L’inaspettata secolarizzazione dell’epoca moderna

“I contadini non sono meglio della paglia. Non ascoltano e sono privi di senno”
Martin Lutero

È vero che i poveri sono sempre stati l’emblema del buon cristiano, fedele e sottomesso all’ortodossia, di contro allo sfarzo dei nobili arricchiti e attaccati ai beni carnali, spesso dipinti facilmente come libertini, degenerati, turpi?
In realtà, gli studi storico-sociali più recenti dimostrano che questa bella favoletta non regge. La secolarizzazione delle masse, in Europa, è cominciata assai prima di quanto si pensi, e la loro fede è di fatto sempre stata ben poco ortodossa.

Già prima del ‘500, un qualunque alto prelato cattolico europeo, che avesse voluto giudicare il grado di cristianizzazione del popolino in base alla sua condotta esteriore, e alla concordanza di questa con il dogma di Roma, avrebbe forse creduto che l’Apocalisse fosse prossima. I piccoli preti di paese tutto ciò lo sapevano bene, e si erano rassegnati: non c’era verso di insegnare la dottrina a una “mandria di contadini e mercantucoli scellerati”, che sapevano solo pensare al prezzo del pane, e non si curavano affatto dei sermoni della domenica. Alla messa di solito in realtà partecipavano quasi tutti, ma solo per festeggiare, spettegolare, lanciare sguardi ammiccanti, e soprattutto per la riunione in piazza e il banchetto successivi.

La maggior parte della gente comune si considera un “vero cristiano” solo per il fatto che sapeva cosa fosse il crocifisso, ne aveva uno e se ne faceva il segno un paio di volte al giorno: tutta qua la devozione del pio contadino. Questi andava raramente in pellegrinaggio, forse solo quando accadeva qualche disgrazia, non si confessava, non sapeva quasi nulla di ciò che una buona catechesi dovrebbe pretendere – finanche a ignorare il significato del dogma trinitario – non rispettava regolarmente il digiuno della quaresima.
È in particolare assai buffa la singolare attenzione delle classi più misere per il culto dei santi, sorta di retaggio politeistico-pagano, che sopravvive ancora oggi nelle regioni meridionali italiane, ad esempio. Era una devozione, quella, assai forte, ma che aveva ben poco di spirituale e di ufficiale. Erano venerati i santi che, per sentito dire, si pensava fossero in grado di risolvere alcuni problemi concreti. In Spagna, ad esempio, Sant’Anna era considerata un antigelo, mentre San Gregorio un insetticida.

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Annibale Carracci, San Gregorio in preghiera

Il fattore più rilevante di spinta verso la secolarizzazione, ben prima dell’Illuminismo, era però l’odio crescente nei confronti del “Primo Stato”, che mostrava una lontananza sempre più evidentemente incolmabile rispetto a quegli ideali di povertà e carità, professati dai sacerdoti ogni fine settimana, ma rispettati nemmeno più dai frati. I vescovi erano oramai, nel sedicesimo secolo, dei principi a tutti gli effetti, e ciò, come ben si sa, fece scoppiare la riforma protestante di Martin Lutero. Ma il risentimento delle masse popolari si era già diffuso da tempo; sebbene questo inizialmente trovò un appoggio, soprattutto in Germania, nella suddetta riforma, con la tentata ribellione dei contadini del 1525, sotto la guida di Thomas Müntzer, fu Lutero stesso (si veda la citazione in apertura) a condannare i rivoltosi come pericolo diabolico e ad intimare di “strozzarli come cani”. La fiducia dei miserabili nel protestantesimo fu dunque assai breve, poiché velocemente disillusa, e perciò nei paesi riformati il livello generale di fede incondizionata non mutò, e, nei fatti, tutto rimase come prima. Al più, forse, la riforma non fece altro che portare ulteriore secolarizzazione diffusa.

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Thomas Müntzer

Contemporaneamente al proliferare delle “eresie”, furono infatti introdotte, specialmente nei paesi protestanti, ma anche in Italia, le prime scuole pubbliche elementari, aperte anche a chi era appena benestante, non volte ad una educazione “canonica”, ma sommaria, priva dei classici e pragmatica. Ciò aumentò, seppur minimamente, alfabetizzazione e istruzione, e permise il diffondersi di un certo spirito critico, anche nei confronti dell’ortodossia cristiana. Emblematico è il caso italiano di Domenico Scandella, contadino autodidatta di Montereale, nato nel 1532, che aveva letto e apprezzato il “Decameron” e ne aveva tratto idee assai originali per l’epoca. Rifiutava, fra le altre cose, i sacramenti, il culto delle reliquie, la verginità della Madonna, le messe per i morti e la totale certezza della Scrittura, e per questo fu ovviamente messo al rogo.

Fonti:                               Immagini:
George Huppert,            Copertina
“Storia sociale                 Sopra (1)
dell’Europa moderna”     Sopra (2)

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