I dipendenti Ryanair hanno degli ottimi motivi per scioperare

“I profeti del nostro tempo sono coloro che hanno protestato contro lo schiacciamento dell’uomo sotto il peso delle leggi economiche e degli apparati tecnici, che hanno rifiutato queste fatalità.”

Giorgio La Pira

Di fronte allo sciopero di una compagnia aerea si rimane arrabbiati e seccati perché spesso si dimenticano (o si ignorano) le motivazioni che hanno portato a tale sciopero. E, nel caso dei dipendenti Ryanair, non si può certo affermare che non siano valide. 

Si è parlato molto, in questa calda estate 2018, degli scioperi dei dipendenti Ryanair. Le proteste dei lavoratori della compagnia hanno causato non pochi problemi a migliaia di viaggiatori che, zaino in spalla e valigie in stiva, erano pronti a decollare verso la meta scelta per le loro ferie. Il disagio causato un volo posticipato di diverse ore o addirittura cancellato è sicuramente grande ma, in questi casi, è anche importante chiedersi perché i lavoratori si stiano comportando in un certo modo e dunque individuare le cause delle proteste e i diritti che con esse si vogliono ottenere. Questo potrebbe non solo occupare il tempo di attesa di un nuovo volo, ma contribuirebbe senza dubbio a conferire un significato a tale attesa e a renderla, se non più piacevole, quantomeno più consapevole. 

Gli scioperi Ryanair, già in corso da qualche anno, sono dovuti principalmente ad una causa: la compagnia di origine irlandese, nonostante abbia sedi e dipendenti provenienti dai più diversi paesi d’Europa, applica a tutto il suo personale di bordo i medesimi contratti, regolati proprio dalla legge irlandese, celebre per essere, tra quelle europee tra le più scarse in termini di diritti. 

Lo scopo degli scioperi Ryanair è quindi abbastanza semplice: il personale chiede di essere trattato secondo i diritti previsti dall’ordinamento giuridico del proprio paese di provenienza. Un cambiamento di tipo contrattuale, insomma, che garantisca a hostess, piloti e stewart un salario minimo garantito, un massimo di 40 ore di lavoro settimanali, meno rischio di licenziamento ingiustificato e maggiori possibilità di vincere le cause contro i propri ex datori di lavoro. I dipendenti del colosso dei cieli, al momento, non godono di questi diritti, né della tredicesima o della possibilità di avere ferie pagate in determinate occasioni (come, per esempio, il proprio matrimonio). 

Igor, 30 anni, ex dipendente Ryanair, ha deciso di rilasciare a TPI la propria testimonianza: grazie al suo racconto possiamo avere una panoramica completa della vita di un dipendente dell’azienda dal punto di vista di chi l’ha vissuta sulla propria pelle. Dietro un volo low cost a 20 euro si nasconde spesso una realtà di sfruttamento e soprusi. Igor spiega che l’assunzione dei dipendenti della compagnia aerea avviene tramite l’agenzia interinale Crewlink che, al contrario di molte altre realtà europee, impone ai futuri dipendenti di seguire dei corsi di formazione il dal costo di 2500/3000 euro (a carico del singolo candidato, ovviamente). La formazione però è solo la punta dell’iceberg: molti dipendenti vengono infatti licenziati non appena terminati i corsi oppure, dopo essere stati sfruttati nel periodo estivo, quello più intenso e ricco di voli, vengono licenziati; il contatto di apprendistato dura un anno e in questo periodo Crewilink è autorizzata a lasciare a casa i propri dipendenti in caso “non li ritenga all’altezza del lavoro” e, come è facile immaginare, di frequente i motivi non sono validi. 

Gli stipendi si aggirano attorno ai 700 euro, cifra non sufficiente a condurre una vita dignitosa in paesi esteri assegnati come base (la Germania, nel caso di Igor) ed i pagamenti avvengono sempre in base alle ore di volo. Le pressioni sono tante, sia in termini di resa sul lavoro (si viene ripresi dai propri superiori se non si è stati in grado di raggiungere l’obiettivo minimo quotidiano di vendita di prodotti sponsor), sia ogni volta che vengono richiesti giorni di malattia.

Sebbene lavoratori e sindacati stiano lottando da anni per modificare la situazione contrattuale dei dipendenti Ryanair, la riuscita dei loro intenti sembra ancora lontana. Michael O’Leary, CEO della compagnia, sostiene infatti che essa subirebbe un enorme contraccolpo in termini di “costi, produttività e complessità delle operazioni” anche solo applicando, per i suoi dipendenti, contratti regolati dalle leggi del paese in cui vivono (e non invece da quella irlandese). Insomma, pare che l’applicazione della legge irlandese ai contratti (la connessione di scarsi diritti al lavoratori, dunque) sia essenziale per la sopravvivenza dell’azienda, in quanto permette di mantenere bassi i costi e dunque vantaggiose le tariffe dei biglietti.

È bene sensibilizzare quanto più possibile l’opinione pubblica riguardo a queste problematiche perché spesso, attirati dalla possibilità di acquistare un volo aereo a 20 euro, non si pensa a tutto il mondo di sfruttamento nascosto dietro ad un prezzo così irrisorio.

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