Reddito di cittadinanza ed abolizione della povertà: sarà vero?

 

Spesso ci indebitiamo con il futuro per pagare i debiti con il passato

Khalil Gibran

Il motto che ha accompagnato il Movimento 5 Stelle durante tutto il suo periodo all’opposizione e durante la campagna elettorale sembra che stia per realizzarsi: il reddito di cittadinanza potrebbe essere realtà già a partire dai primi mesi del 2019. Ma riusciranno veramente i pentastellati ad “eliminare la povertà”? 

Se ne è parlato molto, prima, dopo e durante le elezioni. È stato il cavallo di battaglia che ha guidato il Movimento 5 Stelle nella sua ascesa politica e ne ha segnato il trionfo agli scrutini dello scorso 4 marzo. Stiamo parlando, ovviamente del fantomatico reddito di cittadinanza, che in questi giorni pare non debba rimanere una mera promessa elettorale ancora a lungo. Vi sono infatti tutte le premesse per introdurlo nel nostro Paese già con l’inizio del nuovo anno, con l’inserimento della misura nella prossima Legge di Bilancio: “Va fatto subito”, questo il commento di Luigi Di Maio.

Cos’è il reddito di cittadinanza

Ma cosa si intende, esattamente, con l’espressione “reddito di cittadinanza”? Come annunciato dal Ministro del Lavoro, si tratta di un sostegno di tipo economico sovvenzionato dal governo a beneficio di tutti coloro che vivono sotto la soglia di povertà (fissata dall’Istat a 780 euro al mese. Cifra che varia, però, anche in base al numero dei componenti del nucleo familiare). La misura proposta dai 5 Stelle intende portare tutti gli italiani a percepire una somma pari a tale soglia.

Ad esempio, se in una famiglia di tre persone entrambi i genitori sono disoccupati con un figlio maggiorenne a carico, la misura del reddito di cittadinanza è piena, (780 euro per il padre, più 780 euro per la madre, per un totale di 1560 euro). Se invece in una famiglia è già percepito un reddito, ma inferiore alla soglia fissata, allora si procederà ad integrare il necessario per raggiungere i 780 euro mensili. (Lo stesso discorso è applicabile anche a chi percepisce una pensione, per questo si sente parlare anche di pensione di cittadinanza.)

Quali sono i requisiti e come si fa per mantenerlo

In sintesi, i requisiti per ottenere il reddito di cittadinanza sono i seguenti: essere maggiorenni, disoccupati o inoccupati, e ovviamente, percepire un reddito inferiore alla soglia di povertà (quest’ultimo punto dovrà essere verificato tramite la presentazione di un ISEE). Pare che gli italiani che rientrino nelle categorie sopra descritte siano – approssimativamente – 9 milioni, come riportato sul sito ufficiale del Movimento 5 Stelle.  Ulteriori requisiti sono stati richiesti (e probabilmente saranno inseriti) dal Ministro Matteo Salvini: risiedere in Italia da almeno 10 anni, rientrare nel limite reddito ISEE a 7-8 mila euro, 3 anni come durata massima della concessione del sostegno statale.

A questi requisiti per percepirlo ne vanno aggiunti altri, necessari a mantenerlo, come, tra gli altri, iscriversi ad un Centro per l’impiego e rendersi disponibile al lavoro, iniziando un percorso di ricerca attiva del lavoro per almeno 2 ore al giorno e accettare uno dei primi tre incarichi che vengono offerti.

Criticità e coperture

Tuttavia, nonostante questa manovra sembri in apparenza vantaggiosa, non è affatto esente da criticità e problematiche. Ad incominciare, innanzitutto, dalle coperture. Le cifre previste ammontano infatti a circa tra i 16 ed i 20 miliardi di euro, una cifra significativa. Durante gli scorsi anni, i maggiori esponenti del Movimento 5 Stelle avevano più volte affermato di avere tutte le coperture necessarie per rendere economicamente sostenibile una riforma come il reddito di cittadinanza. Taglio alle spese militari, aumento dei canoni sulle trivellazioni petrolifere, tassa sul gioco d’azzardo e IMU sui beni della Chiesa sembravano all’epoca sufficienti a trovare le cifre necessarie per coprire le spese. Eppure, al momento di approvare il DEF (Documento di Economia Finanziaria, all’interno del quale vengono raccolte tutte le politiche economiche e finanziare dello Stato), il Movimento ha insistito per portare il rapporto deficit/pil al 2,4 percento, così da finanziare con il debito pubblico una gran parte delle misure del bilancio, reddito di cittadinanza compreso.

Che fine hanno fatto tutte le coperture ed i tagli proposti dai pentastellati qualche anno fa? È proprio vero che, con l’approvazione del prossimo bilancio, si riuscirà ad “abolire la povertà”, come ha recentemente affermato il Ministro Di Maio? Date queste premesse sono queste, non resta altro che aspettare, chi più dubbioso chi meno, e vedere come effettivamente il governo concretizzerà questa proposta.

FONTI:

IMMAGINE:

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *