Un’invenzione per quattro? La strana storia del pedalò

“La meccanica è il paradiso della matematica perché qui se ne possono cogliere i frutti”

Leonardo da Vinci

 

Estate 1913. Sulle rive venete del Lago di Garda l’artigiano e pianista Angelo Terzi tentava di costruire un mezzo adatto alla traversata Gargnano-Salò, il “Terziscafo”, spinto dalla sola propulsione di pedali, molto simile a quello che oggi è chiamato pedalò. Tuttavia l’invenzione non fu mai brevettata e il Terziscafo rimase nel dimenticatoio. Nel 1936 George Henry ed Eugéne Canton registrarono all’ufficio brevetti quello che oggi è comunemente chiamato pedalò, dal nome francese pédalo derivato dal verbo pédaler. Ma allora, chi ha inventato davvero l’imbarcazione così popolare sulle coste di tanti paesi nei periodi estivi? C’è qualche precedente nella storia? Sembrerebbe che già Leonardo avesse inventato un prototipo di barca a pedali…

 

Il “Terziscafo” dimenticato

Ben lungi dall’essere una querelle spinosa come quella che oppose il fiorentino Giuseppe Meucci ad Alexander Bell sulla paternità del brevetto del telefono, la questione della paternità del pedalo appare figlia di singolari coincidenze storiche. Angelo Terzi, imprenditore rinomato per il suo style dandy sempre impreziosito da un farfallino alla Gatsby, aveva costruito un prototipo di imbarcazione a due scafi collegati da un ponte e governato da un timone e spinto da pedali. Il “Terziscafo” era però rimasto per troppo tempo nel dimenticatoio: dopo esser stato provato inizialmente nel 1913, fu abbandonato per l’avvicinarsi dell’incombente Grande Guerra: Angelo partì tra gli alpini. Quando tornò la sua barca, lasciata in un dimenticatoio, si era arrugginita ed era divenuta malconcia. La famiglia, non più in buone acque finanziare, dovette per necessità vendere il mitico “Terziscafo” ad un pescatore e addio sogni di gloria.

 

 

Il catamarano dei fratelli Canton

Nella Francia degli anni 30, i fratelli Henri e Eugéne Canton ebbero un’idea simile a quella del bresciano Terzi. A differenza della famiglia bresciana, i Canton versavano in buone acque dal punto di vista finanziario e nel 1936 depositarono all’ufficio brevetti il catamarano che stavano sperimentando dal 1933: due scafi vincolati da un telaio, una ruota a pale azionata da due coppie di pedali, una per scafo, e un timone per la direzione. Con l’eccezione del materiale dello scafo, legno invece che vetroresina, era nato il pedalò: il suo nome originale era pedàlo, dal verbo francese pedàler.

Leonardo e il pedalò?

I due carpentieri della marina francese non si accorsero di aver inventato un natante destinato ad esser fortunato nei decenni sulle coste marittime di numerosi paesi. Tuttavia, è possibile rintracciare un antenato del pedalò…nel lontano Rinascimento, ai tempi di Leonardo da Vinci.

 

 

Si dice infatti che il geniale inventore italiano stesse osservando – correva l’anno 1492 – le fatiche di un pescatore sotto il sole d’estate non lontano da Pisa. Vicino, la locanda del Mulino Bianco. Egli concepì e costruì inizialmente una barca dotata  di due manovelle laterali che azionavano altrettante ruote, secondo lo stesso principio del mulino. Solo che l’azionamento a manovelle richiedeva un’opera di costante sforzo fisico. Si narra che in un pomeriggio estivo l’inventore, esausto per la fatica, si addormentò sulla sua nuova creatura e andò alla deriva, quando incrociò le navi di Cristoforo Colombo. Il navigatore genovese, entusiasta di ciò che vedeva davanti ai suoi occhi, suggerì a Leonardo di servirsi di pedali piuttosto che di una manovella. Nasceva così la barca a pedali di Leonardo, l’antenato del pedalò, che avrebbe quindi quattro padri: Antonio Terzi, Henri e Eugéne Canton e Leonardo da Vinci.

 

Photo credits:

 

Immagine 1: Wikimedia commons

Immagine 2: Wikipedia

 

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