Il peso delle scelte in democrazia.

“Quando il cittadino è passivo è la democrazia che si ammala”
Alexis De Tocqueville

La base fondamentale della democrazia è la libera scelta dell’individuo sulle questioni più disparate. Questa sua caratteristica la rende tanto desiderabile quanto fragile.

Il motivo per cui la democrazia sembra da anni l’unico modo plausibile di governare è perché sembra l’unica che, apparentemente, riesca ad ascoltare sogni, desideri e speranze di tutti quanti. Nella sua scala di valori mette al primo posto la libertà, a tal punto da affermare che tutta l’autorità si fonda sulla libera volontà degli individui, la quale si manifesta nell’espressione del loro sentire interiore e delle loro scelte. Se si guardano proposte politiche diverse, come l’oligarchia o la tirannide, sembra quasi scontato preferire la democrazia, anche perché essa dà la garanzia che le nostre differenze rendano migliore la comunità e che valorizzarle non significa affatto estraniarsi, ma integrarsi e migliorarsi.

La conseguenza pratica di questo modello teorico, una volta applicato, è la libera espressione di ognuno, soprattutto nel settore pubblico inerente alla comunità cui si fa riferimento. Un esempio concreto di libertà di espressione sono i referendum, che chiamano i cittadini ad esprimersi su questioni estremamente delicate e complesse, alle quali magari sanno rispondere solo pochi esperti del settore. Questo è un fattore che non si può ignorare, perché rappresenta uno dei punti più fragili della democrazia.

Libertà e sentimenti.

Uno degli episodi politici più significativi è quello inerente alla Brexit, ovvero l’uscita dall’Unione Europea della Gran Bretagna. Il primo ministro David Cameron non si è rivolto a professori di Oxford o di Cambridge per risolvere la questione e non ha nemmeno consultato i membri del parlamento. Ha invece indetto un referendum che, rivolgendosi ad ogni singolo cittadino, chiedeva: ”Che cosa provi a riguardo?”

A primo acchito, una simile domanda sembra insensata. Avrebbe molto più senso chiedere ”Che cosa pensi?” e non ”Che cosa provi?” a chi deve scegliere se restare o no in Europa, poiché si tratta di una decisione molto delicata.
A tal riguardo è interessante l’intervento che fece il biologo Richard Dawkins dopo la Brexit, sostenendo che non si doveva chiedere alla maggioranza della popolazione di esprimersi a riguardo (lui stesso incluso), poiché non possedeva la necessaria competenza economica e politica. Però, che piaccia o meno, questo è il cuore della democrazia. E se la democrazia fosse una questione di decisioni razionali, non avrebbe senso indire referendum o credere nel suffragio universale. Sono i sentimenti che guidano gli elettori, poiché è la libera volontà di ognuno a venire prima di ogni cosa. Anche se alcuni sono più intelligenti di altri, tutti sono liberi allo stesso modo.
Basare decisioni di un certo calibro sui sentimenti può però rivelarsi il tallone d’Achille della democrazia stessa. Un leader politico può far benissimo leva su un certo comune sentire e distorcere la realtà facendo leva su pulsioni interiori e trasformando il palco del dibattito in un teatrino di marionette emotive.
Se la democrazia come la conosciamo vuol sopravvivere a possibili attacchi futuri, dovrà essere capace di tutelare i membri della comunità senza negare l’importanza della sensibilità comune.

Fonti:
Yuval Noah Harari, 21 lezioni per il XXI secolo
John Rawls, Liberalismo politico
John Stuart Mill, La libertà

Per l’intervento di Dawkins

Fonti immagini:
Immagine 1
Immagine 2

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