Partire per un forse. Yoro, una voce dei migranti millennials

Eppure lo sapevamo anche noi 
l’odore delle stive 
l’amaro del partire”
Gianmaria Testa  – Ritals

Si raccontano spesso le specificità dei millennials, la loro possibilità di cambiamento. Meno spesso si ascoltano le voci dei millennials come Yoro, che la vita ha spinto a partire dal Mali all’Italia. I migranti millennials però, hanno molto da raccontare

Una lotta, una lotta che non ha motivi, ma esplode in tutta la sua violenza, contrapponendo l’uomo all’uomo. Questo è “Nella giungla delle città”, una delle opere giovanili di Bertolt Brecht. Uno scontro che Yoro conosce bene, che gli ha cambiato la vita, che lo ha portato lontano da casa, oltre il mare, e fino a un palcoscenico, che lo ha reso migrante. Uno scontro che dice molto di un presente dove lo scontro appare prassi quotidiana. Un tempo che è in mano ai millennials, e alle loro specificità. Al loro sapersi sentire cittadini del mondo, alla loro propensione alla connessione. Anche Yoro è un millennial, ha ventitrè anni e come i suoi coetanei gira sempre in scarpe da ginnastica e jeans strappati.

Eppure, lui è uno di quelli verso cui, la lotta, sembra starsi rivolgendo. Uno di quelli che ha attraversato il deserto e poi il mare, cercando di approdare a un’altra vita. Uno dei millennials di cui tutti parlano, ma di cui si ascoltano poche voci. La sua parla volentieri, e racconta una storia che somiglia a tante altre. La storia di un viaggio “difficile difficile”, dice. Lesina sui dettagli, e non è dato sapere se sia il peso dei ricordi o la consapevolezza lucida di chi sa che “la vita non è facile, vero?”.

La sua è iniziata in Mali, e il primo ricordo che condivide lo chiama, nel suo italiano ancora semplice ma limpido, “problema”. Se poi lo si incalza, il problema assume contorni più netti. “C’era una guerra per la terra, nella mia città. E quindi mia madre è morta, e anche mio fratello maggiore. Quando sono morti, io avevo paura” Paura, vent’anni e l’obbligo di crescere in fretta.  E un padre che vuole salvarlo. “E allora mi ha detto: Yoro, puoi andare lontano, dove si vive senza pericoli, senza paura”. 

Yoro (al centro) in scena con l’attore Giacomo Lilliù
ph. Lorenzo Plevani

E così Yoro ha obbedito a suo padre, che ha pagato una fortuna a un ragazzo libico perchè lo portasse dal Mali alla Libia, dove partire. Su questo tratto, i suoi ricordi sono più vividi. “Per fortuna il Mali non è lontano dalla Libia”, chiarisce, però “il viaggio è stato molto molto difficile, veramente, perchè sono stato tre mesi sulla strada, e sulla strada ci sono tanti banditi”. Su questo racconta con una certa fatica e ci vuole un po’ di insistenza per capire che quei tre mesi li ha trascorsi dentro a un camion. Erano “venticinque alla partenza, e quando sono arrivati quattro erano morti, perciò difficile difficile”. E si ha paura, a chiedere oltre.

Però sa di essere uno dei più fortunati. “Grazie a Dio”, perchè arrivato in Libia ha trovato lavoro, e ha potuto fare a meno di sperimentare le prigioni libiche, le privazioni, le torture con la corrente elettrica, le botte, gli stupri, gli aguzzini che decidono in una frazione di secondo chi vive e chi muore per un gesto che li urta. Il vasto campionario dell’orrore nella geografia di segni che molti delle altre decine con cui condivide i palchi marchigiani portano incisa la memoria e la pelle.

A lui è andata bene. “In Libia ho lavorato un anno in pasticceria, ho guadagnato un po’ di soldi e li ho pagati per venire in Italia”. Un anno di lavoro per tre giorni, per usare le parole che in “Human” hanno scelto Lella Costa e Marco Baliani, “in cui mettersi in mare sapendo che forse moriranno. Perchè? Per quel forse”. E così, caricati di cento in cento su piccoli gommoni, si sono trovati trasbordati in settecento su una delle tristemente celebri “carrette del mare” (quelle che qualche politico ha chiamato taxi) a sperare in quel forse.

Yoro e i suoi compagni di scena a fine spettacolo
ph. Lorenzo Plevani

Quel forse che a Yoro ha portato fortuna. Lui si è salvato dalla maledizione lanciata dai mostri marini ghiotti di preziosi di cui i libici raccontano a chi imbarca per fargli lasciare a terra quel po’ che hanno con sè per il futuro, “per non morire, per non uccidere” perchè magari è una bugia, ma se succede qualcosa “sarà colpa tua”. (lo ha trascritto dai loro racconti Sonia Antinori, regista e drammaturga dello spettacolo in cui Yoro era in scena). Non è morto e non ha ucciso. Invece è approdato in Sicilia, per tredici giorni in cui gli hanno spiegato le leggi italiane, e da lì nelle Marche, ad Ancona, la città dove il sole sorge e tramonta sul mare, e dove una associazione, “La gemma”, Gli insegna l’Italiano, segue la procedura della sua richiesta di asilo e lo sta aiutando a cercare lavoro.

E intanto, dall’incontro con Antinori e la compagnia MALTE, lo ha portato in scena, a raccontare con un testo di inizio secolo, tra “una lingua da disimparare e un’altra da imparare in fretta”, come canta Gianmaria Testa, l’incontro e lo scontro fra gli uomini. Un’esperienza che lo ha divertito e lo ha arricchito, dice, perchè in cinque mesi di lavoro, quelli che ci sono voluti per arrivare a recitare Brecht in italiano “con la lingua ho fatto tanta esperienza”. E adesso ricambia, insegnando la sua di lingua, il bambara, a chi lo ha aiutato a imparare il testo, e si augura finalmente un futuro senza paura. Perchè ha fatto sue le parole su cui è calato il sipario della sua prima prova d’attore, e sa che lui è uno dei millennials che contribuiranno alla direzione del futuro. “perchè se, uno: hai passato il mare, e due: non sei stato maledetto, e tre: sei giovane, non puoi non avere speranza. Perché checché ne dica il mondo di ieri, il mondo di domani è tuo”.

Fonti:                                                                                                                            Immagini

Intervista dell’autore. 11.8. 2018.                                                                                  Courtesy ph.
Sonia Antinori, “Nella giungla delle città, l’irruzione del reale 1. Il Castello” MALTE    Lorenzo Plevani
Sonia Antinori, “Nella giungla delle città, l’irruzione del reale 3. La Porta” MALTE
Lella Costa, Marco Baliani, “Human”,  Mismaonda, SardegnaTeatro
Gianmaria Testa, “Da questa parte del mare” Incipit

 

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