Bio-Nazis: i movimenti di estrema destra nascosti dietro l’ecologia

“Purtroppo, è facile essere estremisti. Ed è ancor più facile diventarlo”
Filippo Rossi

Tradizionalmente associate ai partiti di sinistra o ad organizzazioni pacifiste, le lotte per la salvaguardia dell’ambiente stanno diventando in Germania monopolio dei movimenti neonazisti, con alcune sorprese per i consumatori di prodotti biologici.

Non si tratta di una novità assoluta: già nella Germania del XX secolo il movimento nazionalsocialista adottò, riadattandole alla propria propaganda politica, le istanze di alcuni organismi politici progressisti e di sinistra del secolo precedente riguardo alla produzione di cibo “pulito”. Un cibo, cioé, che non danneggiasse l’ambiente ed il corpo umano, mantenendo in perfetta salute quella che veniva considerata la razza ariana.

Volker Bach, storico culinario, spiega come le massaie venissero istruite sui modi migliori per nutrire “il corpo della nazione”. Manuali di cucina e corsi di economa domestica mostravano alle donne nazionalsocialiste come prepare manicaretti per la propria famiglia in maniera tale da assicurare la ” libertà della Germania”, sfruttando prodotti del territorio, preferiblmente crudi, poca carne e grassi e uova ridotti al minimo.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, tra gli scienziati del Reich che cercarono di trovare una nuova collocazione si annoveravano anche i fautori di questa ideologia, che cercarono di reinventarsi diffondendo l’agricoltura biologica nella Germania occidentale e le diete prive di derivati animali in quella orientale

Vegetarianismo, veganismo, allevamento e agricoltura biologici, trattamento etico degli animali e tutela dell’ambiente: queste e numerose altre forme di consapevolezza ecologica e salutista stanno tornando in maniera analoga dominio dei movimenti di destra autoritaria e xenofoba nell’Europa di oggi.

Tra ricette su Youtube, libri di cucina e diete prive di carne, il fenomeno sarebbe innocuo solo in apparenza, secondo la Fondazione Heinrich Böll, legata al partito progressista dei Verdi. Nel 2012 questa ha pubblicato “Brown Environmentalists“, uno studio sull’agricoltura biologica dei movimenti di estrema destra nello Stato di Mecklenburg-Vorpommern, dove si evidenzia come un inconsapevole consumatore, nell’acquistare dei prodotti biologici, avrebbe potuto finanziare senza saperlo una politica autoritaria riconducibile al partito neonazista locale. Nel 2013 circa un quinto dei tedeschi consumava regolarmente alimenti biologici: nonostante il numero esiguo di fattorie bio-nazi, il fenomeno non sembra trascurabile.

La visione Bio-Nazi sembra avere un particolare ascendente sulla scarsamente popolata zona rurale del Paese. “Quello a cui stiamo assistendo ora é uno stabilizzarsi del movimento di estrema destra nella Germania orientale” afferma Hubertus Buchstein, docente di Scienze Politiche all’Università di Greifswald, tra gli autori del libro “Adesso, invece di essere apertamente militanti, una nuova strategia é quella di vivere in campagna e vendere mele biologiche.”

La propaganda del nazi-ambientalismo si rivela in maniera particolarmente evidente nel magazine Bavarese Umwelt & Aktiv (Environment and Active), spesso infarcito di messaggi xenofobi. Qui, tra copertine che alternano paesaggi della campagna tedesca e vignette di satira politica, viene diffuso l’interesse nella difesa non solo di ambiente e animali, ma della Heimat, la madrepatria. Al suo interno infatti, insieme ad articoli legati a temi ecologici, se ne trovano diversi sul valore pedagogico degli asili nella natura in opposizione alle alternative multiculturali e altri che dipingono la macellazione halal come una barbarie del fondamentalismo islamico da contrastare.

Come anticipato, si tratta però di un fenomeno numericamente circoscritto, per quanto culturalmente e socialmente pericoloso. Nel 2013 Alexander Gerber, presidente di BÖLW, l’unione tedesca dei produttori di cibo biologico, affermava: “La maggioranza dei movimenti agricoli biologici proviene dalla politica progressista, vicina alla sinistra, non da quella conservatrice. La visione “terra e sangue” non é dominante all’interno dell’organizzazione. Riguarda solo alcuni casi.” Nell’estate dello stesso anno BÖLW aveva tuttavia dichiarato pubblicamente che la cultura dell’agricoltura biologica é a favore di “una relazione rispettosa con la natura, gli animali e le persone” e che non é affatto compatibile con ideologie “che disprezzano l’umanità”.

La narrazione “terra e sangue”, nata alla fine del XIX secolo, si basa su un’immagine razzista, anti-Semita e socialmente darwinista della campagna tedesca, in cui celebrare la connessione quasi mistica tra la terra e l’identità etnica. “Tuttora i neo-nazisti amano ricordare che le leggi di Hitler in difesa dell’ambiente rimasero nei libri fino al 1970” nota il giornalista Toralf Staud in “Brown Environmentalists.”

Nonostante il principio abbia solide radici nella storia contemporanea della Germania, attribuire un’unica prospettiva etica e politica al “cibo naturale” e alle battaglie ecologiste risulta impossibile, spiega la storica Corinna Treitel nel saggio “Eating Nature in Modern Germany: Food, Agriculture and Environment”: anche i Verdi, alla loro fondazione nel 1980, contenevano elementi di estrema destra, poi rigettati in seguito alla definizione di un’identità di sinistra.

 

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