Deep web: i millennials re anche della rete nascosta

Voi siete convinti che questo comportamento sia libertà di pensiero.
Vi sbagliate”.
Messaggio di Anonymus quando ha hackerato alcuni siti di del deep web 


Sotto la rete come la si conosce, esiste una rete per scambi illegali, il deep web, con cui alcuni millennials hanno una grande dimestichezza. Che permette loro di guadagnare, ma con grandi rischi

La rete è un universo, e con quello fisico ha in comune un’assenza dei confini spesso non percepita come tale, mentre ciascuno non ne sfrutta che una minima parte. Fuori da essa, però, esistono anche zone misteriose, persino inquietanti. Sotto ciò che si vede, infatti, esiste un universo digitale parallelo, nascosto: il deep web. I millennials avvertono la rete però la rete come il proprio mondo, e lo maneggiano con naturalezza, convinti di conoscerlo perfettamente. E per loro, spesso, è vero anche per il lato oscuro della rete. Ma cos’è il deep web?

In primo luogo, letteralmente un altro universo: è infatti grande cinquecento volte il clean web, quello che si conosce. Lì si trova, spiega massimocappanera.com, tutto quello che Google e i motori di ricerca non indicizzano: vale a dire, tutto quello che è illegale: droga, pornografia illegale, consigli su come organizzare una truffa: è questo mondo sommerso il luogo dove si muovono i jihadisti ma anche i servizi segreti, ed è attraverso di esso che la polizia cerca reti criminali.

In indirizzi coperti da stringhe alfanumeriche,  domini caratteristici come .onion e un browser apposito, TOR, è possibile fare di tutto: nascondere il proprio IP e criptare, quindi nascondere, i propri dati. Una occasione allettante, ma soprattutto per i truffatori: immergersi nel deep web, infatti, significa esporsi a vedere rubati i propri dati, spiati tramite la propria webcam o trovare del materiale illegale salvato sul proprio pc.
C’è chi fa soldi così, sfruttando la propria condizione di nativo digitale e la propria competenza sul web: e sono, spesso, millennial.

Vice, ad esempio, riporta il caso di AAron. 19 anni, neozelandese, che fa tremila euro a settimana rubando informazioni di carte di credito con cui compra gift card rivendendole poi, appunto, in questo web nascosto. Una vita parallela di cui nessuno è a conoscenza, e che lo costringe “come tutti quelli che fanno questo lavoro”, a una costante paranoia. “Gestire un business su ampia scala sul dark web richiede fatica e lavoro. Le merci che ci trovi in vendita sono, onestamente, cose non da ridere”. Eppure, lui è sicuro: il suo obbiettivo è diventare “il Wolf of Wall Street dei Millennials”

Un tipo di atteggiamento di quelli che fa dichiarare al sociologo Stefano Pira, sulle pagine del Giornale di Sicilia, che “si sta perdendo la percezione della linea di demarcazione tra legalità e illegalità. In quella che tecnicamente si chiama iperrealtà esperienziale, adolescenti e preadolescenti vivono come all’interno di un videogioco, senza distinguere realtà e irrealtà. E ciò che non è reale non può essere illegale”.

Un rischio che non riguarda solo i più giovani, ma che sui meno equilibrati di loro può avere effetti ancora più pervasivi: Aaron stesso chiarisce la misura morale di questi re del web nascosto: “Direi che sono una persona egoista. Ma allo stesso tempo voglio aiutare le persone come posso. Ma oggi come oggi do i soldi in beneficenza solo quando mi sento in colpa”. Il problema, conclude Pira, è culturale: “lo Stato deve rilanciare in ogni maniera possibile il processo di Educazione civica, la conoscenza delle regole di convivenza, che sono alla base del vivere civile. Bisogna fare in fretta: non si ha consapevolezza della gravità della situazione”.

Fonti:                                                   Immagini:
Massimocappanera.com                     Copertina
Vice                                                      Foto 1
Giornale di Sicilia                                 Foto 2

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