Franca Viola: il diritto di dire no

Non permettere mai a niente e a nessuno di fermarti. Cammina a testa alta. Non pensare che una missione, una strada, una decisione è troppo grande per te. Per quanto lungo possa essere un viaggio, se credi che sia quello giusto, intraprendilo”.
Siba Shakib

Con i diritti, si parla spesso di coraggiosi rifiuti e di prese di posizione assolutamente contro ogni possibile previsione per l’epoca. È il caso di Franca Viola, una donna forte che dopo aver subito l’indicibile ha deciso di opporsi alla situazione e di rifiutare il compromesso con un uomo spregevole. A volte, dei “no” inaspettati risvegliano le coscienze e portano più cambiamenti dei “sì”, anche nelle persone all’apparenza più fragili.

Parlando di minoranze – concetto che non implica esclusivamente la sfera quantitativa/numerica, ma anche quella di potere sociale e culturale universalmente riconosciuto – non si può trascurare l’importante sfera dei diritti delle donne. Sebbene si ritenga di essere ormai in un’epoca definibile liberale dal punto di vista dei diritti, della liberazione e di apertura mentale, con una analisi più minuziosa si comprende che ci sono costituzioni gerarchiche, come quella maschile e femminile, ancora estremamente forti e per cui la cultura e la legge ancora contribuiscono talvolta nel conservare lo status quo. I diritti sono sostanzialmente emanazioni della norma, ed essa è costruita anche a partire dai fatti sociali che impattano sull’importanza che riveste un tema specifico piuttosto che un altro: questa suddivisione gerarchica rimane nient’altro che un fenomeno culturale, per cui può essere modificato con una particolare attenzione alla consapevolezza e al cambiamento prospettico sulla condizione della donna.

 

Come afferma Bianca Gelli, «ognuno di noi ha un’idea sulla natura degli uomini e delle donne, questa idea gli deriva da un’esperienza personale o il più spesso dalla rappresentazione mentale che la cultura in cui vive gli sollecita». Questo non significa però che tutto deve restare com’è: è il caso iconico e storicamente significativo di Franca Viola. In particolare, il suo nome è collegato agli articoli del Codice Penale n. 544, “Causa speciale di estinzione del reato” e n. 587, “Omicidio e lesione personale a causa di onore”, introdotte da Alfredo Rocco nel 1930 e successivamente abrogati dalla legge n. 442 del 1981. Una legge estremamente recente, se ci si riflette. In sintesi, in questi due articoli si depenalizzava lo stupro se seguito dal cosiddetto matrimonio riparatore e si provvedeva a ridurre significativamente le pene sia per l’omicidio della coniuge fedifraga o della sorella o figlia “disonorevoli” (e chiaramente anche dell’“usurpatore”) e si riduceva a un terzo qualsiasi pena inflitta se in seguito all’“ira” dell’onta si fossero procurate lesioni dolose, anche in contesti che prevedevano le circostanze aggravanti. Franca, nel 1965, venne rapita dall’allora suo pretendente, Filippo Melodia, e venne abusata più volte. Quando lui, dopo averla tenuta segregata per otto giorni, la liberò, si pensò al sicuro. All’epoca lo stupro non era considerato un reato se a seguito di esso l’uomo sposava la donna che aveva aggredito. Il matrimonio “riparava” il torto subito, poiché la violenza sessuale era considerato un delitto contro il buon costume, non contro la persona. Il matrimonio era considerato un prendersi la responsabilità dell’atto, e questo estingueva ogni pendenza con la legge in tal proposito.

Quando lui si appellò a questa legge, lei rifiutò categoricamente, sostenuta dall’intera famiglia. Il padre di Franca, Bernardo, che era stato fautore della rottura del fidanzamento dopo l’arresto di Filippo per furto e associazione mafiosa, la sostenne fermamente contro questa trappola. Ebbene, Franca Viola non solo vinse il processo e non sposò il suo aggressore, ma riuscì a muovere gli animi di molte figure politiche dell’epoca, tra cui Giuseppe Saragat, Giovanni Leone e Oscar Luigi Scalfaro. Per questo motivo, oltre a essere una figura importante per aver fatto cominciare a girare la ruota della prospettiva nei confronti dei diritti delle donne, ha ricevuto da Giorgio Napolitano l’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana il 12 febbraio 2014. Grazie al suo coraggio, viene considerata a tutti gli effetti la fautrice del cambiamento di pensiero e di emancipazione delle donne sfociato infine nella legge n. 442.

 

Fonti:

  • Gelli B. (2009), Psicologia della differenza di genere. Soggettività femminili tra vecchi pregiudizi e nuova cultura, Franco Angeli, Milano.
  • AAVV (2016), Investigating gender-based violence, Pozzolo S., Viggiani G. (a cura di), Wildy, Simmonds & Hill Publishing, London.

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