Cannucce, sacchetti e altri oggetti dispersi: l’Europa contro la plastica monouso

Strana è l’arte della nostra necessità,
che può render preziose le cose vili”
William Shakespeare, da “Re Lear”

 

Molti oggetti di plastica sono protagonisti del quotidiano, risultando spesso tanto presenti e poco riconoscibili da sembrare invisibili. Ma sono davvero così indispensabili? Alcune norme recentemente approvate dalla Commissione Europea hanno bandito definitivamente dieci oggetti di plastica monouso per ridurre l’impatto del materiale sull’ambiente. La decisione però non ha riscosso l’entusiasmo sperato.

É ufficiale: bastoncini per la pulizia delle orecchie, posate, piatti, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini, dovranno essere fabbricati esclusivamente con materiali sostenibili. “Di fronte al costante aumento dei rifiuti di plastica negli oceani e nei mari e ai danni che ne conseguono – dichiara l’esecutivo UE – la Commissione europea propone nuove norme per i dieci prodotti di plastica monouso che più inquinano le spiagge e i mari d’Europa e per gli attrezzi da pesca perduti e abbandonati. Questi prodotti rappresentano il 70% dei rifiuti marini”.

Si tratta comunque di una misura limitata: verranno infatti eliminati dal mercato i prodotti di plastica monouso facilmente sostituibili con alternative più eco friendly altrettanto economiche e accessibili, mentre di quelli meno facilmente rimpiazzabili verrà incentivata la riduzione del consumo nei vari Paesi europei.

Saranno inoltre ammessi i contenitori per alimenti e bevande in plastica monouso solo se privi di tappi e coperchi rimovibili e i diversi Stati membri dovranno limitarne l’uso fissando obiettivi nazionali di riduzione, mettendo a disposizione prodotti alternativi presso i punti vendita o impedendo che i beni di plastica siano forniti gratuitamente.

Operazioni analoghe sono già state proposte e sperimentate in precedenza in Europa per volontà di organismi nazionali o locali oppure su iniziativa di associazioni, esercenti e privati. Dal 2010 il Regno Unito ha ad esempio scoraggiato la diffusione e l’uso dei sacchetti di plastica, che dal 2015 sono divenuti a pagamento per volere della distribuzione al dettaglio; a distanza di otto anni é stato possibile riscontrare una diminuzione dell’84% del loro uso e del 30% della loro presenza nei mari britannici.

Nell’aprile del 2018 il Primo Ministro Theresa May ha inoltre annunciato una proposta di legge che abolirà le cannucce di plastica nei locali del Regno Unito e che andrà in consultazione entro la fine dell’anno. Si calcola infatti che ogni anno nel Paese vengano usate e disperse circa 8,5 miliardi di cannucce, con un notevole impatto sull’ambiente.

Molto interessanti anche campagne come #EcoCannucce di Marevivo, che nella città di Torino ha trovato l’adesione dell’Associazione Culturale Laboratorio Zip +, la quale ha diffuso nello scorso aprile l’appello #RinunciaAllaCannuccia tra i locali e le attività di ristorazione del capoluogo piemontese.

Un progetto a lungo termine strutturato come quello della nuova normativa della Commissione Europea rappresenta però una novità, soprattutto per via del coinvolgimento come attori nel cambiamento non solo dello Stato e dei consumatori, ma anche dei produttori. Oltre al divieto di commercializzazione dei beni menzionati, viene infatti anche fissato per gli Stati membri l’obbligo di progettare ed attuare operazioni di sensibilizzazione, che i produttori dovranno contribuire a finanziare insieme a quelle di gestione e bonifica dei rifiuti. Verranno inoltre erogati e promossi incentivi per le imprese per lo sviluppo di alternative meno inquinanti.

Secondo gli ambiziosi obiettivi della UE nel 2025 gli Stati membri dovranno inoltre raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica monouso per bevande, ad esempio, introducendo sistemi di cauzione-deposito. Prodotti come assorbenti igienici, salviette umidificate e palloncini dovranno poi presentare un’etichetta chiara e standardizzata che indichi come devono essere smaltiti, il loro impatto sull’ambiente e la percentuale di plastica che contengono.

La novità legislativa ha suscitato tiepidi consensi in associazioni ambientali come Legambiente e Marevivo, che l’hanno giudicata una prima forma di miglioramento, ma non ha entusiasmato PlasticsEurope, l’associazione europea della plastica. Secondo questa il divieto “non è affatto la soluzione per risolvere il problema del marine litter (l’inquinamento dei mari) ed è una scorciatoia che non avrà effetti decisivi nella risoluzione del problema”.

Bisogna inoltre non sottovalutare l’impegno del cambiamento culturale necessario. Osservare lo stato del consumo di plastica in Italia dopo l’introduzione dei sacchetti biodegradabili a pagamento dal 1 gennaio 2018 potrebbe avvalorare questo genere di perplessità. In attuazione della direttiva UE 2015/720 sulla riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero, sono state infatti bandite le buste sottili da imballaggio e trasporto, spesso disperse nell’ambiente dopo l’uso e ai punti vendita é stato proibito di fornirne gratuitamente anche le alternative, biodegradabili e compostabili.

Uno studio di ISMEA  (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) ha riscontrato che nei primi tre mesi del 2018, a causa del provvedimento, l’acquisto di frutta e verdura sfusa é calato del 3,5% rispetto al 2017, mentre l’acquisto di quella già confezionata é salito dell’11%, ribaltando completamente l’esito sperato: il consumo di plastica monouso non é infatti diminuito.

Un’ultima criticità é rappresentata dalle proteste di una categoria numericamente consistente di consumatori il cui benessere quotidiano dipende da molti oggetti di plastica monouso: i disabili, in particolare fisici. Per questi, come spiega la scrittrice e attivista per i diritti delle persone disabili Penny Pepper in un articolo per il The Guardian sulla proposta britannica, oggetti apparentemente insignificanti come le cannucce di plastica non costituiscono un lusso o un capriccio, ma una necessità.

Pepper, disabile dall’età di 14 anni, afferma che nessuna delle alternative oggi in commercio si adatta alla sua condizione: ha bisogno di cannucce abbastanza sottili che si pieghino, resistano a tutte le temperature e che funzionino con ogni liquido, compresi i medicinali.

“Le persone disabili non vogliono che la propria assistenza abbia la precedenza sull’ambiente -sostiene la scrittrice- ma sembra che nessuno consideri l’impatto che futuri cambiamenti nella normativa avranno sul loro benessere. Se ci dovrà essere un divieto, fate sì che i governi e i produttori ideino delle alternative eco-sostenibili economiche adatte davvero a tutti”

 

Credits immagini.        Fonti

Copertina.   .                Sacchetti bio Italia

Immagine 1 .                Disabili

Immagine 2.                 Europa, Inghilterra e Torino

Immagine 3.                 Divieto Inghilterra

 

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