La fine dell’impero inca

“La fine di Atahualpa ci interessa perché segna il momento decisivo nel corso del più grande scontro di popoli dell’era moderna” Jared Diamon, “Armi, acciaio e malattie”

L’incontro tra l’imperatore inca Atahualpa e il conquistatore Pizarro ha segnato la fine di uno degli imperi più vasti della storia umana. Ma che cosa ha permesso ad uno sparuto gruppo di conquistadores di mettere in ginocchio un regno così immenso?

Il 16 novembre 1532, nella città andina di Cajamarca, il conquistador Francisco Pizarro incontra l’imperatore inca Atahualpa. Quest’ultimo venne catturato pochi minuti dopo l’incontro, tenuto in ostaggio per otto mesi e ucciso dopo che gli spagnoli ritirarono ottanta metri cubi di oro come riscatto.
Chi si ritrova difronte ad un episodio simile non può non chiedersi quali siano state le ragioni che hanno permesso ad un gruppo così piccolo di spagnoli (168 soldati per l’esattezza) di mettere in ginocchio in così poco tempo il più grande impero del Nuovo Mondo. Si sarebbe tentati di indicare la superiorità tecnologica degli invasori come causa principale, ma essa da sola non è sufficiente. In realtà, i fatti di Cajamarca risultano interessanti per comprendere meglio lo scontro di civiltà tra invasori e invasi in epoca moderna.

L’esecuzione dell’imperatore Atahualpa.

Cause principali della sconfitta

Quando gli spagnoli presero prigioniero Atahualpa non riuscivano a crederci, vista la semplicità della cattura. Vanno considerate in questo caso diverse cause di due diversi generi, l’una legata all’immediatezza dell’episodio e l’altra rispetto a motivi più globali e a lungo termine.
Quando Pizarro ordinò ai suoi uomini di attaccare gli inca, non fu difficile metterli in fuga. Bastarono i colpi di pistola, i cavalli e i rumori per spaventare i soldati dell’imperatore a tal punto da condurli nel terrore più assoluto. La conseguenza diretta fu la ritirata immediata del grosso dell’esercito inca. In questo caso, accanto alla superiorità tecnologica va considerato lo stupore e il terrore degli indigeni di fronte ad armi e animali che non avevano mai visto prima.
Ma non è tutto. Se si leggono i resoconti dei compagni di Pizarro, si nota quante informazioni avessero riguardo agli spostamenti dell’esercito nemico e addirittura dei problemi interni che affliggevano in quel periodo gli inca. Questo perché i primi possedevano la scrittura, i secondi no. E così, Pizarro riuscì ad accumulare informazioni riguardo al nemico grazie ad un resoconto dettagliato scritto su carta, mentre l’imperatore inca seppe solo quel che aveva visto l’uomo che aveva mandato due giorni con i conquistadores. La scrittura permise inoltre agli spagnoli di chiedere rinforzi al re Carlo V per iniziare un’invasione sistematica dell’impero nemico e per spiegare le enormi possibilità economiche che si potevano ottenere invadendo una regione così fertile. Mentre l’impero inca era paralizzato a causa della mancanza del suo sovrano, i conquistadores ebbero tutto il tempo per prepararsi militarmente.
Per ultimo, va preso in considerazione il comportamento dell’imperatore quando fu catturato. Si offrì di pagare un riscatto esorbitante, convinto che, una volta ottenuto, sarebbe stato liberato. Non poteva immaginare che Pizarro stava costruendo un ponte per un’occasione commerciale unica e che non si trattava di un semplice manipolo di uomini sperduti.

Fonti:
Jared Diamond, “Armi, acciaio e malattie”
Attilio Micheluzzi, Pizarro in Perù

Fonti immagini:
Immagine 1
Immagine 2

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