CSR, come i millennials hanno contribuito alla responsabilità in azienda

Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate,
ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.”

Martin Luther King

Azienda e responsabilità, visione etica, non sono più due concetti opposti. E questo anche grazie ai millennials, che sono particolarmente sensibili a quella che si chiama CSR, la responsabilità sociale delle imprese

Responsabilità sociale d’impresa. Un sintagma che ad alcuni potrebbe apparire freddo e burocratico, materia di un test per la facoltà di economia o marketing. In realtà, quella che si sintetizza con l’arcronimo RSI o – più spesso, in inglese CSR (Corporate social responsability) ha un significato molto preciso ed estremamente “umano”: si tratta, come in realtà suggerisce il nome stesso, della “responsabilità delle imprese per gli impatti che hanno sulla società”. La definisce così l’Unione Europea, in una comunicazione del 2011. Con questo documento l’organismo continentale segnala che le aziende dei paesi membri sono tenute a prestare attenzione non solo ai bisogni del cliente, ma anche e soprattutto a quelli di tutti i soggetti coinvolti nell’azienda stessa. Dipendenti e fornitori, in primo luogo, ma anche e soprattutto i componenti della comunità locale nella quale l’azienda sorge, come anche l’ambiente stesso.

Le aziende contemporanee, tenute a rispettare la CSR devono quindi rispettare diversi parametri. Essere ecologicamente sostenibili, innanzitutto. Tutte le relazioni tra i diversi soggetti devono poi essere trasparenti, e la qualità deve essere la cifra sia dei prodotti che dei processi, e ogni aspetto dell’azienda deve essere gestito nel segno dell‘integrazione.
L’efficacia di questa visione responsabile del fare impresa è sempre più dimostrato, in particolare, dai millennials. Per il 92,1% di loro, infatti, lavorare per un’azienda che segua i dettami della CSR è fondamentale, al punto che più di uno su due sarebbe disposto a diminuire del 20% purchè l’azienda applichi la CSR, e quasi uno su cinque ne sacrificherebbe quasi la metà. Lo dice uno studio del 2016 condotto dalla Macquarie Graduate School of Management di Sidney. Uno studio di PWC dello stesso anno specifica che quattro millennial su cinque pagano di più per prodotti sostenibili volentieri, mentre il 56% esclude a priori dai propri acquisti i prodotti di aziende che non rispettano la CRS.

© Ezra Stoller, Yossi Milo Gallery, New York

La responsabilità, quindi, paga. Lo dicono i sette millennial su dieci che, nello stesso studio, si dicono convinti che CSR e profitti non si escludano e, anzi, che un business vincente non sia tale senza un atteggiamento etico e responsabile nei confronti della società. I millennials si sono fatti portatori della CSR anche direttamente, persino in Italia. Infatti è qui che è nata CSRnatives, una rete di universitari che si confrontano sul tema della responsabilità sociale nell’impresa, organizzando eventi e approfondimenti e facendo da ponte fra generazione Y e aziende responsabili.

Un’attenzione che sta portando un cambiamento concreto, anche nell’industria di proporzioni colossali. In una delle più grandi multinazionali al mondo, Unilever ( che raggruppa marchi notissimi agli italiani come Coccolino, Svelto, Mentadent, Dove, Lysofom, Cif, Knorr, Calvé, Fissan, Sunsilk, Badessa. Ma anche Lipton, Algida, Cornetto e Grom) “. Ci sono target precisi da raggiungere, non solo in termini di redditività, ma con obiettivi sociali e ambientali che devono essere condivisi da tutti, in azienda. È una sfida quotidiana, in cui tutti i nostri operai e impiegati sono coinvolti” Spiega il Presidente della sezione Italiana Angelo Trocchia a MorningFuture.com
E il motivo è semplice, spiega il manager, e pragmatico: “Le aziende stanno scoprendo che i costi del non fare le cose stanno diventando sempre maggiore di quelli per farle”.

Anche la pura logica del profitto, insomma, induce alla CRS, e non soltanto il riconoscimento che l’utente millennial, sempre più consapevole, garantisce. La vicinanza tra CRS e millennials si ritrova poi su un altro fronte. I millennial più giovani, che stanno completando i propri studi universitari, se hanno scelto di occuparsi di marketing non possono non farlo improntandosi alla responsabilità di impresa. Se quindi la CRS diventa parte della loro formazione, saranno proprio loro i profili più richiesti dalle aziende che vogliano essere al passo con i tempi.

Nell’impresa dei millennial, quindi, responsabilità quindi non fa rima con utopia, e – al contrario di quanto si sono sentiti ripetere per decenni – guadagno ed etica non solo non si elidono, ma non possono prescindere l’uno dall’altro.

Fonti                                                                                   Immagini
CRS Unione Europea                                                          Copertina
Macquarie Graduate School of Management                    Foto 1
Morning Future                                                                   Foto 2
CRSnatives

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