Ulisse e i suoi fratelli: quando il ritorno da Troia è una maledizione

“Capitano, che hai trovato principesse in ogni porto

Pensi mai al rematore che sua moglie crede morto?”

Lucio Dalla, Itaca

 

Tornare a casa, dopo dieci anni di guerra. Riabbracciare i propri cari, dopo tanta sofferenza e tanto sangue, apparentemente (solo) per una donna, in realtà per molto di più: onore, gloria e ricchezza. I ritorni a casa degli eroi achei dall’assedio decennale non sempre furono travagliati come quelli di Odisseo, ma conobbero talvolta esiti più tragici, che portarono a sterminate catene di omicidi o a maledizioni divine. Oggi non parliamo di Odisseo, ma dei nostoi- così la parola greca – di tre grandi eroi: Agamennone, Aiace Oileo e Menelao.

 

Cassandra, Agamennone e una lunga scia di sangue

Fratello maggiore di Menelao, comandante in capo dell’esercito acheo, fu colui che sottrasse brutalmente ad Achille la schiava Briseide, provocando l’ira del Pelide “che infiniti lutti addusse agli Achei”, come cantò Omero nei suoi versi. Nel suo viaggio di ritorno a casa portò con sé come schiava la profetessa di sventura Cassandra, che per aver rifiutato l’amore di Apollo – protettore dei profeti – fu condannata a non esser mai creduta nell’arco della sua vita, pur predicendo il vero. Fu così che essa mise in guardia invano l’Atride dal destino di sventura che lo attendeva alle porte di casa, inascoltata.Si narra infatti che Agamennone, non appena varcata la soglia di casa, fu accolta da sua moglie Clitemnestra che non vedeva l’ora…di ucciderlo, con la complicità del suo amante Egisto.

 

 

Da questo sagnuinoso omicidio scaturì una saga di vendetta ad opera dei figli Elettra ed Oreste, narrati nella trilogia Orestiade di Eschilo. Oreste, figlio di Agamennone, vendicherà la morte del padre con l’aiuto della sorella, uccidendo la madre e con il suo amante. Tuttavia, come tutti gli assassini dei familiari, dovette subire il processo da parte delle Erinni, le dee vendicatrici dei familiari uccisi: Oreste sarà assolto dalle accuse grazie al voto favorevole di Atena.

 

Aiace Oileo e il Palladio violato

Si narra nei racconti del ciclo omerico che Aiace Oileo, originario di Locri, abusò della principessa Cassandra ai piedi dell’altare del Palladio, il tempio sacro di Atena a Troia. La dea, per ripicca, decise di rendere difficile il ritorno verso causa sia suo che del resto dei condottieri achei, che dovettero ringraziare Aiace per le sue note doti di autocontrollo. Doti che emersero ancora una volta quando fu salvato dal dio Poseidone sul tragitto verso casa da una tempesta scatenata dall’irata dea Atena. Salvatosi miracolosamente su una scogliera grazie all’aiuto del dio del mare, Aiace si vantò di essersi salvato da solo sfidando gli dei del cielo a colpirlo. Poseidone, un dio che non era bene far irritare – chiedere ad Odisseo per informazioni – fece sprofondare lo scoglio su cui si trovava e lo fece morire. In una seconda versione del mito, fu Atene stessa a fulminarlo sulla via del ritorno, irritata per la violenza subita dalla sua sacerdotessa.

 

 

Menelao e il fantasma di Elena

Esistono due versioni del mito che narrano il ritorno a casa del fratello minore degli Atridi dopo la fine della guerra di Troia. Dopo la morte di Paride, ucciso dalle frecce di Eracle scagliate dall’acheo Filottete, Menelao avrebbe ricondotto a Sparta l’infedele consorte, perdonandole il tradimento e conducendo una vita felice per i restanti anni di vita.

Una seconda versione del mito è quella esposta da Euripide nella sua Elena: a Troia in realtà sarebbe andata non Elena, ma un suo fantasma, che aveva tratto in inganno sia Troiani che Achei. La vera Elena sarebbe stata portata in Egitto dal dio Ermes, dove Menelao – dopo anni di peripezie – l’avrebbe ritrovata e riportata finalmente a casa. Il poeta tragico ateniese si servì dell’espediente del fantasma per introdurre in maniera indiretta una domanda di fondo: perché la guerra? Troppo spesso per illusioni vane come un fantasma che ci sfugge ma che nella sua fuga annienta migliaia di vite innocenti.

 

Le storie di Menelao, Aiace e Agamennone sono solo alcuni degli episodi dei ritorni di eroi che sono rimasti narrati nei secoli. Come loro ed insieme a loro vi sarebbero da raccontare – anche se non era costume dei tempi –  anche il ritorno della grande marea di compagni e schiavi che silenziosamente soffrirono con i loro comandanti e padroni per poter finalmente riabbracciare i propri cari dopo dieci anni di travagliate sofferenze.

 

Fonti:

Dario Del Corno, Letteratura greca, Principato, 2002.

Photo credits:

Immagine 1

Immagine 2

Immagine 3

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *