The Disembodied Brain: il cervello di William nell’incubo di Dahl

Biology gives you a brain. Life turns it into a mind”,

Jeffrey Eugenides

 

The Disembodied Brain, il “cervello senza corpo” é uno dei topos più popolari e longevi della fantascienza: ma é possibile realizzarlo nella realtà?

Non molti ricordano che nella sua prolifica attività di scrittore Roald Dahl non fu solo autore di libri per bambini. Nei Paesi anglosassoni, in particolare, i suoi racconti, tra thriller, sci-fi e horror, sono celebrati come veri e propri cult, grazie all’ironia pungente e all’incontenibile fantasia che contraddistinguono la sua penna.

Uno dei racconti più noti, anche grazie agli adattamenti televisivi del 1961 e del 1979 firmati dallo stesso Dahl, é senza dubbio il caustico e affascinante “William e Mary”. William é un importante professore universitario a cui rimangono poche settimane di vita a causa di un cancro. Poco prima della fine inevitabile, l’amico chirurgo Landy gli propone una soluzione audace ed incredibile per tentare di preservare almeno la sua brillante intelligenza: subito dopo il decesso il medico espianterà il cervello dell’amico, salvandole anche un occhio, per collegarlo ad un cuore artificiale ed immergerlo in una vasca trasparente contenente soluzione di Ringer.

Roald Dahl

Anche se il chirurgo non sa con certezza se dopo l’operazione il cervello riprenderà mai coscienza, William accetta anche se teme che l’organo, ultima propaggine del suo essere, possa soffrire della sindrome dell’arto fantasma. In questo caso lo shock non sarebbe provocato dalla mancanza di un semplice arto amputato, ma dell’intero corpo e dal desiderio irrealizzabile di poterne fare uso.

Il racconto di Dahl é solo una delle opere piu note del celebre filone fantascientifico del Disembodied Brain. Filosofi, scrittori, cineasti e intellettuali si interrogano ormai da diversi secoli sulla possibilità che il cervello o la mente di una persona continuino ad essere perfettamente coscienti e funzionali anche al di fuori del suo corpo. In particolare la letteratura ne ha fatto un vero e proprio topos, il brain-in-a-vat o “cervello in una vasca”, di cui si può trovare un celebre esempio nel Ciclo di Cthulhu di H.P. Lovecraft. Qui gli alieni Mi-go riescono a trasportare gli umani su Plutone separandone i corpi dai cervelli, che, immersi nel “brain cylinder” e collegati a vari macchinari, permettono ai loro proprietari di continuare a vedere e parlare.

Locandina del film del 1962

La questione ha affascinato anche molti scienziati: nel 1812 Julien Jean César Le Gallois fu il primo a ipotizzare la possibilità di risuscitare teste mozzate tramite trasfusioni di sangue. L’idea si concretizzò nel 1857 con gli esperimenti del chirurgo Charles Brown- Sequard che, dopo aver decapitato un cane, collegó quattro tubi di gomma ai monconi di arterie della testa, in cui iniettò sangue ossigenato tramite una siringa. Due o tre minuti dopo l’operazione poté notare movimenti apparentemente volontari degli occhi e del muso del cane, che cessarono con l’interruzione della trasfusione.

Esperimenti simili, compiuti su diversi tipi di animali, con leggere variazioni nei risultati e nella procedura furono eseguiti quasi ininterrottamente fino al secolo successivo. Lo scienziato Laborde nel 1884 fu il primo a sperimentare su teste umane, utilizzando quelle di uomini ghigliottinati, che sembravano reagire alle trasfusioni.

Uno degli ultimi studi che si ricordi fu eseguito nel 1993 dal neurologo Roberto Llínas sul cervello di un porcellino d’India coltivato in vitro, con risultati simili a quelli ottenuti in vivo. Il più recente in assoluto é invece l’esperimento BrainEx, eseguito nel 2018 dall’Università di Yale, che, tramite una nuova tecnica di irrorazione di sangue, ha “riportato in vita” per 36 ore i cervelli di circa 200 maiali separati dai loro corpi.

Il cosiddetto cervello isolato é quindi una realtà anche per la scienza: é possibile tenerne temporaneamente uno in vita in un contenitore tramite l’iniezione di sangue o di un suo sostituto oppure immergendo l’organo in liquido cerebrospinale ossigenato artificiale.

Ma può trattarsi di un organo cosciente? Uno degli incubi ricorrenti della letteratura horror e fantascientifica é scoprire che ogni esperienza fatta nella propria vita sia in realtà soltanto il risultato di uno stimolo applicato al proprio cervello, espiantato dal corpo.

Non c’é bisogno di scomodare filosofi o neuroscienziati per verificare le probabilità che si realizzi questo scenario: i neurologi  concordano nell’affermare che é impossibile per un cervello isolato vivere le stesse sensazioni di uno in un corpo perché privato delle terminazioni nervose e sottoposto a un ambiente differente.

 

Credits immagini:     Fonti:

Copertina                   “William e Mary” da “Il meglio di Roald Dahl”, ed. Guanda

Immagine 1.               “The Brain sell: when science meets shopping”, David Lewis

Immagine 2.                Adattamento televisivo 1961 e adattamento 1979

Immagine 3 .               BrainEx  Roald Dahl 

Immagine 4.               The Disembodied Brain

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