Notes and queries: le domande dell’Antropologia

“È più facile giudicare l’ingegno di un uomo dalle sue domande che non dalle sue risposte”
Pierre-Marc-Gaston de Lévis

Notes and queries on anthropology” del 1874, è solo uno dei manuali con cui gli antropologi del tempo (la cui ricerca avveniva interamente “dalla poltrona”) cercavano di istruire i viaggiatori riguardo alle domande da fare ai “selvaggi”.

Nell’Ottocento, quanto l’antropologia muoveva i primi passi nel panorama delle discipline accademiche anglosassoni, gli antropologi non incontravano mai i “nativi” oggetto dei loro studi.
Al contrario: da bravi gentlemen inglesi, il loro posto era tra gli scaffali delle biblioteche universitarie, intenti a produrre quelli che poi diventeranno i primissimi testi fondanti della materia. “Il ramo d’oro” di G. Frazer e “Cultura primitiva” di E. B. Tylor sono volumi di fine speculazione, decisamente paradigmatici e conosciuti anche oltre l’ambito accademico; eppure sono, come ogni cosa, figli del loro tempo, un tempo in cui antropologo non significava quasi mai viaggiatore.

Frazer e Tylor, infatti, come tutti i loro colleghi, non raccoglievano in prima persona le informazioni necessarie per descrivere le lontane popolazioni dell’impero coloniale inglese; raccoglievano invece gli appunti e i reportage di esploratori che di antropologia ne masticavano ben poca. Siamo in pieno positivismo moderno: un paradigma in cui scienza è l’elaborazione di dati oggettivi ottenuti facendo statistiche ed esperimenti. Il dato, lo dice la parola stessa, è considerato come ovvio, puro, fisso e ripulito da ogni soggettività. In questo senso, al fine di stabilire una buona legge scientifica, non importa molto chi raccolga i dati, che può benissimo essere un generico tecnico, quanto la brillantezza di chi li elabora.
Ebbene, l’antropologia, che cerca di porsi come scienza dello sviluppo umano, segue proprio questo paradigma.

Ne deriva che gli antropologi, dall’alto della loro cattedra, sentano il bisogno di comunicare agli esploratori/raccoglitori quali siano i dati rilevanti da raccogliere per lo sviluppo delle proprie teorie. E’ qui che trova la propria giustificazione “Notes and Queries on Anthropology”, una vera e propria lista di domande che il Royal Anthropological Institute inizia a produrre dal 1874 con lo scopo di direzionare i propri informatori dispersi per il globo.

L’edizione del 1892

Si tratta di una tecnica di ricerca che sarà rivelata in seguito come parziale e piena di preconcetti, ma che sicuramente arriva a confrontarsi con quelle che ancora oggi sono tematiche di grande importanza.
Le domande di “Notes and Queries” possono apparire pedanti, irrilevanti, persino insensate, ma leggerle da una buona idea di cosa siano effettivamente i dettagli che interessano anche gli antropologi odierni nella loro ricerca.
Sono domande che spaziano dal tipo di imbarcazioni usate dagli indigeni, quali le pietanze, le spezie, le cose di cui è proibito parlare, finanche la posizione privilegiata con cui orinare. Insomma, una lettura interessante e giusto un pizzico bizzarra per chiunque si interessi di antropologia.

 

Fonti:

“Notes and Queries on Anthropology”, British Association for the Advancement of Science

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *