Polemiche sull’aumento dei salari di Amazon: perché?

“Ci sono un sacco di cattive ragioni per avviare una impresa. Ma c’è una sola buona e legittima ragione per farlo, e penso di sapere di cosa si tratta: cambiare il mondo”
Phil Libin

Alzare la paga oraria dai 10 ai 15 dollari l’ora sembra un gesto nobile, piacevolmente inaspettato se compiuto da Amazon, azienda nota per i pessimi trattamenti riservati ai suoi dipendenti. Eppure anche questa volta le polemiche attorno al più celebre sito di e-commerce non sono tardate. Come mai? 

Dal braccialetto elettronico allo sfruttamento dei dipendenti: il colosso dell’e-commerce Amazon negli ultimi anni è stato soggetto a numerosissime ed aspre critiche da parte dell’opinione pubblica, proprio a causa del pessimo trattamento che riservava ai propri lavoratori, costretti a ritmi massacranti, ad una produttività esasperata e a paghe misere. Nonostante un disprezzo più che generalizzato dimostrato nei confronti del noto marchio, pare che molti siano i clienti non in grado di rinunciare alle comodità dei suoi servizi: i suoi numeri sono ormai da anni in progressiva ed inarrestabile crescita. Come riportato su Finanza.com, infatti, nel 2018 Amazon si è classificato al terzo posto (in coda ad Apple e Google), nella classifica dei Best Global Brands, firmata ogni anno da Interbrand; il valore dell’azienda è stimato superiore a cento miliardi di dollari (100,764 miliardi, per la precisione). 

Tra le numerose voci polemiche scagliatesi contro l’azienda non è mancata quella del senatore statunitense Bernie Sanders, il quale ha addirittura presentato un disegno di legge, denominato Stop Bezos Act (in “onore” di Jeff Bezos, CEO della compagnia), che avrebbe penalizzato grandi realtà come Amazon, costringendole a pagare tasse aggiuntive, pari ai sussidi pubblici richiesti dai suoi dipendenti. Molti fra loro, infatti, nonostante il lavoro, si ritrovavano costretti a chiedere aiuti statali per sopravvivere a causa dei salari troppo bassi.

Jeff Bezos, CEO di Amazon

La risposta di Amazon (che ha comunque sempre negato ogni accusa perpetrata nei suoi confronti) si è fatta sentire, con sorprendente rapidità e grande risonanza. Dal prossimo 1 novembre, infatti, la compagnia di Jeff Bezos aumenterà la paga oraria minima per 350.000 dei suoi impiegati (250.000 a tempo pieno e 100.000 lavoratori stagionali), facendola lievitare da 10$ a 15$ negli USA, mentre, nel Regno Unito, le paghe saliranno da un minimo di £8 a £10.50 a Londra e £9.50 nel resto del paese. 

“Abbiamo ascoltato le critiche mosse nei nostri confronti” ha dichiarato il CEO della compagnia, “abbiamo pensato a lungo riguardo alle mosse che avremmo potuto intraprendere e poi abbiamo deciso di guidare il cambiamento. Siamo eccitati per questa novità, ed incoraggiamo tutti i nostri concorrenti e altri grandi imprenditori a unirsi a noi con simili provvedimenti.

Anche in seguito, però, a questa apparentemente buona decisione, le polemiche non hanno tardato ad insorgere. Le prime critiche si sono mosse proprio nei confronti  di Jeff Bezos, attualmente l’uomo più ricco del mondo, che intasca 15$ in 12 millisecondi e che, in un’ora, ne guadagna all’incirca 4,7 milioni. La stima, ovviamente teorica, è stato realizzata da Business Insider, che ha calcolato in maniera approssimativa il valore del reddito annuo di Amazon, dividendolo poi per 8.760, ovvero il numero di ore annuali, comprese quelle dedicate allo svago, al sonno e al cibo. 

Pubblicità di Amazon

Altre criticità di questa manovra, sono state invece riportate dal Guardian, che ha segnalato come molti impiegati Amazon non siano affatto soddisfatti dell’iniziativa, poiché l’azienda, sfruttando il “pretesto” dell’aumento salariale, approfitterà dell’occasione per eliminare altri importanti benefici fiscali destinati ai lavoratori che vi operano da più di due anni. L’azienda ha infatti annunciato che rimuoverà sia la Restricted Stock Unit, un programma grazie a quale i dipendenti ricevevano 2 o 3 azioni della società ogni anno (racimolando una cifra ragguardevole, considerando che ogni azione, nel 2016, veniva valutata circa 2.000$), sia la Variable Compensation Pay, un plus mensile che permetteva di guadagnare fino all’8% dello stipendio in più in base alle ore lavorate e alla produttività. Come è facile immaginare, questa decisione non ha potuto che generare malcontento ed insoddisfazione tra le fila dei dipendenti. 

Vi è un’ulteriore critica mossa nei confronti di Amazon, a sostegno del fatto che in realtà il benessere dei dipendenti non è stato il motivo che ha spinto la compagnia a prendere questa decisione. Tutt’altro. Si pensa infatti che l’innalzamento della paga oraria (con annessa sollecitazione ad innalzare la soglia minima nazionale) sia un modo per sbaragliare la concorrenza, eliminando di netto tutte quelle realtà più piccole che non si possono permettere di pagare i propri dipendenti 15$ all’ora. Nel contempo, questa mossa ha permesso ad Amazon di valorizzare la propria immagine e “rubare” possibili futuri dipendenti a grandi marchi come Walmart, Target e Gap, in un momento così delicato e produttivo come quello natalizio, ormai alle porte. 

Colossi come Amazon, Google, Facebook o Apple oggi non possono più essere considerate semplici aziende. Ogni loro decisione, anche la più piccola, è in grado di scombussolare il panorama internazionale dal punto di vista economico e sociale, cambiare la vita di centinaia di migliaia di persone e segnare il declino di svariate realtà commerciali. Non è quindi sufficiente limitarsi a prendere atto di questi cambiamenti, ma è anche opportuno guardarli sempre con occhio critico ed interpretarli, per essere pienamente consapevoli dell’influenza che, al giorno d’oggi, enormi colossi privati hanno sulla vita di ciascuno.

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