al bestiame con metodi letali, solo nel 29% dei casi é seguita una diminuzione delle aggressioni. A repliche non letali é corrisposto invece un calo degli attacchi dell’80%. É stato infatti rilevato che ucciderne alcuni individui destabilizza e disgrega il branco.

 

Credits immagini: .      Fonti:

Copertina .                    Dati diffusione

Immagine 1.                 Branco e media

Immagine 2 .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *