Murakami l’onirico.

La realtà era qualcosa di molle e pesante come la sabbia, chiuso in una scatola di cartone, impossibile da afferrare”
Haruki Murakami, La fine del mondo e il paese delle meraviglie

Murakami è uno scrittore riservato e profondamente sensibile che sviscera i nostri pensieri più cupi.

Leggere Murakami non è difficile. Possiede uno stile scorrevole, piacevole e per niente ostico. Ma bisogna evitare di farsi illudere dall’apparenza iniziale e prepararsi ad aspettare di tutto. Quel che rende straordinaria tutta la sua produzione è l’incredibile capacità di trascinare il lettore in panorami al limite della realtà, a partire da situazioni molto semplici e ordinarie. Lo scopo di Murakami non è terrorizzare chi lo legge, ma accompagnarlo alla scoperta dei meandri dell’immaginazione. Là dove l’umanità rivela le sue fondamentali pulsioni e i suoi desideri più reconditi.



Realtà e sogno.

La fondamentale caratteristica di Murakami ha a che fare con le ambientazioni. Queste ultime sono presenti fin dall’inizio, ma le si percepiscono del tutto solo alla fine. Quando si inizia a pensare che c’è qualcosa che non quadra e sembra che i pezzi non combacino è ormai troppo tardi per tirarsi indietro. L’autore ha teso la trappola e non la si può evitare. E così ci si ritrova scaraventati da un’autostrada ad un mondo parallelo popolato da creature misteriose. Oppure cercando il proprio gatto si entra in un sogno fortemente collegato alla realtà.

Queste ambientazioni non sono però meri capricci stilistici, ma si rifanno ad una narrazione ben precisa. Protagonisti ed antagonisti, pur non conoscendosi, sono fortemente legati l’uno all’altro. E quel filo che li collega, per quanto sottile sia, non si spezza mai. I personaggi si ritrovano così ad affrontare un percorso arduo e fuori dall’ordinario, durante il quale affrontano momenti di grande confusione e di estrema debolezza. Alla fine, la ricompensa per tutto questo patire è la consapevolezza dell’importanza dell’altro che rappresenta l’unica certezza in una dimensione continuamente instabile e soggetta a mutamenti assurdi. Murakami mette alla prova i bisogni universali di ognuno, soprattutto quello di essere amati e riconosciuti.

Diversità come forza.

Un altro fattore dei romanzi di Murakami riguarda l’attenzione che si pone per il diverso. I protagonisti sono quasi sempre asociali, emarginati o tanto ingenui e sensibili da essere considerati ritardati e facilmente raggirabili da tutti quelli considerati invece ”normali”. Ma questi fattori nei momenti più critici si rivelano essere strumenti essenziali per affrontare una realtà che spesso ci si ostina a non capire perché non la si vuole vedere da altri punti di vista. Gli eroi di Murakami si rivelano essere i più adeguati ad adattarsi alle situazioni ostili in cui sono gettati e a comprenderle. E ci insegnano a non rifiutare l’altro in nome di canoni di normalità faziosi e inadeguati.

Fonti:
Haruki Murakami, Norwegian Wood
Haruki Murakami, L’uccello che girava le viti del mondo
Haruki Murakami, La fine del mondo e il paese delle meraviglie
Haruki Murakami, 1Q84
Haruki Murakami, Kafka sulla spiaggia

Fonti immagini:
Immagine 1
Immagine 2

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