Le geisha. Una storia di donne emancipate

“La geisha è un’artista del mondo che fluttua, canta, danza, vi intrattiene; tutto quello che volete, il resto è ombra, il resto è segreto”

Arthur Golden, da “Memorie di una geisha”

Le geisha sono delle famosissime figure femminili giapponesi; tramandata all’Occidente tramite rappresentazioni pittoriche e cinematografiche, si conosce bene l’elegante bellezza del loro viso bianco, su cui risaltano ciglia allungate e labbra rosso fuoco. Oggi sono donne che scelgono volontariamente di fare come mestiere le “persone d’arte” (ciò significa, letteralmente, geisha). Esse infatti intrattengono uomini con balli, canti e conversazioni. Ma qual è la loro storia e qual era la loro condizione in passato, quando le donne erano meno libere in Giappone?

Il primo prototipo di geisha nacque nel Giappone del periodo Heian (794-1195 d.C.). Nella corte dell’allora capitale Kyoto vi erano donne assai acculturate e sofisticate, molto ricercate dai nobiluomini. A questi però era concesso un fugace incontro di mezzanotte solo a patto di scrivere un poema di 31 sillabe (waka), a cui la donna doveva dare prima sia approvazione che risposta, con un altro poema analogo. Si trattava di un complesso rituale, simile alla tradizione bassomedievale europea, raccontata nelle poesie d’amore dei cortigiani. È interessante però notare che il livello di educazione di donne e uomini aristocratici doveva essere più o meno alla pari in Giappone, dato che anche le prime componevano versi.

Questo tipo di personaggio di corte subì un declino durante il plurisecolare periodo di guerre intestine, che ebbe fine soltanto nel 1600, con la salita al potere di Ieyasu Tokugawa, massimo comandante dell’esercito.
Allora ebbero grande diffusione gli spettacoli teatrali, che inizialmente comprendevano sia attori che attrici. Per contenere il fenomeno – in rapida diffusione – della prostituzione a pagamento delle seconde, tuttavia, presto il ruolo di recitante (kabuki) fu ristretto ai soli maschi adulti. Ma ovviamente spettacoli clandestini di sole femmine kabuki continuarono a essere inscenati, anche per soddisfare i bisogni del nuovo ceto dei potenti mercanti in ascesa. Alla fine il governo decise di ufficializzare e legalizzare la cosa, e così furono create, intorno al 1780, le prime case registrate di queste donne teatranti e musicanti, che nel frattempo cominciarono a essere chiamate, appunto, geisha.

Ieyasu Tokugawa

È importante però chiarire che le geisha non erano solo ricercate per le loro prestazioni sessuali, ma soprattutto per il loro piglio conturbante e per le loro abilità performative, che erano notevoli. L’indottrinamento che ricevevano fin da piccole era infatti rigidissimo. Dopo essere state vendute, all’età di circa dieci anni, alle case ufficiali, da famiglie troppo povere per occuparsene, le bambine future geisha cominciavano un duro addestramento, che doveva renderle non solo abili artiste, ma anche donne forti ed indipendenti. Inizialmente facevano solo le cameriere, servendo il té secondo precisissimi schemi posturali e gestuali (ma nel frattempo dovevano anche guardare le loro sorelle più grandi ed assorbire informazioni). Più tardi cominciavano ad allenarsi con il liuto e la danza, per ore e ore al giorno, oltre che a ricevere una buona cultura di base.

Una volta compiuti i vent’anni, era giunto per loro il tempo di diventare geisha a tutti gli effetti. Prima, però, le giovani dovevano essere deflorate da un fortunato candidato, che le inaugurasse. Questo, in ultima istanza, era il migliore offerente, dato che il pagamento risarciva il costo dell’acquisto della geisha in questione, ma le donne avevano delle tecniche per influenzare la scelta di chi le avrebbe portate a letto; seducevano infatti coloro i quali erano di loro gradimento, con bei poemi e musica soave, e allontanavano, strimpellando, chi non ritenevano degno.

Una geisha

Da ciò si può evincere che in certa misura le geisha erano allora donne emancipate e con una fortunata condizione sociale. Nonostante stessero certamente sotto l’autorità della casa e dovessero subire un iter estenuante, avevano comunque più autonomia e benessere delle donne del loro status, rimaste in campagna o in villaggi; inoltre ricevevano un’educazione tale da permetter loro di comporre versi e intrattenere conversazioni colte con gli uomini. Sulla politica, in particolare, dovevano tenersi sempre aggiornate, e ciò dava loro addirittura la possibilità di influire in materia, almeno su chi ammaliavano.

 

Fonti:                                    Immagini:
Jocelyn Greenwood,           Copertina
Geisha: A History of           Sopra (1)
an Empowered Group”       Sopra (2)

 

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