Quali sono i cambiamenti del “Decreto Dignità”?

“Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e con gli oppressi, non c’è più scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia.”

Enrico Berlinguer 

Lo scorso agosto Camera e Senato hanno approvato in maniera definitiva il cosiddetto “decreto dignità”, fortemente voluto da Luigi Di Maio. 

Il “decreto dignità”, approvato quest’estate dal neo governo 5 Stelle-Lega, è una legge passata un po’ in sordina alle orecchie dell’opinione pubblica, forse perché sommersa ed oscurata dalle numerose ed infinite polemiche riguardanti lo sbarco dei migranti sulle coste italiane. Il provvedimento, per l’approvazione del quale il Ministro del Lavoro Luigi di Maio si è impegnato molto durante i mesi estivi, è fondamentalmente una riforma del lavoro che mira a ridurre il precariato e contrastare il gioco d’azzardo. Nonostante gli intenti siano nobili, sulla reale efficacia di questo decreto i dubbi sono ancora molti. Ma esattamente, cosa prevede? 

Modifiche sui contratti a tempo determinato 

Le novità principali del decreto dignità riguardano i contratti a tempo determinato, la cui durata massima è stata ridotta dai 36 ai 24 mesi, con l’introduzione dell’obbligo di fornire, se il contratto supera i 12 mesi, una causale, ovvero una giustificazione, una spiegazione dell’assunzione (che può essere, ad esempio, un aumento imprevisto della produzione o la necessità di sostituire altri dipendenti). Questa pratica era stata eliminata tra il 2014 ed il 2015 con l’approvazione, da parte del governo Renzi, del cosiddetto Jobs Act.  

Se il primo provvedimento è stato accettato di buon grado dalla maggioranza, la seconda novità introdotta da Di Maio ha suscitato invece notevoli polemiche e discussioni. Per le grandi aziende in special modo infatti, è praticamente impossibile dimostrare in maniera incontrovertibile la necessità di assumere un lavoratore a tipo determinato. Prima del Jobs Act l’utilizzo delle causali dava un’eccessiva libertà ai lavoratori, che, “minacciavano” i propri datori di lavoro, sapendo che se un giudice non avesse ritenuto valida la causale, l’azienda avrebbe dovuto assumerli a tempo indeterminato oppure risarcirli in denaro. Il timore è che, scoraggiate dalla possibilità che questo fenomeno si ripeta, le aziende decidano di non stipulare nessun contratto superiore ai 12 mesi. 

Luigi Di Maio, Ministro dello sviluppo economico, Ministro del lavoro e delle politiche sociali e Vicepresidente del Consiglio dei ministri

Aumento dell’indennità di licenziamento

Il decreto aumenta l’indennizzo (sia minimo, che massimo) di un licenziamento illegittimo in maniera proporzionale al tempo trascorso al lavoro (queso provvedimento in particolare risulta molto delicato, perché si ritiene possa favorire i più anziani, rendendo invece più semplice il licenziamento per i neoassunti).

L’unione delle due norme (contratti inferiori ai 12 mesi senza necessità di causale e indennizzo proporzionale agli anni di lavoro) si ritiene possa spingere i datori ad un ricambio continuo di neo-lavoratori, sfavorendo, di fatto, le assunzioni a tempo indeterminato dei giovani. 

Decontribuizione 

A favore, però, delle assunzioni tempo indeterminato dei giovani, corre in aiuto un altro provvedimento introdotto dal decreto dignità: l’assunzione di nuovi lavoratori comporterà infatti per l’azienda una riduzione dei contributi del 50% per i tre anni successivi alla firma del contratto, con un tetto massimo di 3000 euro. Questo bonus ricalca quasi nella sua interezza la misura adottata nel 2015 dal governo Renzi. 

Reintroduzione dei voucher

Su richiesta della Lega, il decreto dignità reintroduce i voucher (rimossi da Gentiloni nel 2017) limitatamente ai settori dell’alberghiero, agricolo e per gli enti locali per pagare piccole e brevi prestazioni, anche di poche ore. I destinatari dei voucher possono però essere solo pensionati, studenti di età inferiore ai 25 anni, disoccupati o percettori di forme di sostegno sul reddito. 

Disposizioni aggiuntive sul gioco d’azzardo

Sebbene poco attinenti con il resto del documento, nel decreto dignità sono state inserite anche delle disposizioni relative ad argomenti estranei al lavoro (un’abitudine, questa, tipica della stesura dei decreti in Italia). In questo specifico caso viene introdotto il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo, nel tentativo di ridurre la ludopatia e la dipendenza da gioco d’azzardo (estremamente diffusa in Italia). 

insomma, questo decreto dignità risulta ricco di novità, parecchio discusse da esperti ed economisti. Non resta che attendere e vedere quali saranno gli effetti del “governo del cambiamento” sul mercato del lavoro italiano. 

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