Carte alla mano: i diritti che contano

“La più grande tragedia di questi tempi, non è nel clamore chiassoso dei cattivi, ma nel silenzio spaventoso delle persone oneste.”

Martin Luther King

 

A seguito delle ultime dichiarazioni del Ministro degli Interni riguardo il cambiamento delle diciture nel documento di identità elettronico, molti si sono mobilitati per comprendere la veridicità delle sue affermazioni. Questo articolo è più che altro una riflessione rivolta al significato retrostante a tali affermazioni, a prescindere dal resto.

Una notizia che é circolata facendo scalpore: una dichiarazione fatta dal Ministro Salvini a una emittente cattolica in cui dichiara di voler provvedere a sostituire la dizione “genitore 1” e “genitore 2” dai moduli delle nuove carte di identità elettroniche. Molte testate si sono già prodigate nel spiegare come mai la sua affermazione e promessa sia falsata, se non inconsistente.

Tuttavia, non è scopo di questo articolo approfondire ulteriormente il già detto del vero o falso nella sua reale attuabilità; quello che preme piuttosto è sottolineare come questa sia l’ennesima posizione del governo, chiaramente sostenuta dal Ministro Fontana, sulle famiglie arcobaleno. Le possibilità di strumentalizzazione dell’informazione sono del resto molte, nell’epoca dominata dalle fake news e dalla loro difficile gestione. Certamente si accerterà il grado di veridicità di quanto affermato dal Ministro degli Interni, quel che è interessante  è il retroterra che permea le parole di alcuni esponenti dell’attuale governo. Retroterra di cui occorre tenere conto nel momento in cui avvengono episodi siffatti, che richiamano certamente l’attenzione di molte, se non tutte, le associazioni impegnate nella difesa dei diritti civili.

Passi verso una parificazione dei diritti civili sono stati fatti, e le promesse elettorali prevedevano il non toccare i diritti acquisiti. Queste dichiarazioni però lasciano intendere una chiara posizione, sebbene prevedibile, di quello che è l’intento  verso le famiglie arcobaleno. Se da un lato è importante soppesare i fatti in maniera obiettiva con l’occhio di chi guarda al presente, come molte delle testate che puntualmente e doverosamente hanno verificato i fatti nella maniera più zelante possibile, è tuttavia anche molto importante soppesare la parte dei significati che sottostanno alle dichiarazioni d’intenti.

Una riflessione si pone, doverosa, per cercare di comprendere al di là delle evidenze quello che afferma un partito che ha ricevuto statisticamente moltissimi voti anche da una grande fetta di cittadini della comunità LGBT, con dichiarazioni d’intenti più gay friendly del previsto (e tutte però ancora da attuare). Riflessione che potrebbe partire proprio dalla considerazione riguardo questa azione senza ombra di dubbio grave e potenzialmente direzionata a contraddire le premesse da cui partiva il governo attuale. Un certo grado di confusione dicotomica emerge su molte delle prese di posizione di questa formazione di governo a due; quello su cui occorre forse transigere meno riguarda la difesa di diritti acquisiti che si era giurati di non attaccare. Ciascuno potrà prendere la posizione che preferisce al riguardo, a prescindere dalla questione della fattibilità delle dichiarazioni del Ministro degli Interni: il solo fatto che l’abbia espressa pone non pochi interrogativi a tutti coloro che si occupano dello sviluppo e del mantenimento dei diritti civili.

 

Fonti: 

1. Corriere della Sera

2. Gayburg

3. Huffington Post

4. Gay Center

 

 

 

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