Il femminicidio: sempre più questione millennial

“Due coltellate e mezzo per ogni anno della mia breve vita, solo venti dritte al cuore”.
Serena Dandini da “Ferite a morte”


Il femminicidio, l’omicidio delle donne in quanto tali, vede numeri sempre più in aumento. Sorprende, però, che, stando all’Istat – a dispetto di quanto spesso si creda – aumentano i millennials: tra le vittime, come tra gli assassini.

“Il titolo sul giornale invece non era tanto grande: «Ragazza sessantaseienne uccisa da venticinque coltellate»…
No, scusate è il contrario: venticinque anni, sessantasei coltellate, mi sbaglio sempre.” Le parole le ha raccolte Serena Dandini, nel suo “Ferite a morte”, rivestendole di un’amara ironia che non annacqua l’enormità dei numeri. Molte attrici, negli anni, hanno dato a questa ragazza una voce, ogni giorno diversa. Resta però la sua storia, e la sua età cui è stato impedito di cambiare. Una storia per raccontarne centinaia, perchè le statistiche lo raccontano: il femminicidio è, sempre di più, una strage di Millennials. 

Lo certifica uno studio condotto dall’Istat in collaborazione con il Ministero della Giustizia. In Italia, la violenza perpetrata contro delle donne in quanto donne uccide una donna ogni due giorni. E sono sempre di più ragazze tra i 18 e i 30 anni. Il dato significativo, però, riguarda anche gli aggressori e gli assassini: se rilevazioni degli scorsi anni ne individuavano l’età tra i trenta e i quaranta, l’Istat certifica un abbassamento che coinvolge anche i giovani millennials, senza riguardo o distinzione per provenienze geografiche o etniche.

Un abbassamento che ha indotto alcuni cronisti, tra cui quelli di Studentiville, a chiedersi se esista un legame tra l’età e il femminicidio. Se cioè, il modo di vivere dei millennials possa generare azioni di questo tipo: si chiedono, ad esempio, se la facilità di controllo di tutto ciò che li circonda attraverso un’app non possa generare un’esigenza parossistica di controllo anche delle relazioni sentimentali. Oppure se il  senso di incertezza diffusa che caratterizza la vita delle millennials, non esponga le più fragili a non difendersi da fidanzati violenti, o ancora se il lassismo educativo spinga questi ultimi, in un tempo in cui le ragazze sono sempre più consapevoli della propria libertà di donne e di individui, a considerarle invece una proprietà. Domande prive di risposte od evidenze scientifiche, che tuttavia provano a interpretare un dato freddamente statistico: le millennials vittime di femminicidio sono numerose, e in aumento i  coetanei fra i loro assassini.


Ma dove trovare le ragioni del mutare di un fenomeno che rimane costante? Cosmopolitan, si pone domande simili: quali indicazioni sul modo di vivere le relazioni hanno assorbito i millennials dalla generazione precedente? Quale importanza ha la diffusa assenza di corsi di educazione sessuali nelle scuole? La stabilità economica delle famiglie di molti millennials li ha indotti ad abituarsi alle risposte positive e a reagire con la violenza e l’omicidio al sentirsi rifiutati, o a chi non agisca secondo i loro desideri e regole?
Domande, che non conoscono risposte: se non la consapevolezza che il femminicidio non conosce discriminazioni di status culturale od economico, ma che per contrastarlo lo strumento è la consapevolezza. E quella dei millennials potrebbe ancora essere l’età di una nuova coscienza.

Fonti:                                                Immagini:

Cosmopolitan                                   Copertina
Studentville                                       Foto 1
Ferite a morte                                    Foto 2

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