Un debito difficile da saldare: l’Earth Overshoot Day arriva sempre prima

“Non ereditiamo la terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli”

Proverbio navajo

Mercoledì 1 agosto 2018 é caduto l’Earth Overshoot Day, una ricorrenza ricordata ogni anno a partire dal 1971. La popolazione mondiale però non ha nulla da festeggiare.

La data, indicata in passato anche con il nome di Ecological Debt Day (EDD), indica infatti il giorno nel quale l’umanità consuma interamente le risorse prodotte dal pianeta in un intero anno solare. Idealmente dovrebbe cadere il 31 dicembre dell’anno in questione, ma la data arriva con sempre maggiore anticipo. Il 1 agosto 2018 l’umanità realizza dunque il suo record in negativo: dal 2 agosto in poi intaccherà il numero di risorse destinate al 2019.

L’Earth Overshoot Day viene ottenuto ogni anno dal calcolo dell’organizzazione non profit Global Footprint Network, un Istituto internazionale di ricerca che studia strumenti per valutare e migliorare la sostenibilità ambientale. Il risultato viene dal rapporto tra la biocapacità terrestre, ovvero l’ammontare di tutte le risorse che la Terra é in grado di produrre annualmente e l’impronta ecologica dell’uomo, un indicatore che misura l’area biologicamente produttiva di mare e di terra necessaria a rigenerare tutto ciò di cui ha bisogno la popolazione umana (come cibo, incluse le risorse ittiche, legname, fibre tessili per il vestiario, lo spazio per la costruzione di strade e case, l’area forestale necessaria ad assorbire le emissioni di anidride carbonica) e ad assorbirne i rifiuti.

Ottenuta la richiesta totale, si individua così la frazione dell’anno per la quale le risorse generate riescono a provvedere al fabbisogno umano e moltiplicando per il numero di giorni in un anno si ottiene la data dell’ Earth Overshoot Day.

 

Il risultato dell’operazione viene pubblicamente condiviso dall’ONG dal 1971 e la data ottenuta si é man mano allontanata sempre più dal termine dell’anno solare. In sintesi l’umanità continua a esaurire il “capitale ecologico” dell’anno molto prima che il pianeta sia in grado di ricostituirlo, portando ad una sorta di debito di risorse. Come anticipato, il bilancio del 2018 appare particolarmente preoccupante: é stato calcolato che attualmente l’umanità consuma risorse pari a quelle di 1,7 Terre e che procedendo con questi ritmi nel 2050 sarà necessaria la produzione di ben due pianeti per soddisfare il fabbisogno globale.

Come invertire la drammatica tendenza? Puntualmente, ogni anno, Il Global Footprint Network lancia la campagna virale #MoveTheDay con l’intento di persuadere la popolazione mondiale, in particolare dei Paesi industrializzati, a modificare in maniera netta i propri consumi, le proprie abitudini e le proprie  attività per “guadagnare” tempo e aumentare la distanza tra un Earth Overshoot Day e quello successivo.

Le principali aree tematiche interessate sono quattro: alimentazione, popolazione, trasformazione dell’assetto urbano con la costruzione di smart cities e consumo energetico.

Ogni cambiamento prospettato, per quanto radicale, riesce ad apportare un miglioramento effettivo: ad esempio se tutti modificassero le proprie abitudini alimentari, dimezzando gli sprechi di cibo, sarebbe possibile guadagnare circa 11 giorni di “respiro”. Sarebbe anche necessario rinunciare ai prodotti degli allevamenti intensivi, tra le maggiori industrie inquinanti ed enormi consumatori di risorse idriche e suolo; dimezzando infatti il consumo di carne di ognuno sarebbe possibile spostare le lancette dell’orologio in avanti di altri cinque giorni.

Il riferimento alla popolazione mira invece a promuovere un maggior controllo delle nascite e una maggiore attenzione nei confronti di una crescita demografica che sembra quasi inarrestabile: attualmente la popolazione mondiale supera i 7 miliardi e mezzo di individui. Quasi otto miliardi di avidi consumatori che entro il 2050, secondo le previsioni delle Nazioni Unite, saliranno a nove.

All’esigenza di una migliore qualità di vita si lega anche il concetto di abitabilità e smart cities: occorre infatti che le città siano formate da edifici efficienti e compatti dal punto di vista energetico, nonché eco friendly, come suggerito dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, che annovera anche l’urbanizzazione selvaggia tra le minacce alla salute dell’ambiente. A questo discorso si ricollega infine l’indispensabile cambiamento del consumo energetico: circa il 60% dell’impronta ecologica é infatti costituita dalla carbon footprint, una stima delle emissioni di gas serra prodotte dalle attività umane. Se si riducessero queste, sarebbe possibile posticipare l’Earth Overshoot Day di oltre tre mesi.

 

 

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