Le millennials del fazzoletto verde che vogliono cambiare l’Argentina

“Siamo venute in questa piazza a dichiarare che ci vogliamo vive!”
Ni una menos – Argentina


Sono diventate note, nel corso della campagna #AbortoLegal, le masse di donne che, in Argentina, hanno manifestato con un fazzoletto verde, che continuano a portare anche dopo la bocciatura della legge. Le millennials che lo portano vogliono essere portatrici di un cambiamento su vasta scala

Se si trascorrono alcuni giorni per le strade di Buenos Aires, è impossibile non notare una somiglianza, che avvicina in particolare le giovani millennial. Un gran numero di loro porta legato allo zaino o alla borsa un fazzoletto verde. Lo si trova in tutte le edicole, appeso in bella mostra o nascosto fra quelli di altri colori. Quello arancione, a supporto della causa animalista, quello contro l’inquinamento. E poi quello azzurro, che del fazzoletto verde è l’opposto. Anche quello si nota, appeso agli zaini, alle cinte. Il Paese che si identifica nei fazzoletti bianchi delle madri di Plaza dei Mayo ha scelto questo strumento per esprimere la sua posizione: le ragazze (spesso in coppia) che mostrano il fazzoletto verde sono quelle che hanno scelto di supportare, vistosamente, la causa dell’aborto legale.


Impossibile, al di là del colpo d’occhio, stabilire quante siano le millennial che – anche dopo che il Senato argentino ha bocciato la riforma che avrebbe reso legale l’aborto entro la quattordicesima settimana – che hanno scelto di continuare a sostenere la “Campagna Nazionale per il Diritto all’Aborto Legale, Sicuro e Gratuito”, che sul suo sito (abortolegal.com.ar) afferma di lottare per “educazione sessuale per decidere, contraccettivi per non abortire, aborto legale per non morire”.
Una campagna, quella dei fazzoletti verdi, che trae origine da una serie di incontri lunga tredici anni, il cui impulso è rivendicato dal movimento “Ni una menos”: giovani donne che affermano di voler “cambiare tutto”, e di essere state un milione in piazza. 

“Veniamo a riscuotere un debito dagli Stati e dai governi per quelle che in tutti gli angoli del pianeta si ribellano e si organizzano. Siamo molte di più di quelle che si trovano qui, siamo le eredi delle madri e delle nonne di Plaza de Mayo, siamo le combattenti popolari, siamo le donne, trans, lesbiche, bisessuali, non-binarie, travestiti, indigene, afrodiscendenti, migranti, abitanti dei quartieri poveri e donne con HIV. […] Al tempo stesso diciamo di smetterla di vittimizzarci, affermiamo il nostro diritto al piacere, a decidere dei nostri destini, a disporre del nostro tempo, a non essere sfruttate né obbligate a soddisfare desideri che non sono nostri”. Recita così”. Anche se il Senato d’Argentina ha respinto la legge sull’aborto, le ragazze dei fazzoletti verdi non intendono occuparsi solo di aborto.


Il lungo manifesto tocca una notevole mole di punti. Non vogliono solo proteggere le 522mila donne che in Argentina, secondo LEFT, ricorrono ad aborti clandestini e le 49mila che finiscono in ospedale per le loro conseguenze, e quelle con sorti analoghe nei Paesi sudamericani dove l’aborto è illegale, come El Salvador, Honduras e Nicaragua, perchè la lotta riguardi tutto il continente. Al grido di #laluchasigue le giovani dichiarano di rifiutare la linea del Presidente Macri che punta all’austerità “ licenziamenti, povertà e precarizzazione per l’intera classe lavoratrice”. Contrastano la pubblicazione della sanità pubblica e chiedono una nuova legge su HIV e malattie sessualmente trasmesse.
Non solo: non intendono pagare il debito estero e affermano di ripudiare “l’esproprio violento delle terre delle comunità indigene e contadine, l’estrattivismo,  l’intossicazione da agrotossici che ci avvelenano e ci uccidono. Contro il razzismo, la discriminazione e la xenofobia”.

E ancora, contrastano i femminicidi e gli omicidi transfobici, le violenze contro le sex-worker e l’inasprimento del codice penale, chiedendo invece sicurezza e lavoro per le vittime di violenza.
Sono, insomma, le esponenti di quella che il quotidiano Clarìn chiama “la generazione delle idee”. Uno studio riportato dal quotidiano e curato dall’ Instituto para la Integración de América Latina y el Caribe del Banco Interamericano de Desarrollo (BID), anche quella argentina è una generazione di millennials “depressi”, e insicuri, il cui 93% desidera prima di tutto stabilità professionale, in un paese in cui l’inflazione è triplicata in un anno e di cui i millennials costituiscono la metà della forza lavoro. Uno stato di incertezza generazionale che non impedisce ai e alle millennials d’Argentina di voler essere motore di cambiamento del Paese e dell’intera America Latina. cominciando da un fazzoletto verde.

Fonti                                    Immagini

Campagna                           Copertina
Manifesto                            Foto 1 e 2 dell’autrice dell’articolo.
Left
Clarin

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