Ciò che è nascosto: la persona e i suoi atti.

“Perché la persona è precisamente quell’unità che sussiste per ogni sorta di atti essenzialmente diversi”
Max Scheler, Il formalismo nell’etica e l’etica materiale dei valori

Che cos’è una persona? E che cosa si può sapere di una persona?

Il termine “persona” è, filosoficamente parlando, estremamente complesso. Pur usandolo quotidianamente, molte delle sue caratteristiche vengono fraintese e non capite. Il lato nascosto della persona è da sempre tediato dal senso comune che, rifacendosi alla cultura di riferimento, si arroga il diritto di determinare esattamente la struttura e l’essenza di quel che si indica come “persona”. Ecco perché è importante far chiarezza su questo concetto e su quel che nasconde di primo acchito, considerando l’importante ruolo etico e morale che ricopre.

Etica formale e persona.

Nel corso della storia, si sono date differenti risposte alla domanda “che cos’è una persona?”. Numerose correnti di pensiero e filosofi hanno dato la loro personale interpretazioni, dagli stoici agli idealisti tedeschi. La persona è inoltre da tempo immemore oggetto di dibattito nell’etica di ogni tipo, dall’eudemonismo (dottrina morale che pone a fondamento del comportamento la ricerca della felicità come bene) all’utilitarismo (che pone come fondamento del comportamento dei singoli l’utile per la società).
In tutta la storia della filosofia morale, emerge una corrente famosa per la grande novità che rappresenta. Si tratta dell’etica formale, il cui ideatore fu il filosofo tedesco Immanuel Kant.


Una delle principali pretese dell’etica formale consiste nel fatto di pensare di essere l’unica a poter conferire alla persona una dignità superiore a qualsiasi prezzo materiale. In questo senso, l’etica formale si scaglia contro tutte quelle dottrine che prendono in considerazione la rispettabilità di una persona non in quanto tale, ma come presupposto di un bene materiale. In poche parole, non è qualcosa di esterno alla persona a determinarla, come la felicità o l’utile nella società, ma è la struttura della persona stessa ad assumere significato. Da qui la pretesa dell’etica formale di fondare delle leggi che non siano soggette alle contingenze dello spirito del tempo, ma che valgano sempre in ogni tempo e luogo.
Assai rilevante per questa dottrina e per il suo rapporto con il termine “persona” è stato il filosofo e fenomenologo tedesco Max Scheler.

Quel che propone Scheler è di rivedere le proposte di Kant, in un’ottica che dia davvero rilevanza alla persona in quanto tale. Diventano così importantissimi gli atti di ogni tipo, intellettuali, conativi e soprattutto emotivi.

Persona e atto.

Secondo la definizione che ne da Scheler, la persona è l’insieme di atti che compie. Tutti i possibili modi in cui la coscienza può comprendere intuitivamente sé stessa rientrano nella categoria di atti che definiscono la persona. Per questo non basta che qualcuno sia dotato del pensare per essere una persona. Sono importanti sia gli atti del volere, dell’amare, dell’odiare, del sapere e del sentire.
Un altro elemento importante è la diversità di ogni atto, che si fondano sull’essere della persona. Un atto risulta essere concreto perché è la persona che lo riempie di significato e che lo impregna interamente del suo stile proprio. Nessuna conoscenza dell’amore in generale riuscirà mai a spiegarci in che modo una persona ama. Ed è qui che entra in gioco il lato nascosto della persona e dei suoi atti.

Il lato nascosto della persona.

Cosa si può sapere di una persona? Sicuramente non tutto. Ogni persona è a sé e ad ogni persona corrisponde un mondo unico, di cui noi possiamo conoscere solo pochi frammenti. Per questo quando si dice di una persona che è “buona” o “cattiva” si sta in realtà giudicando in base ad impressioni condizionate dal proprio mondo e sfondo soggettivo. Come giocare a dadi e credere che uscirà sicuramente un sei. Solo la persona stessa può conoscere sé stessa, perché è stata presente ad ogni suo atto e ne conosce l’intenzione e l’essenza. Il massimo che si può fare è tentare di analizzare il contenuto di quegli atti che vediamo per provare a comprendere meglio il mondo a cui fa riferimento.

Fonti:
Aristotele, Etica Nicomachea
Immanuel Kant, Critica della ragione pratica
Immanuel Kant, Fondazione della metafisica dei costumi
John Stuart Mill, L’utilitarismo
Max Scheler, Il formalismo nell’etica e l’etica materiale dei valori

Fonti immagini:
Immagine di copertina
Immagine 1
Immagine 2

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