La violenza sessuale non è solo un problema di Hollywood

“Viviamo in una società che insegna alle donne a difendersi dallo stupro, invece di insegnare agli uomini a non stuprare le donne. ”
Anonimo

Si è discusso molto ultimamente del problema relativo alla violenza sessuale nel mondo del cinema, e gran parte dell’opinione pubblica si è mossa e sensibilizzata riguardo a questa tematica, anche grazie a movimenti per la tutela delle donne come #MeToo. Le molestie, però, non sono purtroppo circoscritte all’ambito cinematografico. Migliaia di donne in tutta Italia sono costrette a tacere davanti a soprusi di datori di lavoro e colleghi d’ufficio. 

La molestia sessuale, forse anche a causa dell’utilizzo che i media fanno di questa espressione, è associata dal sentire comune principalmente all’atto dello stupro (o comunque della violenza di tipo carnale) operata nei confronti di una donna da un individuo a lei sconosciuto. La realtà è però ben diversa da come la percepisce l’opinione pubblica. La maggior parte delle molestie, infatti, avviene in casa e sul luogo di lavoro, da parte di familiari, parenti ed amici della vittima. Un altro ambiente in cui si consumano violenze nei confronti delle donne è il luogo di lavoro: uffici, corridoi di piccole o grandi aziende. (Con queste affermazioni non si intende affatto escludere consapevolmente gli uomini, ma l’argomento si farebbe troppo complesso per essere trattato in questa sede). 

I dati Istat parlano chiaro: Sono 1 milione 404 mila le donne tra 15 e 65 anni che nel corso della loro vita lavorativa hanno subito molestie fisiche sul luogo di lavoro, o da parte di un collega o di un datore, o ricatti sessuali sul posto di lavoro. Rappresentano l’8,9% delle lavoratrici attuali o passate, incluse le donne in cerca di occupazione. Ricatti, abusi, tentativi di prevaricazione e palpatine: questo e molto altro sono costrette a sopportare molte italiane, spesso timorose e spinte a tacere per evitare ripercussioni, per la paura di non ottenere il posto tanto desiderato se in fase di colloquio o, addirittura, per paura di perderlo se già assunte. 

A questo tipo di violenza se ne affianca spesso uno più subdolo e viscido. Non è raro infatti che sul luogo di lavoro ci sia chi si permette di fare battute volgari, oscene e a sfondo sessuale, anche di fronte ad altre persone. Secondo una legge italiana emanata nel 2006, queste affermazioni sono da considerarsi alla stregua di vere e proprie molestie, anche se nella quasi totalità dei casi la legislazione non viene mai applicata alla lettera. 

Ma se non è la legge a tutelare le vittime, chi altro lo può fare? In situazioni delicate come queste è veramente difficile reagire. Al momento del fatto, quando si viene aggredite, palpate, baciate e violate in qualsiasi modo nella propria intimità, la reazione più spontanea è quella di rimanere immobili, paralizzate, incapaci di dire o fare alcunché. Spaesate, imbarazzate dal gesto inaspettato del collega e spesso invase dal senso di colpa, le vittime di molestie si sentono in torto. Forse – pensano – è stata colpa loro, colpa di quella camicetta un po’ scollata, colpa della gonna troppo corta o del jeans attillato. Non serve grande immaginazione per prefigurarsi le reazioni ad una possibile denuncia di molestia sul lavoro: chi dirà che se la sono cercata, decidendo di vestirsi in quel modo, chi penserà che hanno confessato solo per fare carriera, chi sosterrà che era meglio non parlare proprio, e lasciare le cose come sempre erano state. 

È possibile risolvere questa problematica? E se si, come? La risposta è semplice, quasi scontata, ma forse proprio per questo troppo spesso sottovalutata. L’ignoranza, si combatte con l’educazione. La violenza si sconfigge con la cultura. In Italia non è ancora molto presente una vera e propria educazione di genere, specialmente nelle piccole medie aziende, che sono quelle più diffuse nel nostro paese. È importante, come già avviene in molti altri paesi europei (le ore annuali di formazione in Italia sono 3 in media, per dipendente, contro le 24 tedesche) potenziare la formazione culturale di genere, anche all’interno delle aziende stesse, per promuovere il rispetto e l’uguaglianza tra i due generi, per superare finalmente stereotipi, prevaricazioni e violenze. 

FONTI:

IMMAGINI:

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *