Poliamore, i millennials sperimentano nuovi modi di relazione

Che ci si possa sposare tra due persone è una convenzione
e non è nemmeno universale”
Chiara Lalli


Per i millennials, la fedeltà e la monogamia non sono più valori. Prende piede anche in Italia il poliamore, dove la libertà fa rima con consapevolezza e consenso. Ne parla chi lo vive.

Obbligo di fedeltà. Un dovere sancito dall’istituzione del matrimonio, e che – forse non a caso – l’allora ministro Alfano ha preteso fosse espunto dalla legge che ha regolamentato le unioni civili.
Fedeltà che deve essere, tassativamente, monogama. Il codice penale infatti punisce i bigami con la galera. Eppure, sempre più la monogamia viene avvertita come una limitazione. Senza scomodare le varie forme di organizzazione familiare e sociale che l’antropologia riconosce da secoli, si sta sempre più affermando, anche in Italia, il poliamore.

Coniato dalla sacerdotessa pagana Morning Glory Ravenheart Zell nel 1990, è negli ultimi anni che il termine sta diventando di uso più ampio, eppure ancora foriero di molta confusione: “Poliamore significa avere relazioni amicali e sessuali con più persone, con il consenso e la consapevolezza di tutti i partecipanti“. La definizione è di un millennial che vive a Torino, ha due compagni, uno a Milano e uno in Francia e un nome evocativo: Libero.
Lui sperimenta sulla sua pelle cosa significa superare il concetto di monogamia, accettandone e confrontandosi con vantaggi e controindicazioni, come racconta ad Elzevirus “I vantaggi che ho trovato sono quelli di sperimentare modi differenti di amare ed essere amato. Con uno dei miei ragazzi mi diverto a fare ed apprezzo battute atroci, con l’altro posso pensare meglio ad antropologia ed esoterismo, assieme a lui.”

Il poliamore, sostiene, porta vantaggio all’equilibrio dei rapporti: “Stacco la mia felicità da quella delle persone che amo, e non rendo loro responsabili del mio umore: se per caso uno dei miei partner ha difficoltà, posso appoggiarmi all’altro per trovare stabilità e aiutare il partner in difficoltà”. Ne giova, anche, la relazione stessa: “Trovo inoltre più facile parlare di argomenti relativi alla sessualità che altrimenti rimarrebbero più difficili da trattare – desideri, fantasie, progetti e passate esperienze”

Perchè si sorregga, tuttavia, il poliamore esige una estrema chiarezza, che impone che ogni aspetto delle relazioni sia oggetto di confronto e discussione il più sincera possibile. Un grande impegno, tutt’altro che esente da rovesci della medaglia. “A volte è difficile gestire quelli che sono le responsabilità strettamente personali e quelle che si sono concordate con i partner, sia in termini di tempo, sia in termini di soldi”. A cui, si aggiunge, nel caso di Libero, la difficile gestione delle relazioni a distanza, a propria volta moltiplicate nella generazione dei millennials, grazie al sempre più facile annullamento delle distanze garantito dalle tecnologie. Che tuttavia non riescono a cancellarle del tutto: “avendo due partner che abitano lontani, e che hanno lavori legati a grosse istituzioni, non riesco a vedere un futuro in cui riesco a vivere fisicamente vicino ad entrambi”. Eppure, non per questo sente meno solide entrambe le relazioni.

Ma esiste una spiegazione generazionale all’espandersi delle relazioni poliamorose? Cos’è cambiato nel modo di intendere le relazioni nella mentalità dei millennials? Libero è sicuro; “La consapevolezza critica di quello che stiamo vivendo, e la possibilità – grazie anche al web 2.0 – di vedere e discutere con altre realtà – ha messo in crisi alcuni modelli sociali che venivano dati per naturali, come la coppia monogama fondata su figli, matrimonio e convivenza o la dicotomia di genere“.

Una nuova consapevolezza di sè e del prossimo, che permette nuovi modi di sperimentarsi. Che superano e non sostituiscono le definizioni precedenti. La generazione dei Baby Boomers tende spesso a stigmatizzare il poliamore come una sorta di nome politicamente corretto dell’infedeltà. Si tratta, sostiene chi lo vive, di una scelta di libertà, che esiste proprio perchè condivisa. Al giudizio, Libero risponde con una battuta: “Se io sono contento, lui è contento, l’altro è contento, e tutti sappiamo tutto, cosa importa come lo chiami?”

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