Gli sfollati del ponte Morandi: un mese senza stabilità

“Genova mia città intera. Geranio. Polveriera. Genova di ferro e aria, mia lavagna, arenaria.”

Giorgio Caproni

 

Alle 11.36 del 14 agosto 2018, 200 metri di ponte e un pilone crollano improvvisamente causando 43 vittime e 566 sfollati. Questi ultimi aspettano ancora di poter rientrare nelle loro case.

Ci sono famiglie che non sono mai potute entrare. Vorremmo recuperare una memoria: giocattoli per i bambini e oggetti per la nostra vita quotidiana. Vorremmo una stabilizzazione”. Queste sono le parole a Il Secolo XIX del presidente del Comitato degli sfollati del ponte Morandi, Franco Ravera, portavoce di più di 300 famiglie che da quella mattina si sono ritrovate in strada senza niente. Solo alcuni tra loro hanno potuto recuperare il minimo indispensabile dalle loro abitazioni, scortati dai Vigili del Fuoco, con i quali si è stretto un rapporto di fiducia e di amicizia tanto da disputare insieme una partita di calcio sul campo del Torbella. 

Si tratta degli abitanti di via Fillak e via Porro e, secondo le parole del sindaco Bucci a Il Secolo XIX avranno nuove abitazioni, mentre quelle sottostanti al ponte dovranno essere abbattute.

Le parole di Tolstoj descrivono bene la situazione che si presenta a Genova da quel giorno: “ Le famiglie felici si assomigliano tutte, ogni famiglia infelice è disgraziata a modo suo”. Alcuni cercano casa per la madre vedova, così come due giovani ragazzi con una figlia di 4 mesi. C’è anche chi è preoccupato che i figli debbano subire spostamenti con la scuola. Ma adesso l’emergenza è solo trovare un posto per non stare più in otto a casa dei parenti o degli amici, garantendo il loro diritto alla stabilità.

Sono già stati messi a disposizione alcuni appartamenti del Comune e dell’Agenzia regionale delle case popolari Arte per le famiglie che erano state smistate nelle case di riposo della città.

Genova, A10, crollo del Ponte Morandi, via Porro, sfollati

A tutela dei cittadini che sono stati coinvolti in questa tragedia e di tutti coloro che attendono la messa in atto dei loro diritti come parte lesa, vi è l’Assoutenti (Associazione no profit per tutelare i diritti dei consumatori). Il presidente Furio Truzzi ha dichiarato: “Il crollo del ponte che tutti noi genovesi e liguri abbiamo percorso migliaia di volte nella nostra vita, è un trauma, un fattore di shock che avrà bisogno di molto tempo per essere rielaborato. Ma il nostro ruolo di associazione dei consumatori e degli utenti ci impone nel frattempo di metterci al loro servizio per tutelarli, e non certo da una tragica fatalità come sembra da alcune ricostruzioni”.

 

 

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