Il Ponte Morandi: costruzione, revisioni e responsabilità di una tragedia

“Sembrava una scena di guerra”

Maurizio Volpara, Vigile del Fuoco di Genova

Il crollo del Viadotto Polcevera ha aperto indagini che scavano indietro negli anni, dai restauri dello stesso ingegnere Riccardo Morandi alla gestione di Autostrade, fino ai controlli di Carmelo Gentile. Ma chi è responsabile di quanto accaduto il 14 agosto?

Nel 1967 viene inaugurato a Genova, tra i quartieri di Sampierdarena e Cornigliano, un ponte autostradale che sarà essenziale per il collegamento della città con il ponente ligure e che sarà attraversato quotidianamente da cittadini e lavoratori. Il ponte crolla il 14 agosto 2018 in 4 secondi, causando 43 vittime.

Veduta del viadotto durante i lavori di costruzione nel 1967

Il Viadotto era composto di tre piloni a forma di A alti 90 m e uniti da 12 tiranti (il termine tecnico è “stralli”) di acciaio ricoperti da calcestruzzo, agganciati ai lati della strada. Questo tipo di struttura era stata voluta da Morandi per ridurre le oscillazioni del ponte e perchè i cavi fossero protetti dall’usura. Nei ponti attuali invece le forze vengono distribuite su più tiranti affinchè l’impatto non ricada su un punto solo. Inoltre il New York Times riporta la scoperta che il calcestruzzo dell’epoca fosse molto deteriorabile e per questo l’acqua è penetrata da subito nelle crepe corrodendo l’acciaio.

Nel ’79 e nell’ ’81 Morandi fa già alcuni controlli e, prendendo esempio dai lavori compiuti su un suo ponte in Venezuela, a fine anni ’90 vengono restaurati i tiranti del Viadotto, ma non tutti.

Dal 1999 è gestore del Ponte la società Autostrade per l’Italia, la quale nel 2017 chiede a Carmelo Gentile, professore di ingegneria strutturale al Politecnico di Milano, una revisione dei tiranti. Egli controlla la sicurezza in base ai suoni emessi e decide di approfondire gli studi sui tiranti a sud (quelli mai revisionati). I suoi risultati però non vengono mai trasformati in interventi e, come riportato dal New York Times, Autostrade non segnala mai queste “criticità” al ministero delle infrastrutture.

Da stabilire se non fossero consapevoli del grado di urgenza di questi interventi, perchè negli anni vengono fatte manutenzioni e vengono spese somme molto maggiori rispetto alle altre autostrade italiane. Inoltre tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 un test segnala un indebolimento della struttura anche se è difficile compiere stime precise su cavi interni. E alcune settimane prima del crollo una foto citata da Jacobin (in un articolo di D. Broder riportato su Internazionale) mostra evidenti crepe sulla parte inferiore del ponte.

Il peso eccessivo del traffico sul ponte è comunque oggetto di discussioni e progetti, infatti già dal 1980 si era pensata una seconda autostrada sopra Genova, la Gronda (riguardo la quale è recentemente apparsa una dichiarazione del Movimento 5 stelle che si opponeva con il comitato No Gronda, dichiarando una “favoletta” l’imminente crollo del ponte).

Dopo il crollo il Governo ha accusato Autostrade di essere responsabile dell’accaduto. Solo i 5 stelle hanno minacciato la revoca della gestione e una grossa multa, la Lega invece ha sempre sostenuto il rinnovo in quanto, secondo il New York Times, aveva ricevuto da Autostrade una donazione di 150.000 euro.

Il ponte Morandi visto dalla collina di Coronata, sul lato ovest

Davide Capello, un Vigile del Fuoco fuori servizio, quella mattina sopravvive alla caduta dal ponte. “Mentre camminavo mi guardai indietro e vidi che il ponte era crollato. Solo allora mi sono reso conto della dimensione del disastro”.

 

 

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