A volte ritornano: i drammatici risultati delle elezioni svedesi

“Se non siamo preparati a difendere una società tollerante contro l’assalto degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con loro.”

Karl Popper

 

Le ultime elezioni in Svezia hanno dato un colpo di luce su un fenomeno che ormai ha preso, o per meglio dire, ripreso piede nel moderno Occidente. Il razzismo propagandistico, con tanto di capro espiatorio di elezione, in questo caso migranti e rifugiati. Un numero sconvolgente è uscito alle urne, indice di qualche oscuro vento che torna a spazzare in Europa.

Nonostante il fermento che torna ad infiammare gli Stati Uniti, in queste tanto critiche elezioni di midterm che potrebbero segnare una parziale crisi nel pensiero nazionalista e razzista del cuore occidentale anglofono, nuove posizioni critiche ritornano a scuotere l’Europa. Dopo la crisi lepeniana francese, con un Front National che fece tremare i polsi alla sinistra europea tutta, la nuova figura sul palcoscenico dell’estrema destra xenofoba è quella di Jimmie Åkesson. Volto del partito svedese Sverigedemokraterna, ossia “Democratici Svedesi” (che tuttavia di democratico non sembrano avere granché), si presenta alle elezioni con un programma che non nasconde affatto le ideologie di derivazione neonazista che hanno da sempre caratterizzato la formazione politica.

In queste ultime, il partito ha preso ben il 18% dei voti, mentre gli oppositori Socialdemocratici si attestano al 28%, in fortissimo calo rispetto alle precedenti occasioni di voto. Una situazione politicamente fragile, i cui profili di governabilità sono ancora piuttosto oscuri e di difficile interpretazione, ma che certamente segna una differenza ideologica non indifferente. Soprattutto dato il consenso attribuito a un partito così estremamente schierato.

L’unico atto che si può riconoscere è una effettiva “ripulitura” degli impresentabili e una apertura al mondo gay e alle questioni sollevate dall’aborto, anche se questo non segna certamente lo SD come un partito dotato di un approccio aperto e liberale. Sicuramente, casi come quello di Martin Strid non illuminano la via della ribalta, perlomeno non in senso pubblico, ma tra i fedelissimi ce ne sono molti che sostengono con fermezza il negazionismo storico della Shoah, nonché i movimenti virtuali di odio verso Anna Frank.

Come posizione politica e ideologica, risulta un appassionato ritorno a vecchie nostalgie così fortemente osteggiate e infine (almeno apparentemente) abbandonate di una certa idea di politica nazionalista, che tuttavia si sta riaffacciando con sempre maggiore insistenza e diffusione. Le prospettive della xenofobia e delle chiusure dei confini nazionali assumono sempre più consensi in sempre maggiori aree: talvolta cavalcano l’onda della disperazione e del malessere sociale; in Svezia, invece – paese che può vantare il welfare e il benessere economico tra i più alti al mondo – si manifesta prendendo perlopiù di mira piccole criminalità e dimensioni assai ristrette attribuite ai migranti economici in arrivo dall’Europa. Una posizione che, di fatto, suscita non poche riflessioni e perplessità.

 

 

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