Antigone o del dialogo (im)possibile

“Molte le cose terribili

Ma nulla più terribile dell’uomo”

Sofocle

Molte le riletture contemporanee del mito di Antigone, ma dopo 2500 anni abbiamo ancora qualcosa da imparare dalla tragedia di Sofocle?

Un’Antigone contemporanea

“Antigone una talebana all’obitorio” recitava il titolo di un articolo apparso qualche tempo fa su La Lettura che raccontava un Sofocle visto attraverso la regia di Sandro Lombardi e Federico Tiezzi. “l’eroina mitica è un’integralista, i suoi discorsi mi ricordano a tratti le dichiarazioni folli, farneticanti che fanno i combattenti dell’isis contro gli infedeli mentre si accingono a giustiziarli” afferma Tiezzi, una principessa per cui “conta molto di più il mondo dei morti che quello dei vivi”.

La storia

Ma chi è Antigone? Nata da famiglia regale, ultima di una stirpe tebana dannata fin dalle origini. Il padre Edipo la concepisce insieme a Giocasta, inconsapevolmente madre e moglie di suo marito. Svelato il terribile incesto, Edipo si acceca e si allontana dalla città, Giocasta si toglie la vita. Rimangono al potere i fratelli di Antigone, Eteocle e Polinice, teoricamente incaricati di reggere la città un anno per uno. Al momento di cedere il trono al fratello gemello, però, Eteocle decide di attuare un colpo di stato e caccia Polinice dalla città. Una battaglia sanguinosa chiuderà il cerchio di sangue e tradimenti: Polinice raccoglie un esercito e attacca la città di Tebe, Eteocle risponde con pari ferocia: il duello si concluderà in parità, portando alla morte i due fratelli uno per mano dell’altra. Antigone rimane così sola, donna, con un padre/fratello esiliato e una madre/nonna morta, mentre lo zio Creonte tenta di ristabilire l’ordine all’interno di una Tebe distrutta. E qual è la prima ordinanza? I traditori della patria non possono essere seppelliti all’interno delle mura delle città. Il corpo di Eteocle, quindi, riceverà tutti gli onori, mentre Polinice dovrà marcire ed essere divorato dagli animali. E questo, Antigone non lo può accettare. Seppellirà da sola il fratello, si sottometterà fieramente alla sentenza di morte perché sa di agire nel rispetto di regole non scritte della famiglia e dell’onore, mentre Creonte non accetta attenuanti, perché ha deciso di servire fedelmente la ragione di Stato.

Un’analisi

Dunque: Antigone è una talebana? Sarebbe interessante capire cosa si intende con questo termine. È inamovabile? Sì. Segue regole non scritte? Sì. Costruisce la propria morale intorno a una costruzione sociale? Sì. Ma non diversamente fa Creonte. Il loro è uno scontro fra titani, fra posizioni estremizzate, fra culture estremizzate. Anzi, fra stadi diversi della stessa cultura. l’opera risale infatti al IV sec a.C., un periodo di transito per l’antica Grecia, fra quella cultura della vergogna che la caratterizzava fin dai tempi più antichi (la stessa cultura in nome della quale Medea uccide i propri figli piuttosto di lasciarli in mano ai nemici che potrebbero farsi gioco di lei e di loro) e una cultura completamente diversa, basata sulle leggi scritte e sulle gerarchie cittadine piuttosto che famigliari. Un periodo di transizione, dunque, e come in ogni transizione c’è bisogno di scendere a compromessi, se si vuole evitare il peggio per tutti. E proprio questo Sofocle vuole insegnare (la tragedia era considerata di utilità pubblica e i cittadini avevano vacanze e agevolazioni per potervi assistere), mettendo a confronto l’integralismo di due posizioni che finiscono per distruggersi a vicenda: Antigone, rifiutando la ragione di Stato, viene condannata a morte, ma Creonte, che non accetta di scendere a patti con le leggi non scritte di Antigone, perde il figlio (che si suicida abbracciato al corpo della ragazza, sua promessa sposa) e la moglie (che si suicida a sua volta non appena apprende della morte del figlio). L’irrigidimento, da ambo le parti, è distruttivo. Il fondamentalismo non salva, come non salva un multiculturalismo posticcio in cui viene rimosso il carattere disturbante dell’altro. Il dialogo, se reale, è sempre doloroso.

 

Fonti                                                                                                              Photo Credits

Sofocle, Antigone, 2003, Paravia                                                                   www.federicotv.it

Dodds, I Greci e l’irrazionale, 1951                                                                wikisource.org

Žižek, Benvenuti nel Deserto del Reale, 2002, Verso Books                            eo.wikipedia.org

Costantini, Antigone, una talebana all’obitorio, in La Lettura 18/02/18

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