Esiste una poesia millennials? Risponde chi scrive

“Non ci sarà stata parola giusta al mondo
finchè non l’avremo detta insieme”
Chiara Lev Mazzetti

Cos’è la poesia oggi? I millennials ci si accostano ancora, ma lo fanno a proprio modo. Si può tracciare un ritratto di quello che è o potrebbe essere la poesia millennial? Rispondono due autrici, Chiara Mazzetti e Valentina Ghelfi 

Fino a diciotto anni tutti scrivono poesie” amava annotare Fabrizio De Andrè, intendendo che la scrittura in versi come strumento di espressione del proprio intimo – filtrato o diretto che sia – è spesso la prima risorsa a cui si ricorre quando si avverte un’esigenza di espressione. “Dopo i diciotto anni” chiosava però il cantautore genovese “continuano a scriverle due categorie di persone, i poeti e i cretini”. Esclusi i secondi, il termine poeta fa sovvenire a molti memorie di antologie scolastiche. E tuttavia, a confermare l’aforisma, accade di incontrare sempre più spesso testi di giovani autori che, superata la soglia della maggiore età, possono dirsi effettivamente poeti per merito, e millennial per anagrafe.

È il caso di Chiara Lev Mazzetti, classe 1991, e di Valentina Ghelfi, nata nel 1994. La prima ha pubblicato una silloge, “Poesie”, per Atlantide, ormai assurta agli onori della ribalta delle testate nazionali, la seconda ha appena pubblicato, per Progettocultura, l’interessante “Los senores ed io” Due volti che stanno a dimostrare che, anche tra i millennials, la poesia non ha mai smesso di esercitare la propria funzione. Lo chiariscono entrambe le autrici: Sintetizza Mazzetti: ” Non mi sono mai interrogata sul perché annotassi i miei pensieri, ma da quest’anno me lo sono sentita chiedere spesso e l’unica risposta che da subito e sempre mi viene è: è come lavarmi le mani. Passereste giorni interi senza lavarvi le mani?” Il pensiero di Valentina Ghelfi ne evidenzia un lato differente “Prima di tutto, è esprimermi. Portare fuori quello che ho dentro, nominarlo, dargli un colore, un senso. E allo stesso tempo c’è il desiderio di condividere, che le tue parole – che ti sembrano così belle, così musicali, così divertenti- che le tue storie non restino per te. Ha sempre qualcosa a che fare col desiderio di essere compresa, in qualche modo consolata. Amata”

Chiara Lev Mazzetti

Se la poesia al tempo dei millennials è viva, è concepibile la figura del “poeta millennial”, portatore di specificità che ne caratterizzano la produzione artistica in relazione all’appartenenza alla generazione Y?
Complesso dare una risposta, in particolare per quanto riguarda l’influenza dell’essere millennial sulla poesia: In modo diverso, entrambe concordano su un punto: ha a che fare con il modo in cui intendere se stessi: chiosa Valentina: “Non si può vivere al di là del proprio tempo, e ci sono talmente immersa che non mi sono mai domandata quanto ne subisca l’influenza. Sicuramente il mio gusto estetico – non particolarmente fuori dagli schemi – è espressione dell’oggi. Ma soprattutto nel linguaggio che utilizzo quando scrivo, riconosco il mio essere “millenial”: credo in un linguaggio che sia semplice, immediato, In immagini che arrivino chiare, espresse in poche parole. Con una leggera ironia, provocante ma non sconvolgente…mi riconosco nella comodità di oggi in cui non ci si mette troppo a rischio. Per quanto nel mio scrivere poesie cerchi una strada verso l’emancipazione (dalle norme, dal comune senso del pudore, della morale e chi più ne ha più ne metta), conservo il timore di riscoprirmi, sempre e comunque, “ben educata”. Mentre Chiara sintetizza: “Non penso assolutamente che ciò che scrivo risenta di questo momento storico (piuttosto sono io che me ne risento). “C’è un mal di vivere molto sparso, è vero, sempre più diffuso, con ansie e timori; ma allo stesso tempo c’è il vuoto e sembra che questo vuoto (di cultura, di sensibilità, di contenuti) basti a colmare e rattoppare i malesseri… un vuoto che riempie!”.

Riflettendo sull’esistenza o meno di una poesia millennial, il commento di Chiara Lev Mazzetti è tranchant: “Purtroppo sì, c’è una poesia millenial. E forse sarei più sollevata se negli scaffali avesse questa targhetta: “Poesia Millennial”.. perché trovare Gio Evan, Rupi Caur ecc accanto a Pavese, Achmatova ecc mi sta facendo venire l’ulcera. La prima caratteristica che mi viene in mente è che la “Poesia Millennial” esprima concetti profondi e delicati quanto “l’acqua è bagnata”: chiunque può concordare e condividere”. Così, insomma – sostiene – viene intesa la poesia dei millennials quando è descritta dall’esterno: ma quali caratteristiche si aspetta che abbia chi invece la crea? Risponde Valentina: “Se esistesse un genere, rifiuterebbe le costruzioni sintattiche particolari, le parole desuete e ricercate; cercherebbe un linguaggio quotidiano, fatto di neologismi formati da accostamenti di parole, per esprimersi in maniera più diretta. Credo che la poesia “millenial” abbia la caratteristica di non essere elitaria, indipendentemente dalla qualità, “.

Valentina Ghelfi

Eppure, il rapporto con la poesia dei millennial non sembra semplice, e in qualche misura ambivalente. Chiara Lev Mazzetti lo evidenzia: “Il tracollo di qualità dei libri pubblicati per far spazio a quantità low cost di banalità ha appiattito la sensibilità; ed io resto convinta che sia la sensibilità l’attributo più importante e necessario (non solo alla poesia)” e d’altra parte “Le persone giovani che mi hanno letto e con cui magari ho avuto occasione di scambiare due parole, tramite Instagram o Facebook, mi fanno sentire meno sola, perchè chissà, forse anche loro, leggendomi, si sono sentiti meno soli. “un’immersione potente in tanto che è anche mio”. Quando leggo i poeti che amo mi sento meno sola, trovo me, trovo loro”.

Le parole di Chiara Mazzetti evidenziano un altro tema cardine della poesia dei millennial: il rapporto con i loro strumenti, in primis i social. Il discorso si apre così ai cosiddetti instapoets, che condividono le loro parole attraverso il social delle immagini. Chiara Mazzetti, il cui canale instagram è in qualche misura ascrivibile a questa specie, sintetizza così: “I social sono l’immediatezza; immediata visione, immediato scarto, perlopiù. Eppure facilitano la diffusione, seppur principalmente di banalità. ma c’è un momento per tutto”. Un dato che però mostra, anche in poesia, il rovescio della medaglia dei social, aggiunge Valentina: “dal peso dell’immagine all’affermazione: “se non sei online, non esisti”, anche come poeta. “Continuamente testimoniare la propria esistenza, la propria vita, il proprio lavoro attraverso Instagram, ad esempio. Costruirsi un’immagine vincente”.

E nonostante Gian Mario Villalta, scrittore e poeta, stigmatizzi i poeti millennils e il loro ricorso insistito all’emotività e alla brevità, all’efficacia comunicativa, con un secco “Se l’arte fosse solo emozione, comunicazione e efficacia, che differenza ci sarebbe tra arte e pubblicità?” In realtà esperienze come quelle di Chiara e Valentina raccontano che la poesia è cambiata, ma è ancora ben conscia di sè, e ha saputo trovare il mezzo per rimanere adattandosi al tempo, mantenendo la convinzione di poter adattare il contesto a sè, piuttosto che il contrario.

Fonti:                                                Immagini
Intervista dell’autrice                        Copertina
Villalta                                               Chiara Lev Mazzetti
Instagram Mazzetti                           Valentina Ghelfi

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